Vai ai contenuti

Archivio

Categoria: Interviste

Nel panorama del fumetto comico italiano quello di Luciano Bottaro è sicuramente uno dei nomi più importanti, se non il più importante in assoluto. Abbiamo provato a ripercorrere un po’ la sua lunga carriera per cercare di capire cosa rende le sue storie così affascinanti.

Lei è uno dei più prolifici autori di fumetti d’Italia, ma cosa l’ha spinta a lasciare gli studi di architettura per intraprendere questa professione?
Fin da piccolo ho avuto un coinvolgimento in questo mondo immaginario, a partire dal primo albo di Antonio Rubino che ho sfogliato, quando ancora non avevo compiuto i 4 anni.

Il fumetto in costume made in Italy può contare su un buon numero di rappresentanti, una nutrita schiera di validissimi autori. Uno di questi è senz’altro Nicola Del Principe e, a dispetto di quanti se lo ricordano per il fumetto comico (Nonna Abelarda, Trottolino) o per il fumetto erotico (Il Camionista, Angelica), è soprattutto un meticoloso “storico” delle nuvole parlanti.

Come ti sei avvicinato al mondo del fumetto?
Ero fidanzato con una ragazza, in Puglia, la quale aveva una sorella fidanzata con un disegnatore di fumetti di Milano…

Quello di Saudelli non è esattamente un nome che viene alla mente quando si pensa al fumetto giallo, lo si associa molto più facilmente all’erotico, alle tematiche legate al feticismo. Però l’autore romano ha creato, nel lontano 1984, uno dei detective più umani e realistici della storia del fumetto italiano: Porfiri. Quanto quella creazione sia lontana lo si capisce anche dalla direzione presa dalla nostra chiacchierata…

Come ti eri avvicinato al mondo dei fumetti?
Non ho fatto scuole di fumetto: quando avevo vent’anni andavo a bottega da Mangiarano, che disegnava l’Uomo Mascherato.

Quando abbiamo steso il sommario di questo numero abbiamo pensato subito a Giardino, ma l’abbiamo anche scartato subito, perché convinti che vivesse ormai in quel di Parigi, e se Parigi val bene una messa, non sappiamo se Ink vale una telefonata internazionale… Per nostra fortuna il creatore di Sam Pezzo, Max Fridman e Little Ego vive a Bologna, e dalla gitarella nel capoluogo emiliano abbiamo tirato fuori una splendida lezione di sopravvivenza nel mondo dei fumetti.

Io vivo a Bologna, ma sto pensando seriamente di trasferirmi in Francia. Non l’ho fatto per 20 anni, forse non lo farò mai, ma ci sto pensando, perché qui è come se fossi una sorta di fantasma…

Una nuova generazione di talentuosi autori, noti e meno noti, si è da tempo affacciata sul panorama fumettistico italiano e tra questi si distingue Luca Tarlazzi, tra i primi ad aver sostituito completamente gli strumenti da disegno con un unico esclusivo utensile: il computer! Siamo andati a Lugo di Romagna per scambiare quattro chiacchiere con lui.

Come hai iniziato e quali sono stati i tuoi primi lavori?
Fin dalla scuola elementare mi è sempre piaciuto disegnare, e promettevo bene, tanto che mi spinsero ad iscrivermi al Liceo Artistico.

La mia prima recensione per Ink, la ricordo ancora, è stata alcuni anni fa per l’allora neonata serie mensile ESP. La salutai con piacere poiché era, a mio parere, un ottimo prodotto, che reggeva bene il confronto con le restanti collane in formato bonelliano. Ed è con molto piacere che oggi mi accingo ad intervistare uno dei principali disegnatori di quelle storie, il bravo Marco Nizzoli.

Come hai iniziato e quali sono stati i tuoi primi lavori?
Magnus & Bunker sono sempre stati, per me, un mito.

Rammarro! Basta questa parola per far capire chi è Giuseppe Palumbo, per ricordare che è uno dei più originali autori del fumetto italiano. Passato dalle fresche pagine di Frigidaire alle classiche tavole di Martin Mystere, attraverso le infuocate uscite di Cyborg, dedica gli ultimi giorni prima delle meritate ferie a noi di Ink.

Come ti sei avvicinato al mondo dei fumetti?
Per passione. Ho vissuto fino a 26 anni in una casa-fumetto: sulle pareti bianche si affollavano in abili geometrie quadri di varie fogge, tecniche e colori, ognuno con una sua storia e con un testo al margine a ricordarla, una breve dedica che ricordava amicizie e cene e risate.

In questo numero di Ink, dedicato stavolta al fumetto di fantascienza, non potevamo tralasciare un autore singolare come Roberto Bonadimani. Singolare perché, nonostante sia rimasto volutamente fuori dal mondo del fumetto inteso come lavoro (si è sempre occupato di altro) ha saputo tenere viva questa passione tanto da ricevere perfino dei premi autorevoli. Più di tanti sedicenti professionisti…

Come hai iniziato e quali sono stati i tuoi primi lavori?
Fin dalla più tenera infanzia sono sempre stato attratto dal cinema, dalle letture fantastiche e dai fumetti.

L’appuntamento è in redazione. Giovanna arriva puntuale e solare, come immaginavo. Grazie a questa primavera, già così calda, decidiamo di affrontare l’intervista in terrazza, in maniera da apprezzare appieno quel sentore di estate imminente che una leggera brezza ci offre. Fin dalle prime battute rivela un’inimmaginabile timidezza, ma l’atmosfera serena e cordiale libera presto la sua voglia di dialogare, restituendocela come persona simpatica e disponibile. E’ arrivato senz’altro il momento per passare alle domande…

Leone Frollo è, senza ombra di dubbio, uno dei maggiori esponenti del fumetto erotico made in Italy. La carica sensuale, seducente, ammaliante, che trasmettono le sue immagini disegnate è sicuramente molto forte e coinvolgente. Come si può resistere a Lucifera? O a Yra? O, soprattutto, alla sua Biancaneve? Esse rappresentano i nostri sogni proibiti trasposti su un foglio di carta, la materializzazione (seppure bidimensionale) dei nostri desideri. Frollo le plasma senza aggiungere o togliere nulla a madre natura: sono immagini fresche e realistiche, caratterizzate da un tratto pulito e ben curato.