Vai ai contenuti

Archivio

Categoria: Autori

Anche se il suo nome può dire poco ai lettori più giovani, non c’è dubbio che Roberto Molino sia stato uno dei migliori artisti della storia dell’illustrazione italiana.
Nato il 18 Maggio 1941, nipote del copertinista della Domenica del Corriere, Molino è stato attivo soprattutto nel campo dell’illustrazione pubblicitaria, e in questo campo ha sempre saputo dimostrare tutte le proprie capacità. Aveva un talento incredibile nel dar corpo, nel raffigurare in immagini, i pensieri e le idee delle persone con le quali lavorava. Ma aveva anche l’abitudine di sfruttare il proprio talento in modi che lo mettevano in aperto contrasto con i suoi ‘capi’. Molino sapeva di essere bravo, sapeva di potersi far aspettare, e così si faceva aspettare.

L’ottimistica previsione di Pier Carpi sulla galanteria del tempo e sulla futura riconsiderazione dell’ultimo suo sofferto romanzo, per ora non si è avverata e il problematico “Gesù contro Cristo” resta ancora abbandonato nelle soffitte polverose del dimenticatoio librario, colpevole (ma sarebbe meglio dire “in attesa di giudizio”) per quella sua temeraria visione di un Cristo troppo umano, debole e fragile, che ha infastidito non poco l’ambiente ecclesiastico e che gli è costato la fredda accoglienza dell’intellighenzia culturale italiana. Direi, comunque, che, a beneficio di coloro che non hanno ancora avuto modo di valutarne il talento artistico, sarà meglio dare qualche cenno in più sulla sua figura.

Cominciamo con qualche nota biografica. Franco Benito Jacovitti (cognome di origine slavo-albanese) nasce a Termoli, vicino a Campobasso, il 9 marzo del 1923. Manifesta precocemente la sua propensione al disegno, scarabocchiando a carboncino sui lastroni che permettevano ai carretti di attraversare le strade sterrate del paese. Il padre è un ferroviere e frequenti sono i suoi trasferimenti durante la giovinezza: dopo tre anni trascorsi ad Ortona Mare frequenta, a soli undici anni, la scuola d’arte di Macerata poi, a sedici anni, si iscrive al liceo artistico a Firenze, dove i compagni, a causa della sua magrezza, gli affibbiano quel soprannome, lisca di pesce, che finirà col diventare un vero e proprio “pseudonimo d’autore”.

Guido Zamperoni – classe 1912, nato a Milano il 21 luglio – inizia la sua attività di disegnatore realizzando i fugurini teatrali per opere e operette nella sartoria del padre. In seguito il padre abbandona l’attività in proprio per diventare dirigente della sartoria della Scala e Guido si dedica al giornalismo nel campo della moda.

Inizia a disegnare storie salgariane a fumetti per il Giornale dei Viaggi e delle Avventure della Sonzogno. In seguito collabora con L’Avventura delle Edizioni Mediolanum e con l’Editrice Boschi continua I pirati della Malesia, lasciati incompleti da Ferdinando Corbella.

Dice il saggio: Bonvi è stato senza alcun dubbio uno degli autori più brillanti del nostro fumetto. Purtroppo è stato, ma ancora adesso, a sette anni dalla sua morte, continua ad essere uno dei maggiori successi del panorama editoriale fumettistico nostrano. Sicuramente non esiste italiano che non abbia letto almeno una striscia delle sue Sturmtruppen, o che non abbia visto almeno uno dei (criticabilissimi) film ispirati, più o meno ufficialmente, alle loro avventure. Ma anche se questi simpatici soldatinen sono di certo la sua creazione più nota, Bonvi ha dato vita ad altri grandi personaggi, tra i quali basta citare i soli Cattivik (poi letteralmente regalato a Silver) e Nick Carter.

«Alcuni insegnanti sostengono di aver sensibilizzato i loro allievi sulle materie storiche grazie ai miei fumetti. Io stesso ho cominciato in questo modo: mi sono appassionato all’antichità leggendo le avventure di Alix su ‘Le Journal de Tintin’. Io non ho l’ambizione o la pretesa di disegnare delle opere scientifiche: ciò che mi piace nel fumetto è che uno può fare tutto… se non altro su una base sufficientemente solida per essere credibile, dando così un’idea abbastanza affidabile di quella che è l’epoca che disegna». Questo è quanto dichiara Andrè Juillard in un’intervista rilasciata in occasione del 10° anniversario della “collection Vècu” presso Glénat.

Che cosa si è soliti aspettarsi da un cartoonist? In genere, dalla sua nascita professionale in poi si segue un’evoluzione che lo vede affinarsi nel tratto, maturare nell’immagine, perfezionarsi e diversificarsi nello stile. Hermann Huppen, in arte Hermann, ci da tutto ciò, e anche di più.

Nasce in Belgio, da dove, giovinetto, emigra con la famiglia in Canada. Vi fa ritorno pochi anni dopo, vi si stabilisce, si sposa, trova lavoro come disegnatore per decorazioni d’interni. Grazie al cognato (non finirei mai di ringraziarlo) ha il suo primo approccio con il mondo dei fumetti lavorando per il giornale degli Scout.

Non è possibile parlare di fantascienza e tralasciare l’opera di Karel Thole, l’illustratore delle moltissime copertine di Urania recentemente scomparso. Quelle copertine che attiravano il lettore dallo scaffale dell’edicola, lo invitavano a comprare il libro anche se poi non l’avrebbe mai letto.

Qualcuno ha detto che vivere equivale ad affacciarsi a una finestra. Una bella metafora, che mi da però, un senso di sgomento, perché se è vero che si vive una volta sola (il contrario non è mai stato dimostrato) vuol dire che il resto dell’eternità è per ciascuno un nulla infinito.

Saragozza è una città strana: capoluogo della provincia di Aragona, sorge sulle rive dell’Ebro, in un’oasi agricola circondata da zone aride. D’estate fa un caldo boia, e d’inverno fa talmente freddo che se due amici si incontrano per strada non si salutano neanche, per evitare di congelarsi le corde vocali. Saragozza non è né Barcellona né Madrid, in effetti è più o meno a metà strada tra queste due città. Saragozza è la città natale di Luis Buñuel e Francisco Goya. Entrambi sono stati artisti straordinari, estremamente personali, particolarmente visionari. In questo sono molto simili a Luis Royo, uno dei migliori illustratori del mondo. Luis Royo, l’avrete capito, viene da Saragozza.

«Era una notte buia e tempestosa. All’improvviso echeggiò uno sparo». Alla faccia di Marcel Proust, è questo il miglior attacco narrativo della storia della letteratura. O almeno è il più famoso. Di certo ci sono molte più persone che hanno letto le avventure dei Peanuts che non “A la recherche du temps perdu”. Paradossale, lo so, ma è questo il grande potere del fumetto. Pensate che quando la NASA mandò nello spazio l’Apollo 10, che fece le prove generali per lo sbarco sulla Luna arrivando a sole 10 miglia dalla superficie del nostro satellite, il modulo di comando venne chiamato Charlie Brown, mentre il modulo lunare era stato battezzato Snoopy.