Dopo numerosi tentativi andati a vuoto, a causa dell’enorme mole di lavoro che Claudio Villa si trova costretto a compiere per la gioia di tutti i suoi lettori, sono riuscito a strappare una piccola intervista a questo grandissimo autore durante un incontro tenutosi a Milano nella libreria Tutto Fumetto. Così è andata…

Come hai iniziato a lavorare per Bonelli e come è iniziato il tuo rapporto con Dylan Dog?
Ho iniziato a disegnare per Bonelli negli anni Ottanta. Stavo imparando questo lavoro da Bignotti che mi aveva presentato a una casa editrice francese per la quale ho fatto una miniserie di sei episodi su un personaggio medioevale. Terminato quel lavoro, Bignotti ha ritenuto opportuno presentarmi alla Bonelli. Visto che in quel periodo stava per nascere Martin Mystère, sono stato convocato da Castelli che era alla ricerca di nuovi disegnatori. Dopo aver sostenuto una serie di tavole di prova, hanno deciso di affidarmi una sceneggiatura e da lì è cominciato tutto. Per quanto riguarda Dylan Dog, è nato con Tiziano Sclavi che cercava una faccia nuova per un nuovo personaggio di genere horror dopo la precedente esperienza di Francesco Dellamorte a cui io avevo contribuito a dare il volto e che era il primo personaggio di Tiziano Sclavi in quell’ambiente. Era un fumetto completamente italiano, ambientato a Buffalora, del quale Sclavi aveva già scritto il romanzo molto prima della nascita di Dylan Dog: per cui Francesco Dellamorte è proprio il papà di Dylan Dog. Questo fumetto purtroppo non vide mai la luce perché Orient Express chiuse prima di poterlo pubblicare. In seguito, Sclavi ha avuto l’idea di farne un serial intitolato, appunto, Dylan Dog. Gli studi che avevo fatto non andavano bene e a Sclavi è venuta l’idea di mandarmi al cinema a vedere un film dove c’era Rupert Everett che, secondo lui, aveva la faccia adatta per il suo personaggio. Sono andato proprio in una sala cinematografica a vedermi uno dei primi film con quell’attore, ho fatto gli schizzi, sono andati bene ed eccoci qua.

Visti i primi disegni che hai fatto, il tuo Dylan era molto diverso dal vero Rupert Everett, lo preferivi così caratterizzato?
In effetti, anche se da Stano in avanti è tornata l’idea di fare la faccina delicata di Rupert Everett, io all’inizio, con il consenso di Sclavi lo avevo in qualche maniera reso un po’ più maschio, con i caratteri un po’ più duri. In pratica gli avevo scavato un po’ le guance e gli avevo fatto il naso un po’ più grosso, tanto che qualcuno in casa editrice notò una certa somiglianza con Claudio Baglioni, cosa che io non avevo assolutamente pensato.

A parte le copertine dei Superbook e l’ultima storia speciale sulle copertine apparsa sull’Albo Gigante n.7, ti vedremo ancora all’opera su Dylan Dog?
Per adesso è in cantiere solo la storia di Tex con Mefisto che ha ritmi difficili da mantenere quindi è improbabile pensare ad un impegno con Dylan Dog però, non si sa mai.

Francesco Marelli