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Categoria: Interviste

Sempre insoddisfatto del suo lavoro Alberico Motta inizia giovanissimo a disegnare fumetti per la Dardo. Successivamente passa alle Edizioni Bianconi dove, oltre a disegnare fumetti comincia a scrivere sceneggiature che sono talmente apprezzate da diventare la sua principale occupazione. In seguito, abbandonata questa attività, entra a far parte dello Staff di If e dopo qualche anno comincia ad interessarsi ai computer nell’epoca in cui esistevano soltanto sistemi ora definiti ‘pionieristici’. Succes-sivamente si occupa di pubblicità e in questo momento sta sperimentando un altro tipo di lavoro.

Tra i disegnatori che hanno per lungo tempo realizzato storie a fumetti con personaggi propri e altrui o gestiti da varie case editrici e su licenza di altri, il più noto è senz’altro Tiberio Colantuoni. Romano di origine, si è trasferito a Milano nei primissimi anni Cinquanta con l’obiettivo di realizzare fumetti. In questa intervista ci racconta il suo percorso professionale.

Come è iniziata la tua passione per i fumetti?
Da piccolo, all’età di due, tre anni amando i mezzi di trasporto… le auto, i treni e li disegnavo dappertutto, sui muri, sui quaderni su qualunque superficie era possibile disegnare.

Di tutti i fumettisti italiani che si sono cimentati con il genere, Ferdinando Tacconi è senza dubbio il nome più maggiormente si associa alle storie di guerra. Nato a Milano nel 1922, Tacconi ha fatto tesoro dell’esperienza vissuta nell’aviazione italiana durante la Seconda Guerra Mondiale per mettere la propria passione per il volo al servizio della sua arte disegnata. La sua carriera è lunga e variegata, le sue storie molteplici e sempre interessanti. Queste poche pagine ben difficilmente renderanno merito a quanto da lui fatto, ma sono un buon inizio per iniziare a conoscerlo.

Giorgio Trevisan, nell’immaginario comune, è legato soprattutto alla saga in cui Ken Parker si ritrova a recitare l’Amleto a fianco di una sosia di Marilyn. Inframmezzate a tavole puramente western, le parole di William Shakespeare presero vita in maniera meravigliosa nelle illustrazioni di Trevisan. Eppure, il disegnatore meranese ha avuto una carriera davvero lunga, non sempre nota al grande pubblico, realizzando fumetti non solo western e collaborando con diverse case editrici, non solo italiane. Ci sembrava giusto fare quattro chiacchiere con lui e farci raccontare i risvolti della sua carriera, segnata dall’amore per il west statunitense, ma non solo.

Sergio Bonelli è senza dubbio il nome più importante nel panorama fumettistico nostrano. Il suo nome – il suo cognome, in realtà – è ormai diventato sinonimo stesso di fumetto. Basta vedere l’aura di rispetto, quasi di devozione, che lo circonda quando arriva nelle varie fiere del fumetto, per rendersi conto di quanto davvero significhi il suo lavoro per i lettori di casa nostra. Probabilmente non c’è uno solo, dei sessanta milioni di italiani, che non abbia letto almeno una volta un albo pubblicato dalla sua casa editrice. Ma fino a qualche anno fa, Sergio Bonelli era anche uno sceneggiatore, non solo un editore.

Nel percorrere il corridoio che porta alla casa editrice Astorina, ci sentiamo intimoriti, siamo convinti che telecamere nascoste, microspie e chissà quali altri marchingegni ci osservino minacciosi, tenendo d’occhio i nostri movimenti, ma ad accoglierci all’ingresso c’è una graziosa segretaria e quello in cui ci muoviamo ha più l’aria di un comodo appartamento che non di uno dei rifugi blindati ed inaccessibili di Diabolik. Mario Gomboli “l’uomo dei mille trucchi,” attuale direttore della testata, ci viene incontro e, fatti i convenevoli, gentilmente ci offre un caffè. Che dentro ci sia un po’ di pentothal?!?

Nel panorama del fumetto nero italiano, il nome di Luciano Secchi è sicuramente uno dei più importanti. O forse no, forse è il suo alter ego Max Bunker ad aver creato Kriminal e Satanik prima ancora di Alan Ford e di una lunga serie di personaggi un po’ meno noti. Beh, comunque stiano le cose, Bunker-Secchi è una persona con la quale bisogna per forza scambiare due parole se si vuol capire come stavano le cose nel mondo del fumetto alla metà degli anni ’60.

Di tutte le serie che hanno avuto a che fare con magia o parapsicologia, ESP è stata una delle più apprezzate. Nata con l’ultima incarnazione dell’Intrepido, è diventata una serie che ha generato un impressionante movimento di appassionati, compreso un Fan Club che è durato più a lungo della rivista stessa. Per capire le ragioni di questo successo ho chiamato la casa romana del creatore della serie, quel Michelangelo La Neve che mi aveva procurato qualche incubo ai tempi di Splatter.

Spesso capita che i disegnatori di fumetti, nonostante abbiano una lunga carriera alle spalle, siano poco noti al grande pubblico. Questo sia per l’abituale mancanza di firma sulle storie da loro realizzate, sia per adeguarsi a personaggi non loro ma ai cui col tempo hanno saputo dare un tocco personale. Proprio per questo spesso il lettore lo riconosce dal segno e lo classifica come vero autore del personaggio, dandogli il nome del creatore dello stesso. Sandro Dossi è uno di questi, e noi di Ink per dare ad ognuno il suo siamo andati a trovarlo e porgli alcune domande per saperne di più.

Silvia Ziche è sicuramente il più noto nome nuovo del fumetto comico del Belpaese. Oddio, nome nuovo: ormai è un bel po’ che realizza fumetti (ma non vi diremo mai quanti anni ha, non sarebbe educato) e di storie belle ce ne ha regalate tante, da quelle di Alice a quel paese alle tante per la Disney, dalle tavole mute di Infierno a quelle mitologiche di Olimpo S.p.A. Quattro chiacchiere con una così, in un numero come questo, non si potevano certo non fare.