«Alcuni insegnanti sostengono di aver sensibilizzato i loro allievi sulle materie storiche grazie ai miei fumetti. Io stesso ho cominciato in questo modo: mi sono appassionato all’antichità leggendo le avventure di Alix su ‘Le Journal de Tintin’. Io non ho l’ambizione o la pretesa di disegnare delle opere scientifiche: ciò che mi piace nel fumetto è che uno può fare tutto… se non altro su una base sufficientemente solida per essere credibile, dando così un’idea abbastanza affidabile di quella che è l’epoca che disegna». Questo è quanto dichiara Andrè Juillard in un’intervista rilasciata in occasione del 10° anniversario della “collection Vècu” presso Glénat.

Nato nel 1944 a Parigi, Andrè Juillard, seguendo l’impulso artistico e l’aspirazione a diventare un buon illustratore, frequenta la scuola d’arti decorative e si specializza in sociologia del fumetto.

Seguendo i consigli del vecchio disegnatore Jijè (Tanguy e Laverdure, Spirou…), Juillard si perfeziona nello studio della linea chiara facendo riferimento allo stile di Jean Giraud (Moebius) e di Hergè, e muove i primi passi nell’ambiente del fumetto per l’infanzia con la serie di Bohemond de Saint-Gilles e de Les Cheminots. E’ però col genere storico- avventuroso, prima con Masquerouge e poi con il ciclo de Le sette vite dello Sparviero, che incontra quasi subito un grosso successo di pubblico, con cifre da capogiro nelle vendite dei costosi cartonati, in tutta Europa! Ciò lo induce a continuare la saga di Ariane de Troil con i due volumi di Plume aux Vents (che dovrebbero avere un seguito tra poco…), sostituendo alla collaborazione ai testi di Jacques Martin (con cui ha realizzato i tre volumi del giovane musicista italiano, prediletto da Napoleone, Arno) quella di Patrick Cothias.

Divenuto oggetto di numerosi studi, saggi ed esposizioni, Juillard, che alterna l’attività di fumettista a quella di illustratore e grafico per locandine, portfolio, cartoline…, negli ultimi anni sembra aver temporaneamente abbandonato il fumetto storico realistico per dedicarsi alla realizzazione di opere più intimiste e contemporanee, come dimostrano il suo Quaderno blu e l’inedito (per l’Italia) Avant la pluie. Si tratta di fumetti di grande qualità, con i quali Juillard si rivela autore completo; capace di raccontare storie minimaliste ed emotivamente coinvolgenti, molto vicine ai capolavori cinematografici di Kieslowsky (Tre colori: Film Blu, Film Bianco, Film Rosso) e che, attraverso un uso inaspettato e sapiente di morbidi e delicati acquerelli, ci conducono ad una dimensione grafica e narrativa piuttosto lontana da quegli eccessi manieristici che talvolta incontriamo nei suoi fumetti storico-avventurosi.

Prima di approfondire la sua produzione più famosa, e cioè il ciclo dello Sparviero, è necessario ricordare che nel 1999 Juillard si è cimentato con una delle più popolari serie a fumetti d’oltralpe, quella di Blake e Mortimer, personaggi creati nel ’46 dal disegnatore belga Edgar Pierre Jacobs, per i quali ha disegnato, con una cura straordinaria degli sfondi e dei paesaggi, una spy-story dalle implicazioni fantascientifiche intitolata La macchinazione Voronov che, ancora una volta, ha avuto un tale successo di pubblico, da obbligarlo al più presto alla realizzazione di un seguito…

Ma il nome di Juillard resta, secondo me, prevalentemente legato alle Sette vite dello Sparviero, vero capolavoro nel genere storico-avventuroso e mirabile esempio del suo raffinatissimo stile in linea chiara. Il ciclo, composto da sette episodi, è ambientato nella Francia del Seicento, durante il regno di Enrico IV e, racconta le gesta di Ariane de Troil, personaggio di fantasia, il cui singolare destino ci dipinge, attraverso intrighi, colpi di scena e azioni rocambolesche, uno straordinario e puntuale affresco dell’epoca.

