Il popolo europeo, ma in certi periodi anche quello americano, è sempre stato attratto dalle ambientazioni esotiche. Il selvaggio west, soprattutto nell’immaginazione di noi europei, è popolato da miti e leggende, da eroi senza macchia e criminali senza ritegno. Il selvaggio west, soprattutto per noi europei, è stato un’ambientazione perfetta per la presa in giro classica dei fumetti comici, anche perché i personaggi presi in giro non potevano certo querelare gli autori come invece possono fare i presidenti del consiglio! Sin dai tempi del primissimo Topolino, addirittura già dalla seconda avventura fumettistica del topone disneyano, il west viene usato come ambientazione per una parodia ma per ragioni prettamente editoriali in questo articolo preferisco puntare la mia attenzione solo sui personaggi di casa nostra ed in particolare, come senz’altro avrete già capito, su quelli che vorrebbero far ridere.

Che io sappia il primo western comico nostrano è nato nel 1950 dalla matita di Giorgio Rebuffi. Si trattava dello sceriffo Fox, che come dice il nome era un corvo antropomorfo. Creato per le Edizioni Alpe, Fox è un pubblico ufficiale in perfetto stile John Wayne: coraggioso ed invincibile. Per sua sfortuna, però, è circondato da personaggi inetti o particolarmente ingenui, che collaborano in maniera sostanziale all’aspetto comico delle storie. Nella situazione esattamente opposta si trova Pedrito el Drito, che è più scazzato dello Skatzato: ama poltrire a tutte l’ore e fa molta fatica a staccarsi dai bottiglioni di barbera (pur non accusandone i caratteristici effetti). A metterlo in riga ci pensa la moglie Paquita, che gli ricorda a suon di mattarellate il suo compito di sceriffo di Tapioka City. Va detto che le storie originali, create da Antonio Terenghi a partire dal 1951 e pubblicate dall’Editrice Universo, rilette oggi appaiono molto datate, non riescono ad avere la stessa verve che dovevano avere per i lettori dell’epoca. Staremo a vedere se quelle di prossima uscita in casa Bonelli sapranno essere più moderne.

Alle volte capita che nel corso di una serie i personaggi si evolvano (alle volte non capita, purtroppo); alle volte capita che cambino completamente. Il Procopio di Lino Landolfi, ad esempio, smise di essere un cavaliere medievale per trasformarsi nel suo discendente moderno: un agente di polizia. Questo nuovo Procopio iniziò a raccontare le avventure dei suoi antenati, tra cui anche uno sfigatissimo conquistatore del west. Le storie, pubblicate sul Vittorioso a partire dal 1951, erano divise in capitoli di una o due tavole e spesso venivano stampate con una fastidiosa colorazione monocromatica. Questo non ha impedito ai giovani dell’epoca di apprezzare la serie, per fortuna.

I nostri fumetti western degli anni ‘50 erano più che altro ambientati nei territori del sud degli Stati Uniti, al confine col Messico (retaggio della censura fascista), e i fumetti comici non si discostarono gran che da quei luoghi, spesso mischiando i cactus dell’Arizona coi sombreri messicani. Oddio, alcuni fumetti si discostarono eccome: il Sergente Baldo di Luciano Bottaro è addirittura un Mountie, una Giubba Rossa del Canada. Quando ero a militare c’era un tenente che si chiamava Baldo, ed in quanto a comicità involontaria costui rivaleggiava con il protagonista della serie in questione. Quanto abbiamo desiderato si arruolasse anche lui nella Reale Polizia a Cavallo canadese…

Nel 1957 il quotidiano milanese Il Giorno crea, sulla falsariga dei supplementi domenicali dei quotidiani statunitensi (ma non saprei dire se la cosa fosse voluta), Il Giorno dei Ragazzi, ossia il giovedì. Testimonial del lancio fu il cowboy comico più di successo del bel paese: Cocco Bill. Jacovitti aveva già esplorato il genere, in precedenza, ma Cocco Bill è tutt’altra pasta rispetto al passato: non sbaglia un colpo neanche se spara con i piedi, fuma più sigarette di Zeman e si scola litri e litri di camomilla. Accompagnato dal suo destriero senziente, cui solo diversi anni dopo Jac porrà nome Trottalemme e che quando nitrisce fa “hippihaié-hippiahiò”, Cocco (o Bill, se preferite) giringira da una strana città all’altra, arrivando persino in Russia!

Una sera di Natale una cicogna si ritrova con un pacco sbagliato appeso al becco, perché laggiù hanno fatto un errore. Non potendo abbandonare il frugoletto in mezzo alla neve il pennuto decide di portarlo in una capanna che si trova nelle vicinanze, dove sicuramente troverà un po’ di tepore. Il tarchiato cacciatore di pellicce che vive lì resta di sasso quando, aperto il pacco, viene salutato dal pianto di un piccolo orso bruno! Dato che ormai la cicogna se n’era volata via il piccoletto decide di tenere con sé l’altro piccoletto, ma non essendo pratico di neonati decide che per scaldarlo non c’è niente di meglio che un bicchiere di Whisky! È il preambolo a Whisky & Gogo, creato ancora da Bottaro nel 1960. A parte l’aspetto politically incorrect dell’avere un orso alcolizzato e la contraddizione di un cacciatore di orsi che ne alleva uno, le avventure di questa strana coppia sono divertenti soprattutto perché Gogo tratta Whisky come se fosse un bimbo umano.

Oltre che di cowboy e indiani la frontiera era anche piena di soldati, e non poteva certo mancarne la parodia a fumetti. A parte il Sergente Baldo di cui ho già detto, sul Giornalino dei primi anni settanta Claudio Nizzi (che per il Giornalino aveva anche creato l’interessante Larry Yuma) e Lino Landolfi raccontano le disavventure del Colonnello Caster’Bum. che per quanto deciso a guerreggiare nulla può contro il pacifismo degli indiani Assaibonis (!). Della tribù fa parte il simpaticissimo Piccolo Dente che, oltre ad essere stato uno dei miei personaggi preferiti da bambino, ottenne abbastanza successo da divenire titolare di una serie propria.

I favolosi anni ‘70, in realtà, non hanno prodotto molto materiale utile per questo articolo, per cui permettetemi di arrivare al 1979, anno in cui Tiziano Sclavi e Giorgio Cavazzano iniziano a raccontare sulla rivista tedesca Zack! le avventure di Silas Finn, cronista del Boston Tribune spedito sulla frontiera dal direttore in cerca di notizie in esclusiva. La serie arriverà sui nostri schermi solo nel 1985, pubblicata dal Messaggero. Nel frattempo (1981, per essere precisi) Cavazzano aveva creato insieme a Giorgio Pezzin, la splendida serie di Capitan Rogers, comandante di un forte “assediato” ora dagli indiani e ora dai soldati inglesi, le cui avventure trovo siano di gran lunga migliori del materiale realizzato da Cavazzano insieme a Sclavi (compresi anche i più blasonati Altai e Jonson), non solo per l’eccezionale efficacia dei disegni ma anche per l’eccezionale comicità delle storie. Una serie eccezionale, insomma.

Detto che gli anni ‘90 sono scarsotti per l’argomento, lasciatemi concludere questa incompleta panoramica con una nota: nessun comico è divertente se non ha una buona spalla, che sia volontaria o meno. Nel campo del fumetto western comico nessuna spalla è migliore di Felipe Cayetano Lopez Martinez y Gonzales, detto Cico.

Alberto Cassani