L’ingresso della Galleria si distingue a malapena, nascosto com’è tra il grigiore soffocante del cemento ed il cielo plumbeo in questo Venerdì d’Ottobre a Milano e la sottile sensazione d’inquietudine che m’accompagna lungo il tragitto non sembra diminuire, una volta entratovi… A ricevermi nella hall stanno nove tavole a china, rigorosamente in bianco e nero, che la dicono lunga su quello che di Toppi si è potuto ammirare in questa piccola personale che la galleria Schubert gli ha dedicato.

Vedere un “grande” del fumetto italiano come Sergio Toppi alle prese con la figura femminile ed il suo incarnato, se non rarissimo è, comunque, piuttosto inusuale dato che nelle sue memorabili avventure a fumetti le donne rivestono ruoli secondari e molto spesso negativi. Eppure, già da queste prime illustrazioni dedicate al mito biblico di Giuditta e Oloferne (*) ci si prospetta un universo femminile ed un immaginario muliebre che, difficilmente, avremmo potuto presupporre da un artista come Toppi.

Protagonista assoluta di oltre una trentina di lavori esposti è infatti “la donna”, o meglio, “le donne cattive”, che come la mitica Giuditta (che dopo aver sedotto il terribile guerriero Oloferne si fa vanto della sua testa mozzata) ci si presentano altere, solenni, volutamen te inquietanti, eppure così irresistibili nella loro seducente femminilità. Il segno inconfondibile e vagamente klimtiano, fatto di tratteggi ad incastro e mosaici di righe, che il pennino di Toppi ci ha abituato ad apprezzare, dona a queste “signore senza nome” (e spesso senza veli!) un’atmosfera raffinata e quasi metafisica, sottolineata da presenze inquietanti o grottesche (rettili, levrieri, agili purosangue…) che spuntano qua e là nelle tavole e fanno da contrappunto a donne affascinanti e crudeli, che però dominano su tutto. Che si tratti di un’originale incursione nell’immaginario femminile dell’autore stesso è fuor di dubbio, visto che tutti i ritratti esposti sono stati realizzati senza committenza e per puro piacere artistico, ma ciò che sorprende, oltre alla consueta maestria grafica, è il constatare ancora una volta le potenzialità espressive del Toppi illustratore, per le quali è giocoforza augurarsi di poterlo vedere sempre più spesso all’opera.

Questa mostra è, insomma, una carrellata di donne senza nome e senza tempo che, attraverso una sapiente miscela di seduzione ed ironia, affascinano e nel contempo inquietano il visitatore. Tutto ciò mette in risalto una insospettata, e quanto mai interessante, sfaccettatura artistica per questo nostro impareggiabile maestro del fumetto che da più di trentanni ci delizia con la sua arte e ci sorprende con la sua modestia… e scusate se è poco!

Gianpaolo Saccomano

(*) Giuditta, bella vedova israelita, si finge una spia al servizio del nemico e, al termine di un banchetto, dopo averlo irretito, uccide il terribile generale assiro Oloferne.