Dopo un litigio tra il padre e lo zio di Ariane, per accertarne la paternità effettiva, la madre muore di parto e alla sua nascita, lo zio Gabriel, sentendosi in qualche modo responsabile del fatto, decide di abbandonare il castello di famiglia trasformandosi così nello Sparviero, un formidabile giustiziere mascherato che combatte le ingiustizie dei tempi… da questo momento la vita di Ariane e le imprese dello Sparviero resteranno legate a doppio filo e, con un susseguirsi di avventure mozzafiato ed intrighi avvincenti, ci guideranno attraverso quell’epoca suggestiva. Se li avete letti sapete che affermare che in questi albi Juillard ha raggiunto risultati artistici notevoli, non è un’esagerazione. La sua esaltazione del disegno in linea chiara e la cura maniacale dei particolari scenografici e storici, assurge certamente, con il ciclo dello Sparviero, a vera e propria scuola di pensiero: raccontare una storia con immagini fluide e gradevoli, ma soprattutto comprensibili a tutti, è il vero obbiettivo di questo autore, che molti critici considerano ormai come l’erede naturale del grande Hergè. E a sorprenderci non è soltanto la raffinatezza dei personaggi e la precisione documentaristica dei costumi e delle ambientazioni, quanto l’eleganza e la signorilità che caratterizza il suo tratto,capace di donare, a certe scene di movimento (duelli, scaramucce, fughe rocambolesche…) una valenza addirittura coreografica.

Non sarebbe giusto non sottolineare la grande importanza che i testi di Patrick Cothias hanno avuto nella determinazione del successo per questa saga cominciata con i 4 albi di Masquerouge che si sono poi evoluti nei 7 episodi dello Sparviero, culminando nelle (per ora) due storie di Plume aux vents… Certo è che il sodalizio tra Juillard e questo sceneggiatore ha funzionato nel migliore dei modi, forse perché basato su quel certo margine di libertà individuale che, invece, Jacques Martin, autore dei testi di Arno, non ha saputo concedergli (difatti Juillard ha abbandonato la serie – che attualmente è disegnata da Denoel – già dal terzo episodio!). Di Cothias è bene sapere che, dopo qualche timido tentativo in veste di disegnatore, ha abbracciato la carriera di sceneggiatore collaborando a Pilote e a Pif Gadget e diventando in breve un vero specialista nel fumetto storico con opere come Le Vent des Dieux o Les Hèros Cavaliers, anche se il suo nome resta indissolubilmente legato allo Sparviero, o a Masque de Fer. Tuttavia la fertile immaginazione di questo autore non si limita soltanto al genere storico-rocambolesco, come dimostra il successo dell’ottima serie fantascientifica Le acque di Mortaluna, disegnata da Philippe Adamov.

L’accoppiata vincente Juillard/Cothias non ha comunque incontrato solo degli entusiastici sostenitori e, nonostante la mia personale ammirazione per il loro operato, è giusto accennare alle osservazioni critiche più frequenti. In relazione ai testi, ad esempio, taluni riscontrano in Cothias una eccessiva propensione alle tematiche più ricorrenti e risapute della letteratura popolare, il che conferisce alle storie narrate atmosfere da “feulleiton” e colpi di scena troppo artificiosi e volutamente “ad effetto”. Sul fronte grafico, invece, al di là della sterile e troppo personale polemica tra sostenitori dello stile “in linea chiara” e cultori del “chiaroscuro”, i detrattori generalmente accusano Juillard per il suo tratto eccessivamente “freddo” e tecnicistico, che appiattisce le figure ed esalta troppo gli sfondi, ed avanzano riserve persino sulla minuziosità della colorazione e sulla artificiosa eleganza delle pose e dei movimenti dei personaggi (“…sembra che ballino e poi son tutti troppo puliti e raffinati!”). Non viene messa in discussione, invece – nonostante gli autori stessi sostengano di essere incorsi in numerose sviste – l’approfondita ricerca e la grande cura del dettaglio storico che, indubbiamente, fanno dei loro fumetti un’opera di elevato contenuto artistico e di notevole finalità educativa.

Personalmente mi schiero su questa linea e, mentre auspico una iniziativa editoriale più incisiva perchè autori di questo calibro possano avere un giusto riscontro anche nel nostro Paese, concludo con una piccola notazione personale: quando qualcuno dei (peraltro promettenti) disegnatori esordienti, sul punto di realizzare qualcuna delle mie (modeste) sceneggiature d’ambientazione storica, mi chiede di indicargli un autore a cui ispirarsi per i propri disegni… io non ho dubbi e cito un nome su tutti gli altri: quello di André Juillard!

Gianpaolo Saccomano