Silvia Ziche è sicuramente il più noto nome nuovo del fumetto comico del Belpaese. Oddio, nome nuovo: ormai è un bel po’ che realizza fumetti (ma non vi diremo mai quanti anni ha, non sarebbe educato) e di storie belle ce ne ha regalate tante, da quelle di Alice a quel paese alle tante per la Disney, dalle tavole mute di Infierno a quelle mitologiche di Olimpo S.p.A. Quattro chiacchiere con una così, in un numero come questo, non si potevano certo non fare.

Come ti è venuto in mente di metterti a far fumetti?
Mah, potrei parlare di predisposizione genetica: da che mi ricordo di esistere ho sempre disegnato. Da piccolissima disegnavo le favole che mi raccontava la mia mamma, disegnavo ogni passaggio che ritenevo importante in un foglio diverso. Non erano proprio fumetti ma la predisposizione già c’era. Se poi aggiungiamo che ho imparato a leggere sulle pagine di Topolino, probabilmente risulta chiaro che non avevo alternative.

Come ti trovi a lavorare per la Disney?
Mi trovo bene. C’è anche un fattore affettivo, quello appena descritto: disegno dei personaggi che ho sempre amato. Ricordo con che trepidazione andavo in edicola a comperare Topolino e lo sfogliavo velocemente, lì in strada, per vedere subito se c’erano le storie degli autori che più amavo. Non sapevo come si chiamavano, ancora non scrivevano i nomi in calce alle pagine, ma riconoscevo le diverse mani. Ora mi diverto molto a scrivere e disegnare storie per la Disney, e mi commuovo se penso che qualche bambino, sfogliandole, può provare la stessa emozione che provavo io.

Hai poi scoperto chi erano i maestri che amavi così tanto?
Si: Giorgio Cavazzano, mio grande maestro; Giovan Battista Carpi, mai troppo rimpianto; e il grande Romano Scarpa. L’ordine è casuale, non di importanza. Ma mi piacevano anche tutti gli altri, a cui col tempo ho dato un nome, e poi, lavorando per Topolino, anche una faccia.

Ma per arrivare alla Disney sei passata attraverso la loro accademia?
Non ho frequentato l’accademia Disney così com’è strutturata oggi: diciamo che sono stata “a bottega” da GB Carpi per un annetto circa.

Hai mai considerato l’idea di insegnare all’Accademia Disney?
Non ho mai insegnato all’accademia e non so se si presenterà l’occasione, ma in tal caso ci penserò seriamente.

Tenuto conto che ormai sei una disegnatrice piuttosto famosa nel panorama del fumetto italiano, non hai pensato di smettere di lavorare per la Disney per produrre solo storie tue?
No, non l’ho mai pensato. Però può capitare che per qualche periodo di tempo tralasci il lavoro Disney per fare altro, lo trovo appagante e salutare. Ma è bello tornare poi a paesaggi e personaggi rassicuranti, conosciuti.

In questo momento hai progetti al di fuori della Disney?
Ora sto lavorando all’Olimpo 2, e settimanalmente alle strisce per Musica! di Repubblica.

Com’era nata “Alice a quel paese”?
Alice è nata quasi da sola. Prima di Comix avevo lavorato per Linus. Realizzavo brevi storie senza un personaggio fisso. Però aleggiava inquietante la presenza di questo personaggio che faceva pressione per essere nominato. Così, quando mi chiamarono da Comix chiedendomi un personaggio mi sono sentita tirare per la manica, e lei era lì.

Hai intenzione di raccontarne storie nuove?
Non so se troverò ancora degli spazi per disegnare Alice. Io però la sento ancora viva.

Com’è nato, invece, il progetto “Infierno”?
Un paio d’anni fa Daniele Brolli ingaggiò in blocco Silvia Ziche e Tito Faraci, chiedendo una storia senza parole per la sua collana “No words”. Io e Tito lavoravamo in quel periodo alla serie Angus Tales per PK, e ci divertivamo come dei pazzi. E ci siamo divertiti come dei pazzi anche inventando Infierno.

È stato difficile disegnare una storia muta?
Non è stato per niente difficile: ho sempre cercato di disegnare le mie storie come se fossero mute, enfatizzando la recitazione dei personaggi. Trovo che, soprattutto nei fumetti comici, sia indispensabile. Quindi Infierno non mi ha dato particolari difficoltà.

