A Venezia ho vissuto per lunghi momenti, in passato. Lontano dai percorsi consigliati, dalle luci dell’ovvio, anche se pur sempre sorprendente, ho spesso cercato il campo abbandonato anche dai piccioni, le calli addormentate dove non passava mai nessuno, i rivi quieti, dove le acque della laguna praticamente ristagnavano perché quasi mai violentate da gondole e motoscafi. Ho sempre pensato che fosse quella la Venezia vera, quella che non appare sulle cartoline, quella che forse non verrà mai celebrata, neppure ricordata. Eppure, anche in quei luoghi poco noti una grande targa bianca con scritte nere, il nome del campo, del rio o della calle, era lì a ricordare qualcosa, chissà cosa. Ho letto con partecipazione il libro di Piffarerio e Zanotto. Finalmente, tanti riferimenti oscuri mi sono stati illuminati.

Il titolo del volume è I Nizioleti Raccontano e il sottotitolo Tra leggenda e cronaca, cento toponimi veneziani in fumetto. Il volume è curato dalla Stamperia di Venezia, per conto della Cassa di Risparmio di Venezia. Sono buffi, ad una prima lettura, i toponimi della laguna. Sono arroccati al dialetto, com’è giusto che sia, e solo un’accurata spiegazione può aiutarci a capire qualcosa. Epperò il riferimento è, diremmo oggi, mirato: un modo come un altro per preservare la tradizione, per ricordare ai veneziani, se non a tutti i visitatori del mondo, che in quel vicolo un giorno avvenne qualcosa, che qualche personaggio o qualche famiglia meritano l’eterna rimembranza.

C’è da dire che il fumetto, in questo caso la matita pulita e precisa di Paolo Piffarerio, aiutano molto a capire, più di tante piccole annotazioni raggruppate in raccolta. Zanotto, da parte sua, riesce in poche vignette a creare un’atmosfera completa e convincente, a spiegare come e perché quel nome o quella frase sul nizioleto.

I Nizioleti Raccontano è allora un libro curioso che però insegna e ci aiuta a conoscere anche la storia della città, i suoi costumi, le sue tradizioni. Una storia affascinante che ognuno può anche sentire un po’ sua, girando per vicoli sperduti, oppure per le calli e i campi che hanno reso la Serenissima una delle città più belle del mondo.

Una storia che è sopra gli occhi di tutti, nascosta neanche poi tanto sui candidi nizioleti.

Roberto Anghinoni