Da un po’ di tempo a questa parte pensavo di presentare Carlo Cossio nella rubrica Autori da non dimenticare. L’occasione è arrivata con questo numero dedicato al west e non poteva mancare un autore come lui che ha riempito tavole su tavole di personaggi western, dal suo personaggio Kansas Kid ai liberi degli Albi dell’Intrepido al famoso Bufalo Bill.

Dall’archivio ho ripescato il materiale raccolto su di lui e mi sono riletto alcune di quelle storie che da ragazzo mi piacevano tanto. Quelle figure impettite che camminavano con le pistole ai fianchi in mezzo alla strada e poi… l’inferno, colpi su colpi, gente che scappava, i proiettili che colpivano i vetri delle finestre, le bottiglie del saloon. Allora noi non leggevamo una storia, la si viveva. Oggi, riguardando quelle tavole, ho avuto le stesse emozioni di allora, quelle sensazioni che pochi disegnatori riescono a trasmettere anche se, con l’occhio critico del professionista, si nota una certa ingenuità nel disegno dei paesaggi o nelle armi, ma si nota anche la grande professionalità del disegnatore. Nel realizzare una storia western, la cosa più difficile da disegnare non sono i cavalli, come si può pensare ma i cappelli. Ho riguardato i disegni e non ho trovato un cappello sbagliato, ogni angolazione anche la più difficile il cappello calza bene.

Cappelli di diversi tipi, quello a falde larghe, quello alto schiacciato, dalla bombetta alla tuba e poi i visi dei personaggi, ben caratterizzati da lunghe capigliature con folti baffi e lunghe barbe tipicamente ottocentesche. Le linee cinetiche che marcano i movimenti delle scazzottate hanno anticipato di diversi anni il western all’italiana. Attualmente pochi disegnatori che realizzano fumetti western hanno la capacità di inserire dentro una storia elementi di questo tipo: guardare questo autore, che ha lasciato una traccia notevole nel fumetto italiano, non può che far apprendere qualcosa di più sul loro lavoro. Noto per aver realizzato nel 1938 il personaggio di Dick Fulmine, Carlo Cossio è stato un disegnatore estremamente abile. La sua velocità nel disegnare è entrata nella storia, infatti riuscì a realizzare in una notte un episodio di un albo di Dick Fulmine.

Carlo Cossio nasce a Udine il 9 gennaio 1907. Nella stessa città frequenta la scuola professionale Giovanni da Udine.
Nel 1922, a soli quindici anni, è allievo di due pittori locali (Sgorbaro di Udine e Donadon di Pordenone) specializzati in affreschi e decorazioni di chiese. Trasferitosi a Milano, nel 1925 diviene allievo di G. M. Bazzi dal quale apprende la tecnica dell’illustrazione. Nello stesso periodo con alcuni amici fonda il gruppo Bohemien, trasformatosi poi in Avanguardia Artistica.
Nel 1926 frequenta i corsi di pittura presso la scuola Superiore di Arte Applicata all’industria di Milano. Nel 1928 compare il primo numero del Balillino disegnato da Carlo Cossio e pubblicato nel supplemento del settimanale umoristico 420 edito da Nerbini. Nel 1929 Carlo e il fratello Vittorio con il quale già lavorano in coppia fanno conoscenza di Bruno Munari che li introduce nel mondo dei cartoni animati dove conoscono altri disegnatori fra i quali Giuseppe Perego e Ferdinando Corbella.

Nel 1930 fonda, assieme a un socio, la Dibicoss e poi la Doricoss D.B., entrambe specializzate in creazioni d’arte pubblicitaria moderna. Inizia a produrre brevi inserti cinematografici con pupazzi animati. Nel 1931, in novembre, va a Parigi per approfondire la particolare tecnica cinematografica detta scatto uno. Partecipa, con altri pittori italiani ad una mostra presso la Galerie Lexer Normand. Sul finire del 1933, di ritorno dalla Francia è Direttore Tecnico della Milionfilm di Milano specializzata in film scenoplastic, film a disegni animati, rotafilm, cartelli réclame, bianco neri, illustrazioni. Nel 1934 abbraccia il mondo dei fumetti con la conoscenza del tipografo editore Lotario Vecchi. Per lui Carlo progetta e disegna le testate di Jumbo (1933), Rin tin tin (1933), L’Audace (1934), Bombolo (1934), Cine Comico (l935), Pinocchio (1937). Nel 1938 disegna Bombolo e Stinchi fumetto umoristico di derivazione inglese. Sempre in quell’anno crea il personaggio che lo renderà noto in Italia Dick Fulmine, edito dalla Vittoria Editrice di Agostino Della Casa e Gino Casarotti. Per il giornale Topolino della Mondadori ridisegna con i fratelli Gino e Vittorio, validi disegnatori pure loro, l’episodio di Brick Bradford Le isole sotto i ghiacci, trasformando il biondo personaggio americano nel nostrano Guido Ventura, bruno e più adatto alle caratteristiche italiche imposte dal Min.Cul.Pop.

