Una nuova generazione di talentuosi autori, noti e meno noti, si è da tempo affacciata sul panorama fumettistico italiano e tra questi si distingue Luca Tarlazzi, tra i primi ad aver sostituito completamente gli strumenti da disegno con un unico esclusivo utensile: il computer! Siamo andati a Lugo di Romagna per scambiare quattro chiacchiere con lui.

Come hai iniziato e quali sono stati i tuoi primi lavori?
Fin dalla scuola elementare mi è sempre piaciuto disegnare, e promettevo bene, tanto che mi spinsero ad iscrivermi al Liceo Artistico. Purtroppo intorno ai 17 anni mollai la scuola per fare altro… non avevo più voglia di studiare! Mi misi a lavorare, pur continuando a tenere allenata la mano con i miei scarabocchi. Terminato il militare tornai sulla retta via e iniziai a lavorare nel campo dell’illustrazione, ma esclusivamente legata al mondo della pubblicità, finché non rividi Trentini, mio compagno di Liceo, che mi propose di lavorare con lui. Trentini veniva da diverse esperienze milanesi, ma decise di venire qui ad Argenta e aprire la casa editrice 3ntini & C. Dopo un periodo iniziale fatto di pubblicità, editing, e così via si decise di partire con una rivista, così nacque Selèn.

A quali artisti ti sei ispirato?
Sopra tutti spicca la figura di Tanino Liberatore: sono state le sue opere a farmi pensare che il fumetto poteva essere qualcosa di più della semplice storiella da leggere. Fino ad allora mi interessavano solo le illustrazioni; è stato Tanino a farmi innamorare del fumetto. Altri miei ispiratori sono stati Frank Frazetta, per le sue immagini realistiche, carnali e Moebius, per la genialità. Ecco: questi tre autori hanno segnato la mia strada! Ora un po’ meno… non sono più presenti come una volta: sono più che altro un bel ricordo!

E strada facendo ti sei lasciato prendere per mano da altri?
Più che altro da quello che mi interessava in quel dato momento, ma nessun altro mi ha entusiasmato in quel modo.

Non molto tempo fa era fanta editoria il fatto che un fumetto potesse realizzarsi con l’ausilio di un computer. Come ci sei arrivato?
Per puro caso! Il computer l’ho sempre avuto, ma lo utilizzavo soprattutto per giocarci e, più tardi, per navigare in Internet. I videogame mi sono sempre piaciuti tantissimo, soprattutto quelli fatti bene, con grafica 3D molto elaborata. Di fronte a quelle immagini mi sono sempre chiesto che effetto potessero fare se fossero state stampate invece che essere usate all’interno di un videogame.
Un giorno, in edicola, ho comprato una rivista che conteneva un CD con un programma completo (Image della Impulse) che permetteva di realizzare grafica tridimensionale. Era un programma semplice ma cerano tutti gli elementi necessari per realizzare una figura in 3D: a me non sembrava possibile che un computer normale potesse fare ciò, e invece mi sbagliavo! Da quel momento la mia vita è cambiata radicalmente: mi sono buttato anima e corpo su questa attività, stravolgendo la mia vita, il mio lavoro… tutti i miei hobby sono andati a farsi benedire! Ora c’è solo il computer, che ha sostituito perfino la mia vecchia passione per gli aquiloni. Se mi muovo, adesso, è solo per andare a vedere in qualche fiera le novità legate al mio lavoro o per andare a scattare delle foto necessarie al prodotto da realizzare. Morale: la mia vita gira intorno al computer! Ma la cosa non mi dispiace, anzi! Il momento creativo è quello che mi dà maggiori soddisfazioni, e poi è un lavoro autonomo che mi diverte un sacco, faccio quello che mi pare… cosa posso desiderare di più? Mi chiedono anche per quale motivo non vado a lavorare negli USA, visto il mio talento… ma per fare cosa? Per essere il tremilionesimo che disegna al computer con tremila davanti a me più bravi? Qui invece sono il sovrano del mio piccolo regno, anche se guadagno la metà di quanto potrei guadagnare in America: non mi muoverei di qui per nulla al mondo!

Alla fine di un lavoro al computer riesci ancora a sentire come completamente tuo ciò che fuoriesce da questa macchina?
Il dubbio che quello che realizziamo al computer possa essere un’opera non completamente tua può nascere spontaneo. Ma questo succede se usi male lo strumento, cioè se lo usi in modo non creativo. In giro ci sono quintalate di immagini, gratuite o in vendita, pronte da elaborare, da modificare. Se il tuo prodotto finale nasce in questo modo è ovvio che il risultato non potrai mai sentirlo come completamente tuo. Io no. A me piace partire dal disegno… una figura deve essere mia… non potrei mai usare un braccio o una gamba realizzati da altri.

Il rischio di non sentirlo proprio c’è!
Infatti la maggior parte dei grafici prende il disegno, lo illumina, gli mette la mappa e presenta il lavoro come proprio. E sono lavori che si somigliano… si vede che c’è dietro una mano comune! Per quanto mi riguarda chi lavora nel settore 3D ha saputo apprezzare i miei lavori proprio perché originali: sarà per il fatto che sono un disegnatore, e quindi ci metto tanto di mio!

