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Archivio

Archivio per dicembre 2000

Un poliziesco… giallo – di Paolo Telloli

Intervista a Vittorio Giardino – di Tino Adamo e Alberto Cassani
Intervista a Franco Saudelli – di Alberto Cassani
Intervista a Giovanni Freghieri – di Paolo Telloli
Intervista a Enrico Bagnoli – di Francesco Marelli

Renata Pfeiffer – di Francesco Marelli
Eroi di Cartone – di Alessio Angeleri
Piombo, china e celluloide – di Gianpaolo Saccomano
Il Grande Assonnato – di Alberto Cassani

Doppio Delitto – Fumetto di Robert Keane – Gianpaolo Saccomano & Antonio Facchino

Gianni De Luca – di Gianni Brunoro
Fumetti Animati – di Vincenzo Raucci
Gli introvabili oggetti di Carelman – di Alberto Cassani
Sergio Toppi e le Donne Cattive – di Gianpaolo Saccomano
Lorenzo Mattotti, segni e colori – di Mirko Perniola

Aria un po’ scazzata, impermeabile sempre addosso e sempre aperto, cravatta col nodo bello largo, cappello sempre in testa, barba spesso mal rasata, Samsonite sotto gli occhi, sigaretta sempre incollata alle labbra. Il ritratto di uno dei più grandi detective di tutti i tempi.
Il Grande Sonno (The Big Sleep) è la più famosa avventura cinematografica di Philip Marlowe, il duro detective creato nel 1939 da Raymond Chandler. La versione del ‘46, quella “vera”, fu sceneggiata tra gli altri dal premio Nobel e premio Pulitzer William Faulkner, uno dei più importanti scrittori statunitensi del ventesimo secolo.

L’ingresso della Galleria si distingue a malapena, nascosto com’è tra il grigiore soffocante del cemento ed il cielo plumbeo in questo Venerdì d’Ottobre a Milano e la sottile sensazione d’inquietudine che m’accompagna lungo il tragitto non sembra diminuire, una volta entratovi… A ricevermi nella hall stanno nove tavole a china, rigorosamente in bianco e nero, che la dicono lunga su quello che di Toppi si è potuto ammirare in questa piccola personale che la galleria Schubert gli ha dedicato.

Vedere un “grande” del fumetto italiano come Sergio Toppi alle prese con la figura femminile ed il suo incarnato, se non rarissimo è, comunque, piuttosto inusuale dato che nelle sue memorabili avventure a fumetti le donne rivestono ruoli secondari e molto spesso negativi.

Quello di Saudelli non è esattamente un nome che viene alla mente quando si pensa al fumetto giallo, lo si associa molto più facilmente all’erotico, alle tematiche legate al feticismo. Però l’autore romano ha creato, nel lontano 1984, uno dei detective più umani e realistici della storia del fumetto italiano: Porfiri. Quanto quella creazione sia lontana lo si capisce anche dalla direzione presa dalla nostra chiacchierata…

Come ti eri avvicinato al mondo dei fumetti?
Non ho fatto scuole di fumetto: quando avevo vent’anni andavo a bottega da Mangiarano, che disegnava l’Uomo Mascherato.

Quando abbiamo steso il sommario di questo numero abbiamo pensato subito a Giardino, ma l’abbiamo anche scartato subito, perché convinti che vivesse ormai in quel di Parigi, e se Parigi val bene una messa, non sappiamo se Ink vale una telefonata internazionale… Per nostra fortuna il creatore di Sam Pezzo, Max Fridman e Little Ego vive a Bologna, e dalla gitarella nel capoluogo emiliano abbiamo tirato fuori una splendida lezione di sopravvivenza nel mondo dei fumetti.

Io vivo a Bologna, ma sto pensando seriamente di trasferirmi in Francia. Non l’ho fatto per 20 anni, forse non lo farò mai, ma ci sto pensando, perché qui è come se fossi una sorta di fantasma…