Tra gli autori più letti in tutto il mondo, Paolo Eleuteri Serpieri ha sicuramente un posto di rilievo: tutti lo conoscono per aver creato la procace Druuna, protagonista di storie fanta erotiche, ma i più giovani non sanno che ha anche disegnato diverse avventure ambientate nel vecchio West dando libero sfogo alla sua passione per la cultura dei nativi americani. In quei racconti non esistono buoni o cattivi, ma uomini e donne con i propri pregi ed i propri difetti, costretti a vivere (e sopravvivere) in un mondo selvaggio e spietato, dove non sempre è la giustizia a prevalere ma spesso la legge del più forte o l’implacabile avanzata del progresso che non guarda in faccia a niente e a nessuno.
Tutto questo viene raccontato con disegni che caratterizzano perfettamente i personaggi: una smorfia del viso, un ghigno, il primo piano di una mano che scivola verso una pistola, sono particolari che da soli riescono a raccontare e a dire più di tante parole. Il gioco di chiari e scuri che esaltano i movimenti e le espressioni dei personaggi, sono usati con quella facilità e naturalezza che è propria di grandi autori.

Che importanza ha avuto la pittura nell’elaborazione dello stile presente nelle sue opere a fumetti?
Un’importanza fondamentale. La disposizione delle immagini nelle vignette, ossia le inquadrature, anche se non sempre si sviluppano come si vorrebbe. Per quanto riguarda il segno mi sono ispirato a vari incisori, mi sono fatto un’esperienza con incisioni e acqueforti realizzate prima di accostarmi al fumetto, per riuscire col tratto a supplire alla mancanza del colore.

L’efficacia dei disegni nelle storie del West sceneggiate da Raffaele Ambrosio e da lei lascia trasparire una profonda conoscenza di questo mondo. Da cosa deriva questa sua passione per quel periodo della storia americana?
L’interesse per il western l’ho avuto fin dalla prima infanzia quando mio padre mi comprava i fumetti di Pecos Bill e di Oklahoma. Mi piacevano i costumi degli indiani, sempre molto pittoreschi. Poi avevo una vera e propria ingordigia per la documentazione storica americana che trovavo nelle illustrazioni di Remington e di Russel sui pellerossa, i libri sul west di Piero Pieroni; e così archiviavo quanto più trovavo. Anche il cinema ha avuto su di me una grande influenza. Trovo interessanti alcuni vecchi film come La conquista del West, di Cecil B. De Mille con Gary Cooper (1936), La storia del generale Custer, di Raoul Walsh con Errol Flynn (1941), anche se gli indiani sono molto discutibili: per anni ci hanno presentato i pellerossa con la fascia sulla testa e la penna, niente di più sbagliato. Quando mi sono accostato al fumetto era perché volevo disegnare gli indiani come mi piacevano, con determinate caratteristiche che non trovavo in altri fumetti.

Ha presentato dei lavori già in coppia con Ambrosio o lo ha conosciuto dopo?
Ho lavorato su sceneggiature di Ambrosio, poi l’ho conosciuto nella redazione di Lanciostory, ci siamo trovati bene a lavorare insieme, infatti ha provato diverse volte a venire qui in studio; si discuteva sulle storie che realizzavamo.

Cosa pensa dei film di John Ford e di Sergio Leone?
John Ford è stato un grande del cinema, ha saputo ricreare molto bene ambienti e atmosfere anche se, come appassionato di western, ho notato che in alcuni suoi film ha inserito indiani fuori luogo (dei Dakota nella Monument Valley, e così via). Trovo comunque che per un bianco impersonare un indiano sia una cosa difficile e poco credibile, in quanto i pellerossa si muovono e parlano in maniera diversa, specialmente gli uomini di quel periodo. Ford rimane comunque un maestro: L’indiana bianca ha voluto essere in qualche modo un omaggio a lui e ai suoi film. Sergio Leone lo trovo esagerato, ha saputo senz’altro dare una linea diversa al western, il pistolero velocissimo ma troppo irreale. Non mi piacciono i film di quel genere, preferisco decisamente film come Balla coi lupi.