C’è chi vede un’anima sempre più strutturata all’interno dei computer, come se cominciassero ad acquisirne una propria. Viene spontaneo chiedersi se è il disegnatore che usa il computer, come strumento diverso dalla penna, o se è il computer che in qualche modo usa l’uomo per terminare l’opera.
Per me la macchina è ancora un pezzo di ferro… non fa assolutamente niente da sola: non si accende nemmeno! Anche il software più potente potrà migliorare l’illuminazione di un oggetto, oppure farà un’operazione più velocemente, o muoverà le cose più realisticamente (in animazione 3D) ma il disegno lo dovrà sempre fare l’uomo, sarà sempre lui che dirà come si dovrà muovere e in che direzione: i computer non fanno niente da soli. E’ ancora l’uomo il padrone totale!
Anche nel caso di quei grafici che usano oggetti predefiniti si può dire che i padroni sono loro, poiché comunque hanno dovuto accendere il computer, hanno messo il disegno in un certo punto, l’hanno illuminato, renderizzato e così via…

Viene più facile immaginare un fumetto di fantascienza realizzato al computer. Come coniughi, invece, carnalità e circuiti integrati, erotismo e freddezza propria del computer?
È questa la sfida! Le astronavi sono capaci tutti di farle al computer, mentre con i corpi nudi nessuno ci aveva provato. E’ da quando siamo partiti, Trentini e io, che abbiamo sempre voluto fare cose diverse dal solito. In questo caso devo dire che mi sono divertito moltissimo e i buoni risultati si possono anche apprezzare.
Comunque ribadisco che non c’è differenza a fare questi fumetti al computer: le stesse cose che facevo su un foglio di carta le faccio qui, con la differenza positiva che al computer posso tornare indietro sul lavoro senza dover rifare tutto daccapo. Ovviamente è fondamentale la tavoletta grafica: col mouse non potresti mai disegnare!

Gli Italiani hanno sempre letto molta fantascienza, ma come ti spieghi la scarsa produzione nazionale di tale genere?
Mah… a dire il vero non ci ho mai pensato: e dire che ne abbiamo macinata davvero tanta di fantascienza. Forse perché sono più bravi gli altri… e poi un popolo di poeti, santi e navigatori con la fantascienza ha poco a che fare! A noi piacciono le cose più terrene, passionali, solari… sarà per questo.
Personalmente la fantascienza mi piace moltissimo, e mi piacerebbe, prima o poi, anche realizzare un fumetto di questo genere.

Quanto spazio c’è ancora oggi per immaginare nuovi ambienti futuristici? La fantascienza ha ancora un futuro?
Più che mai! Ora più di prima! Le nuove tecnologie non sono un punto di arrivo, semmai un nuovo punto di partenza! Ma sarà sempre così: più si scopriranno nuove cose più il cervello dell’uomo fantasticherà su come queste cose potrebbero evolversi. L’orizzonte è sempre più lontano…

Il genere erotico a cui ti dedichi quasi completamente non ti sta un po’ stretto? Non ti viene la voglia di spaziare anche in altri generi?
Si, infatti ultimamente sto dando un taglio a Selèn… non sto facendo più niente di erotico. Mi sta un po’ stretto ed è per questo che è un anno che sto lavorando quasi esclusivamente alle illustrazioni storiche, per la precisione i Celti. Ma, come dicevo, sento il desiderio di realizzare qualcosa di fantascienza. Ho proposto la cosa a Trentini e lui mi ha dato carta bianca, come al solito.

Da pubblicare dove?
Anche su Selèn, se dovesse risultare erotico, se no troveremo un’altra strada… La storia non c’è ancora: sto raccogliendo appunti e idee. Vorrei qualcosa che si distacchi dall’idea del fumetto classico, tipo qualcosa che stia su un CD ROM, un fumetto interattivo…

Per te il fumetto deve sempre essere associato a qualcos’altro…
Ma per me è sempre fumetto: cambia il supporto, cambia il modo di leggerlo, ma è sempre fumetto! Per me il fumetto è un modo di raccontare una storia, così come il cinema è un altro modo di raccontare una storia: il fumetto narra per sequenze di vignette, che queste vignette siano poi disegnate su carta, dipinte sui muri o stampate su CD ROM non fa molta differenza. Ovviamente la scelta di pubblicare su un supporto piuttosto che su un altro deve essere motivata. Secondo me non bisogna fare come Milo Manara, che ha semplicemente trasposto un fumetto di carta su un CD ROM. Il fumetto su un supporto di questo genere ha un suo senso se si avvale delle potenzialità tipiche di questo oggetto. Ad esempio mi piacerebbe sentire un commento musicale mentre leggo un fumetto, oppure mi piacerebbe poter ruotare un personaggio mentre parla, e così via.

Il CD ROM potrebbe essere l’anello mancante tra il fumetto e il cinema…
Non so se è tutto l’anello, ma un pezzo di quell’anello lo è sicuramente. Cinema e fumetto sono sempre stati imparentati, quindi il CD ROM li unirebbe ancora di più.

Per finire potresti dare alcuni consigli a chi inizia?
Sicuramente consiglierei di non limitarsi a fare i fumettisti, ma di imparare ad usare le nuove tecnologie. Una base di studi di disegno ci vuole, ma poi bisognerebbe dirottare verso l’utilizzo del computer. Questo nuovo strumento ti permette di fare un mucchio di cose in più e molto più velocemente. Ovviamente bisogna studiare moltissimo.

Quali programmi usi e che potenzialità di computer hai?
Il computer è un normale Pentium 733 con 400 RAM di memoria, come programmi uso Photoshop, Organica e 3D Studio Max e ovviamente la tavoletta grafica.

Così finisce la chiacchierata con Luca Tarlazzi, simpatico e innovativo autore. Devo dire che da ora la mia opinione nei confronti dei freddi prodotti del computer è cambiata radicalmente, dopo aver toccato con mano i risultati. Nonostante l’ottima qualità del prodotto, però, credo che ne vedremo ancora delle belle.

Vincenzo Raucci