Sei soddisfatta del risultato?
Mi sembra che funzioni abbastanza bene. Forse a distanza di tempo rivedrei qualche passaggio, per renderlo ancora più chiaro.

Avevi già pubblicato all’estero?
All’estero non è uscito granché di mio. Ho visto delle vecchissime cose di Linus tradotte in greco, in una rivista di cui non ricordo il nome e che credo non esca più, e poi le storie Disney nella versione greca, francese, tedesca e portoghese.

Hai in preparazione qualche collaborazione con altri paesi?
Tra poco dovrebbe uscire l’Olimpo S.p.A. in versione francese, per l’editore Paquet.

Come avete convinto la Einaudi a pubblicare un fumetto?
L’Olimpo S.p.A. non è stato il primo fumetto pubblicato da Einaudi Stile Libero. Erano usciti Paz a cura di Vincenzo Mollica, Magnus, Mattotti, e poi Art Spiegelman con Maus. Il nostro libro è stato però il primo e l’unico, per il momento, disegnato apposta per Stile Libero, gli altri erano ripubblicazioni. Ora ce ne hanno commissionato un secondo. Speriamo bene.

Credi che una pubblicazione come questa possa essere sintomo di un nuovo interesse da parte delle grandi case editrici o pensi che rimarrà un caso quasi isolato?
Non so se sarà un caso isolato, spero di no. L’anno scorso anche Feltrinelli aveva aperto la porta ai fumetti, con Gli esuberati (originariamente La débauche) di Jacques Tardi e Daniel Pennac.

Com’è stato lavorare con uno sceneggiatore cinematografico come Vincenzo Cerami?
Lavorare con uno sceneggiatore di cinema con un’esperienza enorme come quella di Vincenzo Cerami è stato molto bello, interessante e istruttivo. Ed è stato anche divertente. Credo di avere imparato molto sulla narrazione, sulla costruzione di una storia, sul lavoro di “falegnameria” che un bravo scrittore deve fare su quel magma informe che è l’idea.

Ti è piaciuta l’esperienza ad Acquaviva dell’anno passato?
Mi sono divertita molto l’anno scorso ad Acquaviva, ma stavo lavorando all’Olimpo S.p.A., ero in ritardo, al mattino disegnavo e al pomeriggio tenevo il corso di disegno, per cui ricordo anche una grande stanchezza.

Cosa ne pensi di PK?
Di PK penso tutto il bene possibile. È stato un bel tentativo di fare un lavoro di gruppo, un po’ diverso dalla linea Disney, di portare avanti una storia lunga che ritrovavamo di episodio in episodio. Mi ha dato la possibilità di realizzare le Angus Tales, che mi hanno divertito molto. Ricordo con nostalgia anche Motore/Azione!, l’unico episodio di PK che ho disegnato, con una fatica disumana perché la fantascienza non è proprio il mio genere. Cosa ne pensi di PK? Di PK penso tutto il bene possibile. È stato un bel tentativo di fare un lavoro di gruppo, un po’ diverso dalla linea Disney, di portare avanti una storia lunga che ritrovavamo di episodio in episodio. Mi ha dato la possibilità di realizzare le Angus Tales, che mi hanno divertito molto. Ricordo con nostalgia anche Motore/Azione!, l’unico episodio di PK che ho disegnato, con una fatica disumana perché la fantascienza non è proprio il mio genere.

A cosa stai lavorando attualmente?
Ora sto lavorando alla seconda puntata dell’Olimpo S.p.A. Ma siamo proprio all’inizio, sommersi di appunti, idee, ideuzze e colpi di genio scarabocchiati su qualche foglietto subito perso.

E invece progetti ancora nel cassetto?
Niente di preciso, Olimpo S.p.A. al momento assorbe tutte le mie energie. In testa ho altre storie che ancora non so che fine faranno, se e come verranno realizzate. Per ora mi fanno compagnia. So che a un certo punto mi faranno fretta e vorranno essere raccontate. Allora le racconterò.

Non c’è bisogno di dire che quando queste storie riusciranno ad averla vinta e verranno finalmente raccontate noi saremo lì, pronti a leggerle. Ma dato che non c’è bisogno di dirlo fate finta che non ve l’abbiamo detto

Alberto Cassani e Francesco Marelli