Spesso capita che i disegnatori di fumetti, nonostante abbiano una lunga carriera alle spalle, siano poco noti al grande pubblico. Questo sia per l’abituale mancanza di firma sulle storie da loro realizzate, sia per adeguarsi a personaggi non loro ma ai cui col tempo hanno saputo dare un tocco personale. Proprio per questo spesso il lettore lo riconosce dal segno e lo classifica come vero autore del personaggio, dandogli il nome del creatore dello stesso. Sandro Dossi è uno di questi, e noi di Ink per dare ad ognuno il suo siamo andati a trovarlo e porgli alcune domande per saperne di più.

Come hai intrapreso questa professione?
Disegnare è sempre stata la mia passione! Lavoravo da poco in una piccola agenzia di pubblicità quando conobbi casualmente Pierluigi Sangalli che aveva da poco iniziato a collaborare con l’editore Bianconi. Io incominciai inchiostrando le sue tavole. A quei tempi l’unico modo per imparare il mestiere era andare a bottega da un collega esperto.

Hai scelto come genere subito il fumetto comico o ti sarebbe piaciuto disegnare anche quello realistico?
Ho scelto il fumetto comico perchè era più vicino al mio modo di disegnare, ho provato a cimentarmi con il fumetto realistico ma con esiti insoddisfacenti.

Chi sono stati i tuoi maestri?
A parte il già citato Sangalli ho sempre ammirato Giovan Battista Carpi (che ho conosciuto quando collaborava con l’Editore Bianconi disegnando Nonna Abelarda) e molti altri autori, da Romano Scarpa (per le sceneggiature) a Albert Uderzo (per le ambientazioni ricche e documentate dei suoi personaggi più noti come Un-pa-pah ad Asterix) e altri ancora…

Tu hai disegnato Felix, Braccio di Ferro, Tom & Jerry e Geppo. Quale tra questi personaggi ti piaceva di più?
Nel corso della mia lunga carriera oltre ai citati personaggi ne ho disegnati molti altri. Decidere quale mi sia piaciuto di più è difficile perchè ognuno mi ha accompagnato per anni. Il primo personaggio che ho disegnato, negli anni ’60, è stato Felix, ho quindi proseguito con Braccio di Ferro per il lungo periodo dal ’66 all’80. Contemporaneamente iniziai a disegnare Geppo. Dopo alcuni anni realizzai anche le scenggiature di Geppo e Braccio di Ferro, con la collaborazione di mia moglie Loredana. Nel 1970 iniziai a collaborare con la testata Chico, sempre della Bianconi, che durò sette anni, poi nel ’73 insieme a Sangalli e Tiberio Colantuoni su testi di Alberico Motta impostammo una pubblicazione intitolata Pinocchio. Dal momento che erano scaduti i diritti del personaggio usammo il celebre burattino e tutti i personaggi del libro creando nuove avventure. Nel ’76 è la volta di Tom & Jerry: le edizioni Bianconi ne avevano acquistato i diritti e la pubblicazione proseguì per cinque anni. Dal 1980 entrai a far parte dello Staff di IF di Gianni Bono e dall’anno successivo iniziai a realizzare storie con i personaggi Disney (allora Mondadori e in seguito Disney Company), collaborazioni che continuano ancora oggi.

Tu lavori con un’Agenzia. Ti trovi bene?
Certo! Quest’anno fanno vent’anni che collaboro con Gianni Bono e la mia esperienza è del tutto positiva. Ho avuto modo di apprezzare l’amicizia e la stima che Gianni mi ha dimostrato in tutti questi anni lasciandomi libero di collaborare personalmente con altri editori. Nel 1990 mi ha convinto a tenere ogni sabato per quasi tre anni uno Stage per far crescere nuovi disegnatori comici, prima per Tiramolla poi per la Disney. Questo impegno mi ha molto gratificato.
Con l’Epierre ho avuto modo di passare dai generi più disparati, dalle favole, agli albi da colorare all’enigmistica creando giochi di tutti i tipi, centinaia di barzellette, rebus e cruciverba per diveri target d’età, che mi hanno permesso di ampliare la mia esperienza anche in questo settore.

Lo Staff di IF ti ha dato molto lavoro in questi anni?
Tanto. Ho disegnato centosettanta storie tra topi e paperi e tredici storie di Paperinik per la testata omonima. Per l’inserto de La Repubblica Disney Magazine, uscito nel ’97, ho realizzato e ideato tutti i giochi (quattro pagine per numero) più il paginone Dire, fare, giocare per un totale di trecentoquarantadue tavole. Sempre tramite l’Epierre ho realizzato nel 1996 Amica Scuola (con personaggi Disney), e l’anno dopo ho illustrato anche libri scolastici per la Elemond Scuola, ho disegnato gli Orsetten per la Ferrero e Los Pappagallos per la De Agostini.

