La mia prima recensione per Ink, la ricordo ancora, è stata alcuni anni fa per l’allora neonata serie mensile ESP. La salutai con piacere poiché era, a mio parere, un ottimo prodotto, che reggeva bene il confronto con le restanti collane in formato bonelliano. Ed è con molto piacere che oggi mi accingo ad intervistare uno dei principali disegnatori di quelle storie, il bravo Marco Nizzoli.

Come hai iniziato e quali sono stati i tuoi primi lavori?
Magnus & Bunker sono sempre stati, per me, un mito. Quando, a diciotto anni, mi si presentò l’occasione di lavorare per loro fui enormemente contento e soddisfatto. Le prime cose che ho fatto, quindi, sono state alcune storie di Alan Ford.

A quali artisti ti sei ispirato. Di chi ti senti un po’ figlio, un po’ erede?
Più che ispirato, all’inizio ero influenzato moltissimo da Magnus e da Moebius, due artisti molto distanti tra loro ma siccome disegnavo Alan Ford lo stile Moebius è venuto alla luce solo più tardi, in altri lavori.

E, arrivando ai giorni nostri, ti sei poi lasciato prendere per mano da altri autori?
Mi hanno influenzato molto anche Hugo Pratt, Andrea Pazienza e per un po’ anche Frank Miller per non parlare di alcuni disegnatori giapponesi come Hayao Myazaki l’autore di Nausicaa e Katsuhiro Otomo l’autore di Akira. Quando disegnavo Fondazione Babele la commistione di queste influenze era all’apice e il risultato mi sembra ancora oggi molto positivo.

Cosa leggi, oggi?
Leggo un po’ di tutto. In genere non compro un fumetto se non mi piacciono i disegni, eccezion fatta per alcuni personaggi della scuderia di Sergio Bonelli come Dylan Dog o Napoleone. Mi piacciono alcune cose pubblicate dai Kappa Boys, alcune cose francesi, mentre il fumetto americano seriale non lo leggo più, ogni tanto dei lavori di Mike Mignola, ma solo perché lo trovo bravissimo come disegnatore.

A quale lavoro ti senti più legato?
Sono molto legato ai personaggi di Fondazione Babele, soprattutto a Rosa Casta. Non saprei dire il motivo ma forse è perché li trovo molto divertenti.

Ti sei mai pentito di una scelta artistica, anche a distanza di anni?
Pentito direi proprio di no, ma è inevitabile che ci siano alcuni lavori che non mi piacciono più…

Di fronte alla prepotente presenza di mezzi di comunicazione più potenti come pensi che il fumetto possa mantenere forte la sua postazione?
Non lo so proprio, penso che sia molto difficile prevedere degli scenari futuri… forse l’unica cosa è fare bene il proprio lavoro. D’altronde nel supertecnologicizzato Giappone si vendono milioni di fumetti, quindi molto spesso il problema dell’intrattenimento elettronico che toglie lettori è un alibi.

Gli italiani hanno sempre letto molta fantascienza. Come spieghi, allora, la scarsa produzione nazionale di tale genere narrativo?
Non direi: le riviste di fumetti della seconda metà degli anni Settanta fino alla fine degli Ottanta erano piene di fantascienza e fantasy, anche di autori italiani, solo che erano considerate riviste d’autore e quindi non popolari. Avevano delle tirature alte ma non certo come quelle dei fumetti seriali… certo si fa prima a dire che in Italia c’è stata una produzione di fantascienza negli anni Quaranta poi il nulla finché si è arrivati a Nathan Never, ma è una analisi molto miope.

Quanto spazio c’è oggi per immaginare nuovi ambienti futuristici? La fantascienza ha ancora un futuro?
La fantascienza nel fumetto è meno legata alla scienza che non la letteratura, quindi il suo sviluppo è legato alla capacità degli autori di sviluppare il proprio immaginario allontanandosi dagli stereotipi sia grafici che narrativi.

Quali sono gli ingredienti principali per un buon fumetto di fantascienza?
Niente di più e niente di meno che negli altri generi: soggetto e disegni di buon livello!

Aprendo idealmente il tuo cassetto delle idee inevase cosa troveremmo? Hai ancora sogni, in quel cassetto?
Certo che ne ho! Sentirsi arrivati è molto negativo nel nostro lavoro; io ho sempre fatto più o meno le cose che desideravo ma sono sempre alla ricerca di stimoli nuovi e sono anche piuttosto severo verso i miei lavori. E’ stressante come atteggiamento ma è più stimolante e da più senso a quello che si fa.

Che consigli daresti a chi inizia a muovere i primi passi nel mondo dei fumetti?
Di aver fiducia nelle proprie capacità, di essere testardi ma di saper ascoltare i consigli e le critiche.

L’Emilia Romagna è terra che ha dato i natali a moltissimi autori di fumetti, sia passati che presenti. Una domanda nasce spontanea: ma che mangiate da quelle parti?
Mah…!

Vincenzo Raucci

Marco Nizzoli

Nato a Reggio Emilia 1968. Si diploma all’Istituto Europeo di Design di Milano nel 1990, nello stesso anno collabora con la Max Bunker Productions realizzando alcuni albi di Alan Ford, sempre su testi di Max Bunker realizza il personaggio e i primi sei episodi di Angel Dark, l’anno successivo inizia la collaborazione con Massimo Semerano, creando la serie Fondazione Babele, pubblicata dalla Phoenix di Bologna. Sempre per la Phoenix esce l’albo Simbaby e la miniserie Raymond Capp, in collaborazione con Federico A. Amico.

Nel 1995 entra nello staff del mensile E.S.P. di cui disegna due episodi. Dal 1997 collabora con l’editore 3ntini, per il quale ha pubblicato Il vizioso mondo di Keto e Il distinto Fleev per il mensile erotico Selèn. Per la casa editrice Lo Scarabeo ha realizzato le illustrazioni per il gioco di ruolo di Nathan Never e i Tarocchi Segreti e nel 1998 l’albo a fumetti E.S.P.

Collabora con la Sergio Bonelli Editore realizzando il numero 15 di Napoleone, L’ultima Chimera.

Ha partecipato a diverse mostre collettive e personali; in particolare l’ANAFI (Associazione Italiana Amici del Fumetto e dell’Illustrazione), nel 1996 97 ne ha organizzata una personale itinerante, sempre dal l’ANAFI, nel 1991, ha ricevuto il premio Albertarelli.