Non ci sono dubbi sul fatto che cinema di fantascienza e fumetto abbiano matrici comuni nel ricco sottosuolo del “fantastico”, ma non credo sia corretto affermare per questo un loro rapporto di dipendenza o di supposta identità.

Direi piuttosto, che è proprio il loro continuo influenzarsi ed intersecarsi reciproco ad aver giocato, di pari passo allo sviluppo tecnologico e scientifico, un ruolo importante nel processo di consacrazione del “genere fantascienza” come uno dei più amati dal pubblico di tutte le età. Se vogliamo, quindi, ricostruire brevemente questo percorso comune ai due mezzi espressivi, è necessario fare un bel salto all’indietro negli anni e rivolgere la nostra attenzione a due indiscutibili capisaldi del fumetto fantascientifico di tutti i tempi, Buck Rogers e Flash Gordon.

Una serie di primati unisce i due personaggi: Buck Rogers, il redivivo paladino della rivincita americana contro l’orientale oppressione planetaria del futuro, fu infatti creato nel 1929 dallo scrittore Philip R. Nowland e disegnato da Richard Calkin, e viene considerato come il primo vero e proprio fumetto di fantascienza della storia, mentre il biondo e raffinato Flash Gordon, che Alex Raymond pubblicò contemporaneamente a Jim della Giungla a partire dal 7 gennaio del ’34, è –non a caso- il più famoso tra i comics fantascientifici. Entrambi furono tra i primi ad avere una trasposizione cinematografica seriale: il primo nel ’39 con dodici puntate dirette da Ford Beebe e Saul Goodkind; il secondo con addirittura tre serie di grande successo e decisamente godibili (“Flash Gordon”: 13 episodi nel ’36, regia di F.Stephani; “Gordon’s trip to Mars”, 15 episodi nel ’38, di F.Beebe e R.Hill; “Gordon conquers the universe”, 12 episodi nel ’40, di Beebe e R. Taylor). Ad accomunare entrambi i personaggi contribuisce anche la scelta dello stesso attore, Buster Crab- be, come loro interprete ed il fatto che avranno una successiva versione su grande schermo in tempi più recenti (con risultati poco eclatanti, mi vien fatto di aggiungere…). Il film “Capitan Rogers nel 25°secolo”,diretto da Daniel Haller nel ’78, infatti è una trascurabile pellicola di serie B, mentre il pretenzioso “Flash Gordon” del 1980, prodotto da Dino De Laurentis e con la regia di Mike Hodges, a dispetto del budget plurimiliardario e di un discutibile cast inter- nazionale (Max Von Sidow, Timothy Dalton, Ornella Muti, Mariangela Melato…), ha molto della baracconata e –a mio parere- si salva solo per le sontuose ed eccentriche scenografie.

Prima di occuparci di Brick Bradford vale la pena di ricordarvi – e non solo per dovere di cronaca… poiché il film è piuttosto divertente e ben realizzato! – l’irriverente sexy-parodia del biondo eroe spaziale, intitolata, con un gioco di parole, “Flesh (cioè: carne…) Gordon”, diretta nel ’74 da M. Bienveniste e H. Ziehm. Pieno zeppo di piccanti e spiritose trovate, questo filmetto quasi al limite dell’underground, costituisce un tentativo piuttosto riuscito di parodiare un genere fondamentalmente “serioso” come la science-fiction attraverso la contaminazione col sesso (anche se visto da un’angolazione grottesca…).
E di “contaminazione” è giusto parlare anche riguardo a Brick Bradford, dal momento che la sola ambientazione fantascientifica, anche se ricorrente, non esaurisce la frequentazione di generi tipica del simpatico personaggio creato da William Ritt e Clarence Gray nel 1933. L’eroe buono e sorridente, con la testa un po’ a lampadina, spazia agevolmente e con notevole successo dal giallo alla fantascienza, dall’avventura alla spy-story, tanto che Hollywood gli dedicherà un serial in 15 episodi, diretti da T. Carr e S.G. Bennet e interpretati da Kane Richmond.
Con un notevole salto cronologico (siamo al 1968) torniamo ad occuparci di sesso ed erotismo riferendoci all’indimenticabile Barbarella, punto di riferimento per tutte le sexy-eroine spaziali, nonché avanguardia fumettistica del protofemminismo e della liberazione sessuale. All’eroina di Jean Claude Forest il noto regista Roger Vadim dedicò il film omonimo che fece interpretare dall’allora sua compagna Jane Fonda, tanto bella quanto spregiudicata… Il controverso talento registico di Vadim ben si adatta alle stravaganti atmosfere che Barbarella ci ha abituato ad incontrare nelle sue storie e ciò, assieme alle generose nudità della protagonista, contribuisce al grande successo di pubblico per questa pellicola. Per quanto mi riguarda, anche se non nego che il film pecchi per la sua eccessiva vacuità e per l’ostentato ammiccamento voyeuristico, non me la sento di schierarmi con quelli che ritengono Vadim esclusivamente come un grande creatore di sex-symbol cinematografici (la Bardot, la Deneuve, Jane Fonda per l’appunto…) e, riconoscendogli un notevole talento estetizzante –ed un po “fou”- vi invito a concedergli la prova d’appello, magari rivedendovelo in cassetta.
Altro grande successo del periodo, nonché mirabile esempio di “fantascienza sociologica”, è il cosiddetto “ciclo delle scimmie”, che si apre con il celeberrimo “Il pianeta delle scimmie”, diretto da Francis Schaffner ed interpretato da Charlton Heston, cui seguirono altri tre titoli di minore importanza e una serie di discreti telefilm. Il bellissimo adattamento del romanzo di Pierre Boulle, che ribalta totalmente i parametri uomo-scimmia nella società del futuro, ha avuto anche una trasposizione a fumetti – per la verità, non eccelsa… – firmata da Dough Moench e George Tuska e pubblicata in Italia dall’Editrice Corno.
Anche la più famosa saga fantascientifica di tutti i tempi, ovvero le “Star Wars” di George Lucas, ha avuto dei convincenti adattamenti a fumetti: ci troviamo di fronte a prodotti di buona fattura, magari non sempre all’altezza, ai quali hanno contribuito grandi autori del firmamento americano come Archie Goodwin e Roy Thomas e disegnatori del calibro di Howard Chaykin e Al Williamson. Una qualità molto elevata si riscontra, invece, nell’altra celeberrima saga cinematografica che da più di vent’anni ci terrorizza con i suoi inquietanti terrori siderali. I fumetti della serie “Aliens”, infatti, mantengono quasi inalterata la carica di pathos e lo straordinario impatto visivo a cui il terribile alieno, creato da H. R. Giger e R. Scott, ci ha abituato. Senz’altro più vicine al secondo film (quello diretto da Cameron, per intenderci…) queste storie, edite dalla Dark Horse, sono ricche d’azione e molto curate graficamente, grazie soprattutto al buon livello del disegnatore Mark A.Nelson. Il loro autore, l’americano Mark Verheiden, introduce elementi di novità e spunti piuttosto interessanti, avendo cura di non allontanarsi troppo dall’inarrivabile referente cinematografico. Cimentandosi, inoltre, alla stesura della miniserie parallela di “Predator”, non tradisce le aspettative neppure con il suggestivo alieno-cacciatore che ha consacrato definitivamente il successo cinematografico di Arnold Schwarzenegger. E dal momento che dell’adrenalinico film diretto nel 1987 da John McTiernam tutti ci ricordiamo, vale la pena che vi segnali il meno fortunato sequel (interpretato da Danny Glover nel 1990 e con la regia di Stephen Hopkins) nel quale il temibile Predator, si muove, perfettamente a suo agio, nientemeno che nella “giungla urbana” di Los Angeles che, per l’occasione, è diventata la sua tenuta di caccia.