Nel 1941 nasce Furio Almirante, delle Edizioni Audace di Tea Bonelli. Crea il primo episodio mentre i successivi vengono disegnati dal fratello, Vittorio, su testi di Gian Luigi Bonelli. Nel 1942 va a Roma come disegnatore di cartoni animati con il fratello Vittorio e il giovane Francesco Guido detto Gibba; lavora per la Macco Film e subentra al direttore, il Prof. Giobbe. Il 20 maggio 1943 viene richiamato alle armi. Durante questo periodo, continua a disegnare vari episodi di Dick Fulmine. L’otto Settembre 1943 raggiunge la famiglia sfollata a Molteno, in Brianza ma riesce, comunque, a esporre tra il dicembre l944 e il gennaio 1945 trentasette quadri alla Galleria Bolzani di Milano. Il successo delle vendite è tale che su sollecitazione di Bolzani ha dovuto portare alla mostra altri quadri e disegni. Tra le tele vi è un quadro raffigurante la moglie di un altissimo gerarca nazista. Questi, viene a conoscenza dell’attività di Cossio e vuole assolutamente che sua moglie venga immortalata senza veli in una pittura a olio.

Grazie a un permesso speciale entra nel comando centrale nazista e ritrae la moglie del gerarca con lui presente. Il quadro venne pagato con ben 40.000 lire di allora che, sebbene svalutate, permisero al numeroso gruppo famigliare di sopravvivere decentemente fino alla fine della guerra.

Dal ’45 fino al ’47 Cossio, in società con l’editore-stampatore Morino Tomasina crea Tanks, Sam Placid e Mirko. Con le Edizioni Cremona crea nel ’47 Ciclone, Testa di marmo e Sambuco su testi di Cesare Solini, nel ’48 Kansas Kid su testi di Angelo Saccarello e nel ’49 Saetta. Nello stesso anno disegna l’albo speciale Gimtorissimo Il ritorno della banda subacquea e Za la mort, una breve serie, portata a termine dal fratello Gino, della quale si era ispirato ad un film francese. Nel ’50 crea Alaska Gin su testi di Franco Baglioni.

Dalla collaborazione con la Casa Editrice Universo gli viene offerto di disegnare, nel ’51 Bufalo Bill su testi di Luigi Grecchi che continuerà fino al ’64. Per le edizioni Audace Araldo disegna nel ’61 Yor e Thor su testi di Solini. Quest’ultimo uscirà postumo nel 1968 sugli albi della serie Comandante Mark. Con l’Editrice Gli Amici realizza un albo di Kolosso su testi di Carlo Porciani e Mario Faustinelli.

Carlo Cossio muore a causa di un male incurabile il 10 agosto 1964 all’età di 57 anni.

Paolo Telloli

Bufalo Bill

Il personaggio di Bufalo Bill viene proposto da Luigi Grecchi a Corrado Zucca, allora direttore dell’Intrepido, visto che in quel periodo sul mercato cerano due personaggi western che andavano molto bene, Tex e Il Piccolo Sceriffo. Nasce così nel ’51 Bufalo Bill, il quale ha alcune analogie con il personaggio reale, l’aspetto fisico e il soprannome anche se il personaggio storico riporta due effe nel nome Buffalo. Spiegherà in seguito Grecchi, che decise la dizione italiana corretta alla terminologia inglese poco usata nel linguaggio corrente di quel tempo.

Le storie sono intrecciate con avventure sentimentali, toccano problemi familiari tra genitori e figli, problemi religiosi e faide tra famiglie molto più simili ad un’Italia rurale che alla frontiera western, inoltre i personaggi e lo stesso Bufalo Bill vivono parentesi dedicate all’amore, componente essenziale per attrarre un pubblico femminile.

Nel lavoro di Carlo Cossio troviamo una qualità artistica di tutto rispetto anche se la documentazione storico-ambientale è decisamente carente. I soggetti sono pieni di ingenuità, senza una collocazione precisa al periodo storico, pieni di testi troppo didascalici che hanno imposto una realizzazione obbligata delle vignette e infarcita di una presenza costante di bambini che cercano morbosamente le lacrime a fine episodio.

Il lettore odierno è molto più esigente riguardo l’abbigliamento dei personaggi, dei costumi degli indiani e alle caratteristiche delle armi (quelle fantasiose fondine che si spostavano lungo il cinturone nelle lotte corpo a corpo erano troppo alte per un pistolero ma a noi ragazzi di allora piacevano tantissimo), ai paesaggi che sono poco attinenti con il vero west, rispecchiando molto più un ambiente padano dove i canyon sono più simili agli Appennini o alle Alpi. Del resto anche gli altri fumetti del periodo erano simili: i disegnatori per sopperire la mancanza di documentazione si arrangiavano come potevano, (lo stesso Aurelio Galleppini rivelò che, per realizzare gli ambienti di Tex, si ispirava alle montagne del Trentino dove andava in vacanza).

Bisogna riconoscere che nonostante le pecche sulla documentazione, rimane tuttora un buon esempio di fumetto western.

Ruvo Giovacca