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Categoria: Interviste

Guido Crepax è uno dei più grandi autori di fumetti d’Italia. Il suo nome ci ricorda soprattutto il taglio di capelli, e le curve, di Valentina. In realtà Crepax è più che semplice fumetto erotico: è stato capace di rivoluzionare il linguaggio del fumetto, ma è anche apprezzato copertinista di libri e dischi e ottimo illustratore pubblicitario. Ci ha regalato bellissime versioni di romanzi classici, come “Dracula” e “Jekyll”, ora “Il Processo” e presto “Frankenstein”. Quando mi sono trovato davanti a casa sua ammetto di aver provato un po’ di emozione, ma quando mi ha aperto, sorridente e pronto a stringermi la mano, ho capito che quest’intervista sarebbe stata una piacevole chiacchierata…

Il popolo europeo, ma in certi periodi anche quello americano, è sempre stato attratto dalle ambientazioni esotiche. Il selvaggio west, soprattutto nell’immaginazione di noi europei, è popolato da miti e leggende, da eroi senza macchia e criminali senza ritegno. Il selvaggio west, soprattutto per noi europei, è stato un’ambientazione perfetta per la presa in giro classica dei fumetti comici, anche perché i personaggi presi in giro non potevano certo querelare gli autori come invece possono fare i presidenti del consiglio! Sin dai tempi del primissimo Topolino, addirittura già dalla seconda avventura fumettistica del topone disneyano, il west viene usato come ambientazione per una parodia ma per ragioni prettamente editoriali in questo articolo preferisco puntare la mia attenzione solo sui personaggi di casa nostra ed in particolare, come senz’altro avrete già capito, su quelli che vorrebbero far ridere.

Seduti ad un tavolino di McDonald’s ci chiediamo come potremo condensare la carriera di Gino D’Antonio in sole quattro pagine di intervista. Insomma: D’Antonio è uno dei mostri sacri del fumetto italiano… sceneggiatore e disegnatore, è stato uno dei primi a coniugare la serialità del fumetto popolare con la qualità e l’accuratezza del fumetto d’autore. Certo: il suo nome è legato essenzialmente ad ambientazioni western e belliche, ma oltre ad aver creato la leggendaria Storia del West ha anche collaborato a lungo con la casa editrice inglese Fleetway, ha disegnato per Il Vittorioso, è stato responsabile del settore fumetti del Giornalino da più di 10 anni, scrive per Nick Raider…

Abbiamo incontrato Ivo Milazzo nel suo studio in centro a Chiavari; uno stanzone, nel mezzo di uno splendido palazzo, traboccante di libri, disegni, poster e fumetti di ogni genere. Ci si è presentata l’occasione di conoscere una persona estremamente disponibile e ancora entusiasta del proprio lavoro: con il suo tratto essenziale continua a trasmetterci quelle emozioni che solo in pochi riescono a dare e che rendono le sue tavole dei piccoli capolavori, qualsiasi genere narrativo raccontino.

Tra gli autori più letti in tutto il mondo, Paolo Eleuteri Serpieri ha sicuramente un posto di rilievo: tutti lo conoscono per aver creato la procace Druuna, protagonista di storie fanta erotiche, ma i più giovani non sanno che ha anche disegnato diverse avventure ambientate nel vecchio West dando libero sfogo alla sua passione per la cultura dei nativi americani. In quei racconti non esistono buoni o cattivi, ma uomini e donne con i propri pregi ed i propri difetti, costretti a vivere (e sopravvivere) in un mondo selvaggio e spietato, dove non sempre è la giustizia a prevalere ma spesso la legge del più forte o l’implacabile avanzata del progresso che non guarda in faccia a niente e a nessuno.

Mi sembrava doveroso, nell’ambito di questa nostra perlustrazione del mondo horror, intervistare uno dei pionieri del nuovo modo di terrorizzare coi fumetti: Carlo Peroni. Così, in un freddo pomeriggio invernale, perso tra le nebbie del varesotto, mi inoltro nella tenuta del maestro…

Com’è nata la rivista Psyco?
Alla fine degli anni Sessanta, dato il grosso successo di Horror, avevo suggerito all’Editrice Naka di fare una rivista parallela, abbastanza simile nei contenuti, nel formato e nel numero di pagine.

Dopo numerosi tentativi andati a vuoto, a causa dell’enorme mole di lavoro che Claudio Villa si trova costretto a compiere per la gioia di tutti i suoi lettori, sono riuscito a strappare una piccola intervista a questo grandissimo autore durante un incontro tenutosi a Milano nella libreria Tutto Fumetto. Così è andata…

Come hai iniziato a lavorare per Bonelli e come è iniziato il tuo rapporto con Dylan Dog?
Ho iniziato a disegnare per Bonelli negli anni Ottanta.

Il nome di Silver, al di là delle numerose collaborazioni editoriali, è principalmente legato alla figura di Lupo Alberto. Quanto ti pesa questo limite (se di limite si tratta), indipendentemente dall’indubbia fortuna che ti ha procurato?
Ritrovarsi legato a un’idea, a una creatura che lo vincola, che non gli consente di esprimersi anche in altre forme è un limite per chiunque. Però può essere anche un comodo alibi per non cimentarsi con altro e per adagiarsi, tutto sommato, in una routine che dà una certa serenità.

In un numero di Ink come questo era doverosa l’intervista a Gianfranco Manfredi, autore che ha avuto il merito di rivoluzionare in Italia il fumetto western considerandolo da angolature completamente nuove. Il suo Magico Vento è stato la prima di una lunga serie di nuove testate firmate Bonelli con le quali è stato completamente rinnovato il mercato delle edicole.

Come sono state fatte queste scelte e com’è stato accolto Magico Vento dai lettori?
Aumentare il parco testate è stata una scelta coraggiosa della casa editrice che poteva benissimo continuare a proporre quelle pubblicazioni che già esistevano, mantenendo comunque ottimi risultati.

Nella realizzazione di una rivista capita sovente che tra la stesura di un articolo e la lettura dello stesso possa trascorrere molto tempo. Così, in questo caso, mentre per voi che leggete sia ormai arrivato l’autunno qui da me è ancora primavera. Ed è in un bel giorno di primavera che mi appresto a far visita a Gino Gavioli, un uomo intento a vivere la sua ennesima primavera artistica come se mai il trascorrere del tempo l’avesse minimamente scalfito. Gavioli dà immediatamente l’impressione di un grande vecchio ancora impregnato del tipico entusiasmo giovanile, di un artista capace di contagiarti con la sua vitalità unita alla sua pluridecennale esperienza.