Hai mai proposto personaggi tuoi ai vari editori?
Gli editori non sono quasi mai interessati a proposte di nuovi personaggi realizzati dai disegnatori (almeno a me è successo così!) ma hanno sempre preferito pagare diritti per usare personaggi stranieri conosciuti sperando che l’attrattiva del nome li facesse vendere di più.

Hai lavorato principalmente con le Edizioni Bianconi, non hai mai provato a proporti ad altri editori?
Nel periodo che lavoravo con le Edizioni Bianconi avevo una mole di lavoro tale che non avevo tempo per cercare altri editori, poi quando la Casa Editrice cominciò ad avere problemi di liquidità contattai direttamente altri case editrici. Collaborai con la Rizzoli al Corriere dei Piccoli dal ’91 al ’93 e realizzai storie con i personaggi della Warner Bros: Wile E. Coyote, Bugs Bunny, Silvestro, per la FPM ho disegnato Topo Gigio e per la Egmond Prezzemolo, la Pantera Rosa e per il Sole 24 ore Risparmio e famiglia con i Flintstones. Nel 2000 per la Panini ho realizzato due libri per la collana “Flip-Flap” (con figure da alzare): Tom e Jerry giochiamo con le parole e Tom e Jerry giochiamo con i numeri e l’anno successivo due libri didattici sull’Euro Euro sai cos’è? Scopriamolo con Eurillo creando il personaggio e il nome dello stesso. In questi ultimi anni ho disegnato albi di adesivi attacca e stacca con i personaggi di Calimero, Frosty e Peter Cottontail, la Famiglia Smiley e ora ho in lavorazione una serie con i personaggi della Warner.

Hai avuto esperienze negative?
Poche, per fortuna. Quella più pesante l’ho avuta nel ’91 con Tiramolla della Vallardi, quando l’editore mancò agli accordi fatti con i disegnatori per problemi di testata e offrì ai collaboratori di acquistare il lavoro già fatto pagando il 30% del prezzo concordato.

Cosa pensi che manchi al fumetto comico italiano.
Gli editori! Purtroppo ormai, viste le scarse vendite, gli editori non rischiano più come in passato.
Vorrebbero una pubblicazione a basso costo con una vendita sicura ma così chiunque sarebbe capace di fare l’editore.
Una volta l’editore capiva la potenzialità del personaggio proposto e per tastare il terreno lo pubblicava in una serie contenitore e visto l’interesse del pubblico lo varava con una nuova testata. Paradossalmente oggi molti giovani disegnatori, bravi e meglio preparati di come eravamo noi quando abbiamo iniziato, hanno poche possibilità di lavoro; al contrario, noi abbiamo imparato il mestiere lavorando a bottega.

Quali progetti hai per il futuro?
Spero di poter continuare a lavorare nel settore ancora per molto tempo anche se purtroppo gli spazi per il fumetto (sia comico che realistico) si stanno sempre più riducendo. Il mio augurio è che il fumetto abbia ancora lunga vita!

Paolo Telloli

Spesso capita che i disegnatori di fumetti, nonostante abbiano una lunga carriera alle spalle, siano poco noti al grande pubblico. Questo sia per l’abituale mancanza di firma sulle storie da loro realizzate, sia per adeguarsi a personaggi non loro ma ai cui col tempo hanno saputo dare un tocco personale. Proprio per questo spesso il lettore lo riconosce dal segno e lo classifica come vero autore del personaggio, dandogli il nome del creatore dello stesso.
Sandro Dossi è uno di questi, e noi di Ink per dare ad ognuno il suo siamo andati a trovarlo e porgli alcune domande per saperne di più.

Come hai intrapreso questa professione?
Disegnare è sempre stata la mia passione! Lavoravo da poco in una piccola agenzia di pubblicità quando conobbi casualmente Pierluigi Sangalli che aveva da poco iniziato a collaborare con l’editore Bianconi. Io incominciai inchiostrando le sue tavole. A quei tempi l’unico modo per imparare il mestiere era andare a bottega da un collega esperto.

Hai scelto come genere subito il fumetto comico o ti sarebbe piaciuto disegnare anche quello realistico?
Ho scelto il fumetto comico perchè era più vicino al mio modo di disegnare, ho provato a cimentarmi con il fumetto realistico ma con esiti insoddisfacenti.

