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Archivio

Archivio per settembre 2003

Piccoli, comici… dimenticati – di Paolo Telloli

Intervista a Tiberio Colantuoni – di Paolo Telloli
Intervista ad Alberico Motta – di Paolo Telloli e Ruvo Giovacca
Intervista ad Angelo Scariolo – di Ruvo Giovacca
Intervista a Roberto Totaro – di Francesco Foti
Intervista a Massimo Bonfatti – di Davide Barzi

Asterix – di Francesco Foti
Nick Carter – di Francesco Foti

Bonus Malus, Terribilis Inquisitor – Fumetto di Gianpaolo Saccomano & Mirco Maselli

Benito Jacovitti – di Gianpaolo Saccomano
Guido Crepax – di Alberto Cassani

Ineditalia – di Ruvo Giovacca

Sempre insoddisfatto del suo lavoro Alberico Motta inizia giovanissimo a disegnare fumetti per la Dardo. Successivamente passa alle Edizioni Bianconi dove, oltre a disegnare fumetti comincia a scrivere sceneggiature che sono talmente apprezzate da diventare la sua principale occupazione. In seguito, abbandonata questa attività, entra a far parte dello Staff di If e dopo qualche anno comincia ad interessarsi ai computer nell’epoca in cui esistevano soltanto sistemi ora definiti ‘pionieristici’. Succes-sivamente si occupa di pubblicità e in questo momento sta sperimentando un altro tipo di lavoro.

Cominciamo con qualche nota biografica. Franco Benito Jacovitti (cognome di origine slavo-albanese) nasce a Termoli, vicino a Campobasso, il 9 marzo del 1923. Manifesta precocemente la sua propensione al disegno, scarabocchiando a carboncino sui lastroni che permettevano ai carretti di attraversare le strade sterrate del paese. Il padre è un ferroviere e frequenti sono i suoi trasferimenti durante la giovinezza: dopo tre anni trascorsi ad Ortona Mare frequenta, a soli undici anni, la scuola d’arte di Macerata poi, a sedici anni, si iscrive al liceo artistico a Firenze, dove i compagni, a causa della sua magrezza, gli affibbiano quel soprannome, lisca di pesce, che finirà col diventare un vero e proprio “pseudonimo d’autore”.

Tra i disegnatori che hanno per lungo tempo realizzato storie a fumetti con personaggi propri e altrui o gestiti da varie case editrici e su licenza di altri, il più noto è senz’altro Tiberio Colantuoni. Romano di origine, si è trasferito a Milano nei primissimi anni Cinquanta con l’obiettivo di realizzare fumetti. In questa intervista ci racconta il suo percorso professionale.

Come è iniziata la tua passione per i fumetti?
Da piccolo, all’età di due, tre anni amando i mezzi di trasporto… le auto, i treni e li disegnavo dappertutto, sui muri, sui quaderni su qualunque superficie era possibile disegnare.