Mi sembra che la presenza femminile sia una costante che ritroviamo in molte storie del west da lei disegnate, cosa può dirci in merito?
Ho realizzato alcune storie con personaggi femminili nel west, ma la donna di frontiera si trova sempre in una difficile posizione storica, infatti è generalmente madre, moglie o fidanzata, mai protagonista se non in un ambiente erotico. Il western è decisamente maschile.

Questi lavori hanno influito sulla nascita di Druuna?
Non in modo particolare; i francesi già da tempo mi chiedevano di disegnare qualcosa di mio, poi ho presentato Druuna, le tavole sono piaciute e ho iniziato con la Dargaud e quindi con la Bagheera.

Nelle storie di Druuna si nota un cambiamento, da erotico delle prime storie diventa poi sempre più spinto sino a diventare porno; a cosa è dovuto questo cambiamento?
Una storia ha determinati componenti, nella trama si incontrano atti sessuali e dal momento che questo fumetto non è per ragazzini, tanto vale esporlo senza censure: l’importante è che dietro ci sia una storia.

Rivedremo ancora delle sue storie sul west?
Ho nel cassetto una storia che coltivo da diverso tempo ma non ho ancora trovato il tempo di realizzarla. E’ una storia di frontiera ambientata tra il 1600 e il 1700: l’esplorazione verso l’ovest, il desiderio di conoscenza dell’uomo verso l’ignoto, scoprire cosa c’è dietro la collina.Mi piacerebbe anche realizzare un’altra versione di Little Big Horn. Ma non so quando riuscirò a metterci mano.

Molta gente considera il fumetto come qualcosa da leggere e buttare, per quale ragione non si riesce a far capire che il fumetto è “letteratura disegnata”?
Questo è un grosso problema, il fumetto viene considerato nel nostro Paese come un prodotto usa e getta, una lettura minore che va bene per i ragazzini, stampata su carta povera e a basso prezzo e ancora oggi esiste un certo imbarazzo per gli adulti ad acquistare fumetti. Una veste grafica più elegante, cartonata, come producono i francesi rende il fumetto più libro e, di conseguenza, letteratura disegnata. In Francia il fumetto è da tempo considerato come letteratura disegnata. Ho avuto modo di constatare che il ministro della Cultura francese nella sua libreria ha fumetti cartonati tra libri di letteratura classica. Noi, in Italia, speriamo nel 2000 di arrivare a tanto.

Luca Caputo e Paolo Telloli

Paolo Eleuteri Serpieri

Nato il 29 febbraio 1944 a Venezia, Paolo Eleuteri Serpieri si trasferisce giovanissimo a Roma. Completati gli studi di disegno, si occupa per molti anni di pittura prima di approdare, nel 1975, ai fumetti (è stato, fra l’altro, allievo di Renato Guttuso). Per i periodici dell’Eura Editoriale, Lanciostory e Skorpio, ha disegnato diverse storie western su testi di Raffaele Ambrosio. Sempre per Skorpio disegna la serie I grandi miti del West, raccontando le vicende di personaggi storici che il cinema e i fumetti hanno troppo spesso trattato con superficialità. Grande appassionato del West, in particolare dei pellirosse, ha collaborato alla Histoire du Far West e a La Bibbia delle Edizioni Larousse. Per la rivista Orient Express ha realizzato, con testi e disegni, l’albo L’Indiana bianca.
Indiscusso maestro del fumetto western, nel 1985 Paolo Eleuteri Serpieri compie una svolta improvvisa realizzando una storia di fantascienza, Morbus Gravis, che ottiene un grande successo, sia in Italia che all’estero. La presenza della provocante protagonista Druuna, fa si che il pubblico richieda una continuazione della storia; escono, così, Morbus Gravis 2, Creatura, Carnivora, Mandragora, Afrodisia. Attualmente sta completando un altro episodio di Druuna, Il Pianeta Dimenticato, di prossima uscita in Francia.
Sono state pubblicate una serie di illustrazioni su Druuna raccolte in volumi: Ossessione, Alla ricerca di Druuna, Druuna X, Crochie, X 2.