«Era una notte buia e tempestosa. All’improvviso echeggiò uno sparo». Alla faccia di Marcel Proust, è questo il miglior attacco narrativo della storia della letteratura. O almeno è il più famoso. Di certo ci sono molte più persone che hanno letto le avventure dei Peanuts che non “A la recherche du temps perdu”. Paradossale, lo so, ma è questo il grande potere del fumetto. Pensate che quando la NASA mandò nello spazio l’Apollo 10, che fece le prove generali per lo sbarco sulla Luna arrivando a sole 10 miglia dalla superficie del nostro satellite, il modulo di comando venne chiamato Charlie Brown, mentre il modulo lunare era stato battezzato Snoopy.

Potremmo criticare gli statunitensi per diversi motivi, primo fra tutti il chewing-gum, ma una cosa dobbiamo riconoscergliela: nelle loro opere artistiche (o pseudo tali, come appunto i fumetti) sono sempre bravissimi a raccontare (e criticare) il mondo reale attraverso metafore con le situazioni e i personaggi più diversi. Il gruppo dei Peanuts, creato da Charles Monroe Schulz nel 1950, è l’esempio perfetto di questo aspetto. Charlie Brown e compagnia, in fondo, non sono altro che la versione ridotta (in dimensioni) dei nevrotici che popolano la Terra. Il loro è un mondo fatto di bambini che hanno gli stessi problemi esistenziali degli adulti, di bambini frustrati dai continui fallimenti, di bambini che hanno irrisolvibili problemi di cuore, di bambini pieni delle ambizioni e delle angosce tipiche del mondo moderno. Lo stesso Charlie Brown è un bambino comune, privo di qualità particolari, che non vince mai ma che continua a sforzarsi per convincere sé stesso più che gli altri delle proprie possibilità, prima di venir disilluso per l’ennesima volta. Un bambino che rispecchia alla perfezione l’insicurezza degli adulti, che non a caso non hanno bisogno di comparire nelle storie per essere presenti nelle atmosfere. Ed è proprio con questa componente grottesca, proprio grazie alla satira del mondo comune associata ai piccoli drammi della vita, che Schulz è riuscito, oltre che a farci sorridere, a farci riflettere su quanto la vita sia poco rosea. In fondo è proprio questo il fine ultimo del grottesco: farti morire il sorriso sulle labbra quando ti accorgi di essere uguale ai personaggi ritratti, e farti riflettere sulla tua situazione.

Le avventure di Charlie Brown, di Snoopy, di Lucy e Linus van Pelt, di Woodstock, di Schroeder, di Patti e Frida e di tanti altri bimbi nevrotici vengono pubblicate su riviste e quotidiani di tutto il mondo, e la loro immagine è stata associata ad ogni tipo di prodotto possibile e immaginabile. In Italia c’è persino una pretenziosa rivista di fumetti “colti” intitolata ad uno di questi bambini! Tutto questo fa un po’ a pugni con la volontà di Schulz di impedire ad altri di continuare le avventure delle sue noccioline, ma rileggere le avventure che già conosciamo non ci farà certo male, e non potremo mai leggerle una volta di troppo.

Come già Godot prima di lei, la ragazzina dai capelli rossi di cui Charlie Brown è innamorato si fa attendere per poi non arrivare mai, ma come i due protagonisti del dramma di Becket noi continueremo ad aspettarla. È veramente una notte buia e tempestosa.

Alberto Cassani