Prima di occuparci delle trasposizioni a fumetti di alcuni dei più noti serial televisivi d’ambientazione fantascientifica, è giusto soffermarci su un felice esempio di realizzazione cinematografica derivata dal mondo dei comics: “Dredd-la legge sono io”, girato nel ’95, con la regia di Danny Cannon. Il granitico giudice del XXI°secolo, che emette sentenze ed esegue condanne, sfrecciando nei cieli delle megalopoli del futuro con la sua potentissima moto spaziale, s’avvale sul grande schermo di un buon ritmo e di discreti effetti speciali, mix che, nonostante qualche caduta di tono, ne rende consigliabile la visione. Persino Sylvester Stallone riesce a mantenere un accettabile livello recitativo, risultando credibile nel ruolo di protagonista e restituendoci parte della stentorea ed inflessibile caratterizzazione cui il geniale fumetto di John Wagner e Carlos Ezquerra ci ha abituato.

“Dulcis in fundo”, soffermiamoci sui serial televisivi cominciando con la serie di albetti editi dall’italianissima Edi- fumetto nei primi anni ’70e dedicati ai mitici telefilm di “UFO-SHADO”, che la RAI trasmise nell’ormai lontano 1972 e che TMC2 ha riproposto di recente. Che dire di questo isolato tentativo nostrano di restituire su carta le atmosfere e le emozioni che l’organizzazione di difesa terrestre, SHADO, capeggiata dal carismatico Comandante Straker, ha su- scitato in diverse generazioni di spettatori? Domanda imbarazzante, visto che le storie a fumetti si limitavano a ricalcare, più o meno sfacciatamente, ciò che ci era stato mostrato – con impatto ben diverso, grazie ai pregevoli effetti speciali dei gloriosi “Pinewood Studios”… – in TV o al cinema!

Miglior giudizio non spetta certo alle scolastiche versioni di “Star Trek” che, nonostante l’indubbia qualità dei disegnatori americani del periodo, non brillano di sicuro per originalità ed efficacia narrativa, limitandosi a riprodurre fedelmente ambienti, situazioni e personaggi che, nella fiction televisiva avevano ben altro spessore e meno staticità. Un gradino più su si colloca l’adattamento a fumetti del fortunato serial anni ’80 sull’invasione aliena dei “Visitors”, che autori validi come Cary Bates e Carmine Infantino, realizzarono con onestà artigianale per la Labor Comics , nel 1986.

Giunti a questo punto, è d’obbligo una riflessione finale: se è indubbio che fumetto e fantacinema abbiano avuto molti punti di contatto, mutuando spunti, tematiche e trovate comuni, è altresì vero che il loro non è un rapporto paritetico, poiché alla compunta e dignitosa trasposizione fumettistica di molte opere cinematografiche, molto spesso è corrisposto un tradimento vero e proprio di personaggi e atmosfere tipiche del fumetto. Che fine faranno, allora, questi poveri fumetti di fantascienza , ora che le sofisticate tecnologie del cinema e della TV possono concretizzare quello che soltanto la fantasia e la perizia artistica degli autori di science-fiction ci permetteva di visualizzare…?

Gianpaolo Saccomano