Per quanto sia un autore francese e nei suoi fumetti noi popolo d’Albione ricopriamo il ruolo dei cattivi, non posso non riconoscere a François Bourgeon una gran maestria nel raccontare storie d’avventura, nel disegnare personaggi e ambienti e nello scrivere dialoghi estremamente eleganti, che ben si sposano con l’ambientazione classica di quasi tutte le sue storie.

Ambientate nel biennio 1780-81, le avventure di Isabella de Mamaye si dipanano dalla Francia all’Africa nera ai Caraibi in un susseguirsi di avvenimenti narrati con tanta efficacia da letteralmente trascinare il lettore all’interno del mondo che gli viene raccontato. Un mondo duro, violento, pericoloso, nel quale una giovane donna che mostra le proprie grazie non riesce mai ad essere dolce come potrebbe, nel quale ogni animo perfido incontra prima o poi qualcuno peggiore di lui, nel quale non c’è posto per sentimento e romanticismo. Forse è proprio per questo che Isa, personaggio femminile forte creato quasi contemporaneamente alla Ripley di “Alien”, sembra trovarsi a proprio agio, riuscendo a pilotare gli eventi, a tenere il pallino del gioco alla faccia di tutti gli aitanti ragazzotti che la circondano. Come dice un marinaio inglese alla fine del primo volume “questi francesi hanno delle donne davvero meravigliose”, e meravigliose sono tutte le protagoniste dei fumetti di Bourgeon, da Isa a Cyann, passando per la Mariotta della “Compagnia del Crepuscolo”.

Nel corso dei cinque volumi che compongono questa che è una delle migliori serie della storia del fumetto francese i cali di tensione sono pochissimi, e coincidono con le parti in cui il testo diventa puramente esplicativo, quasi fosse una lezione scolastica, ma tutto torna a farsi enormente più interessante nel momento in cui la storia si concentra nuovamente sui personaggi piuttosto che sull’ambiente. Soprattutto nel “periodo africano” si può ben ammirare la capacità di Bourgeon nell’utilizzare la Storia ai propri fini, che non sono altro che regalarci uno straordinario fumetto. Per quanto l’ambientazione e la ricostruzione storica abbiamo grande importanza, infatti, quello che più colpisce il lettore è l’incredibile spessore dei personaggi, che risultano estremamente diversi gli uni dagli altri, non solo dal punto di vista grafico ma anche da quello puramente caratteriale (sembra una cosa normale ma se ci fate caso vi renderete conto che è così soltanto di rado, e non solo nel mondo del fumetto). Tra l’altro, rileggendo la serie tutta d’un fiato, si può notare il progressivo indurimento fisico dei personaggi, che alla fine hanno i volti segnati dalla vita, dalle disavventure, in contrasto con le facce pultite che avevano all’inizio. Questa profondità nei caratteri non la si trova solamente nei protagonisti principali, ma anche in quelli secondari. Straordinario, ad esempio, risulta essere Aouan, la guardia del corpo africana della bella protagonista.

Il tema che fa da sfondo alle avventure dei personaggi della serie è lo stesso che Bourgeon ha affrontato nelle sue altre produzioni: la divisione delle classi e il rapporto tra membri di classi diverse. I potenti che l’autore parigino ha rappresentato sono sempre interessati solo al potere e al denaro, che si tratti di nobili medievali piuttosto che ufficiali del 17° secolo o di despoti futuristici. Così le sue protagoniste tentano di destabilizzare lo status quo, cercando di rubare il posto in battaglia agli uomini piuttosto che cercando di rendere evidente la barbarie della cosiddetta civiltà o cercando “semplicemente” di salvare il mondo. O tutte e tre le cose.

Per quanto riguarda la parte grafica, Bourgeon si dimostra bravissimo nel costruire (non disegnare solamente: costruire) gli ambienti che circondano i suoi personaggi, ma come detto, il punto focale non è mai l’ambiente o la Storia, ma i personaggi e la loro storia. Quello che più conta, in questa saga, non è la Storia ma la storia dei Passeggeri del Vento, ossia di coloro che viaggiano per mare, un mare che non perdona e non dimentica, sempre pronto a riprendersi indietro ciò che ha dato. Non a caso la scena della tempesta che sconvolge il mare nell’ultimo volume non ha nulla da invidiare a quella, splendida, del film “L’Albatross” di Ridley Scott.

Certo, questa serie, per quanto belissima, non è esente da difetti: ad esempio l’autore cerca di farci credere troppo spesso una cosa nascondendoci dei particolari (quante volte viene ucciso un animale dopo che abbiamo temuto che il colpo di fucile fosse diretto contro un personaggio?) e quello che proprio non funziona è l’alternarsi delle lingue: alcuni personaggi parlano in francese, altri in inglese e altri ancora in un qualche dialetto africano, ma sembra che tutti siano in grado di capire tutti. E a proposito di lingue, da rivedere è la traduzione della versione italiana più recente, quella della Lizard, che ad esempio traduce puntualmente “avvelenare” con “imprigionare”. Forse, poi, leggendo questa storia potreste aver l’impressione di aver già visto da qualche altra parte alcune cose, ma è raro vedere dei personaggi femminili convincenti come Isa, e “c’è una sola Isa al mondo”! Peccato sia nata sulla riva sbagliata della Manica…

Robert Keane