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Categoria: Personaggi

Numerosi eroi dei fumetti si rifanno al modello di Tarzan e molte sono le versioni femminili di questo personaggio. Salvo alcuni casi, le storie di questi personaggi non sono di grande interesse ma, nelle versioni femminili, le forme sexy di queste ragazze invitano il lettore a trascurare la trama. Merita una nota di interesse Pantera Bionda, la prima eroina sexy del fumetto italiano, la prima a puntare sulla propria avvenenza per raggiungere il successo.

Pantera Bionda nasce nel 1948, edita dalla ARC dell’editore Pasquale Giurleo su testi di Giangiacomo Dalmasso con disegni di Ingam, pseudonimo di Enzo Magni. L’origine di Pantera Bionda è sconosciuta, viene allevata da un’anziana donna cinese, Fiore di Loto e ha come amico uno scimpanzé di nome Tao.

Con Tarzan siamo alla presenza di un archetipo del fumetto, di fronte ad un personaggio carico di storia che, partendo da una matrice diversa, quella letteraria, ha saputo evolversi e caratterizzarsi nell’arco dei decenni. Il nostro uomo delle scimmie vede la luce, come si sa, grazie alla penna di Edgar Rice Burroughs, che nel 1912 scrive l’avventura Tarzan of the Apes, Tarzan delle scimmie, secondo libro di quest’autore che, prima di approdare al successo letterario, aveva fatto mille sfortunati lavori ed era arrivato quasi sull’orlo del fallimento avendo, senza fortuna, tentato di metter su un’impresa per la vendita di temperini.

Una giovane donna avvolta in un mantello nero percorre le strade di Meridiana durante la notte. In certe occasioni barcolla, come se le restassero poche forze; in altre realizza prodezze fisiche irraggiungibili da un atleta olimpionico. Si intuisce una qualche forma di manipolazione genetica, qualcosa che va oltre l’umano, ma in lei si mischiano debolezza e forza, tenebre e bellezza… Ci si innamorerebbe, di una ragazza così; solo che… a Meridiana ci sono 3.123.201 abitanti: la maggior parte di loro sono esseri umani, ma Cybersix non lo è!

«Le Americhe di Pizzarro e di Cortes. Le epiche gesta dei conquistadores. Ma anche tante sofferenze, ingiustizie e sopraffazioni. E tante vicende avventurose ancora sconosciute. Nel Perù di quattro secoli fa.» Con questa didascalia inizia su Skorpio la serie di Alvar Mayor, creata nel 1977 da Carlos Trillo ed Enrique Breccia. Il protagonista della serie – Alvar Mayor, appunto – è figlio di uno dei conquistadores di Pizzarro, e gira per l’antica terra dei Maya e degli Incas in compagnia di Tihuo, un indio di poche parole ma che non si fa problemi ad ammazzare la gente.

Dove e quando, molto bene non si sa, ma in un’epoca remota viveva un Re chiamato Maxmagnus… Codesto Re fu geniale creazione di una delle più talentuose coppie di autori che il fumetto italiano abbia mai visto. Il nome istesso del Sovrano è testimonianza di questa paternità: Max Bunker architettava le trame e scriveva i dialoghi, mentre Magnus illustrava le situazioni e dava vita grafica ai personaggi. Perché ben sapete che non si può portare avanti un fumetto che abbia un solo personaggio: per crear situazioni diverse, che sempre sollazzino il lettore, ci vuole almeno una spalla, qualcuno che faccia da contraltare al protagonista.

Anche se lo zio Creepy (in Italia ribattezzato Tibia) nasce negli anni Sessanta alla Warren Publishing come risposta al grande successo che le testate horror della E.C. Comics riscuotevano da oltre un decennio, noi preferiamo considerarlo il prodotto (simpaticamente mostruoso) dell’accozzaglia di terrificanti creature che il Dr. Frankenstein (e chi se non lui!) ha raccolto con tanta amorevole cura nella celebre e gustosissima storiella, intitolata “Sabba infernale” (ne Le spiacevoli notti dello Zio Tibia), realizzata appositamente da Archie Goodwin, ai testi, e Angelo Torres, alle mezzetinte.

Circa settant’anni fa due uomini, due creativi, si unirono per creare un personaggio dei fumetti. E dal loro cappello uscì… un mago. Si recarono a New York, a quello che allora era la più potente agenzia di distribuzione di comics: il King Features Syndacate, che accettò di far pubblicare il loro personaggio sul New York American Journal. L’11 giugno 1934 il pubblico americano per la prima volta conobbe Mandrake. Lee Falk e Phil Davis erano entrambi nativi di St. Louis, Missouri. Il primo autore e sceneggiatore delle storie, il secondo disegnatore. Si erano conosciuti in un’agenzia di pubblicità di St. Louis, dove lavoravano, Falk come redattore e Davis come disegnatore. Nel 1933 si erano trasferiti a N.Y. in cerca di fortuna, e la trovarono quasi subito, grazie alla loro creatura.

Aria un po’ scazzata, impermeabile sempre addosso e sempre aperto, cravatta col nodo bello largo, cappello sempre in testa, barba spesso mal rasata, Samsonite sotto gli occhi, sigaretta sempre incollata alle labbra. Il ritratto di uno dei più grandi detective di tutti i tempi.
Il Grande Sonno (The Big Sleep) è la più famosa avventura cinematografica di Philip Marlowe, il duro detective creato nel 1939 da Raymond Chandler. La versione del ‘46, quella “vera”, fu sceneggiata tra gli altri dal premio Nobel e premio Pulitzer William Faulkner, uno dei più importanti scrittori statunitensi del ventesimo secolo.

È difficile scrivere un articolo come questo dovendo parlare della conclusione del fumetto più bello e coinvolgente che abbia mai letto; è stato difficile accettare la notizia della chiusura di Ken diffusa ufficialmente da un dispiaciuto Sergio Bonelli alla fiera di Milano dell’Hotel Quark (Settembre ’97 n.d.r.); ancor più difficile è stato leggere l’ultima pagina di Faccia di rame, questo il titolo dell’ultimo numero della collana KP Speciali, dovendo convincermi che quella era veramente la fine. Il perché di questa scelta editoriale è direttamente spiegato nell’editoriale del numero stesso dove Bonelli prima e Giancarlo Berardi poi, spiegano che, oltre ad un insufficiente numero di copie vendute, la chiusura di KP è dovuta anche alle esigenze narrative e artistiche degli autori (Berardi e Milazzo) che in questo periodo stanno seguendo percorsi differenti.

Quando nel lontano 1977 uscì il primo numero di Ken Parker, il mondo dei comics si arricchì di un nuovo, affascinante protagonista. Allora, sceneggiatore di belle speranze e di altrettanto bei sogni, ero rimasto colpito dalla semplicità e dalla bellezza delle storie, dai tratti che caratterizzavano un personaggio che ci somigliava troppo per non avere successo.

Accanto alle gasanti e strafottenti imprese di Tex, alle gesta soft del Comandante Mark eternamente impegnato contro gli Inglesi come era stato Blek prima di lui, Ken Parker usciva dalla sceneggiatura dell’eroe per immergersi in quel filone di avventura tanto caro alla splendida Storia del West.