Chi sono stati i tuoi maestri?
A parte il già citato Sangalli ho sempre ammirato Giovan Battista Carpi (che ho conosciuto quando collaborava con l’Editore Bianconi disegnando Nonna Abelarda) e molti altri autori, da Romano Scarpa (per le sceneggiature) a Albert Uderzo (per le ambientazioni ricche e documentate dei suoi personaggi più noti come Un-pa-pah ad Asterix) e altri ancora…

Tu hai disegnato Felix, Braccio di Ferro, Tom & Jerry e Geppo. Quale tra questi personaggi ti piaceva di più?
Nel corso della mia lunga carriera oltre ai citati personaggi ne ho disegnati molti altri. Decidere quale mi sia piaciuto di più è difficile perchè ognuno mi ha accompagnato per anni. Il primo personaggio che ho disegnato, negli anni ’60, è stato Felix, ho quindi proseguito con Braccio di Ferro per il lungo periodo dal ’66 all’80.
Contemporaneamente iniziai a disegnare Geppo. Dopo alcuni anni realizzai anche le scenggiature di Geppo e Braccio di Ferro, con la collaborazione di mia moglie Loredana. Nel 1970 iniziai a collaborare con la testata Chico, sempre della Bianconi, che durò sette anni, poi nel ’73 insieme a Sangalli e Tiberio Colantuoni su testi di Alberico Motta impostammo una pubblicazione intitolata Pinocchio. Dal momento che erano scaduti i diritti del personaggio usammo il celebre burattino e tutti i personaggi del libro creando nuove avventure. Nel ’76 è la volta di Tom & Jerry: le edizioni Bianconi ne avevano acquistato i diritti e la pubblicazione proseguì per cinque anni.
Dal 1980 entrai a far parte dello Staff di IF di Gianni Bono e dall’anno successivo iniziai a realizzare storie con i personaggi Disney (allora Mondadori e in seguito Disney Company), collaborazioni che continuano ancora oggi.

Tu lavori con un’Agenzia. Ti trovi bene?
Certo! Quest’anno fanno vent’anni che collaboro con Gianni Bono e la mia esperienza è del tutto positiva. Ho avuto modo di apprezzare l’amicizia e la stima che Gianni mi ha dimostrato in tutti questi anni lasciandomi libero di collaborare personalmente con altri editori. Nel 1990 mi ha convinto a tenere ogni sabato per quasi tre anni uno Stage per far crescere nuovi disegnatori comici, prima per Tiramolla poi per la Disney. Questo impegno mi ha molto gratificato.
Con l’Epierre ho avuto modo di passare dai generi più disparati, dalle favole, agli albi da colorare all’enigmistica creando giochi di tutti i tipi, centinaia di barzellette, rebus e cruciverba per diveri target d’età, che mi hanno permesso di ampliare la mia esperienza anche in questo settore.

Lo Staff di IF ti ha dato molto lavoro in questi anni?
Tanto. Ho disegnato centosettanta storie tra topi e paperi e tredici storie di Paperinik per la testata omonima. Per l’inserto de La Repubblica Disney Magazine, uscito nel ’97, ho realizzato e ideato tutti i giochi (quattro pagine per numero) più il paginone Dire, fare, giocare per un totale di trecentoquarantadue tavole. Sempre tramite l’Epierre ho realizzato nel 1996 Amica Scuola (con personaggi Disney), e l’anno dopo ho illustrato anche libri scolastici per la Elemond Scuola, ho disegnato gli Orsetten per la Ferrero e Los Pappagallos per la De Agostini.

Hai mai proposto personaggi tuoi ai vari editori?
Gli editori non sono quasi mai interessati a proposte di nuovi personaggi realizzati dai disegnatori (almeno a me è successo così!) ma hanno sempre preferito pagare diritti per usare personaggi stranieri conosciuti sperando che l’attrattiva del nome li facesse vendere di più.

Hai lavorato principalmente con le Edizioni Bianconi, non hai mai provato a proporti ad altri editori?
Nel periodo che lavoravo con le Edizioni Bianconi avevo una mole di lavoro tale che non avevo tempo per cercare altri editori, poi quando la Casa Editrice cominciò ad avere problemi di liquidità contattai direttamente altri case editrici. Collaborai con la Rizzoli al Corriere dei Piccoli dal ’91 al ’93 e realizzai storie con i personaggi della Warner Bros: Wile E. Coyote, Bugs Bunny, Silvestro, per la FPM ho disegnato Topo Gigio e per la Egmond Prezzemolo, la Pantera Rosa e per il Sole 24 ore Risparmio e famiglia con i Flintstones. Nel 2000 per la Panini ho realizzato due libri per la collana “Flip-Flap” (con figure da alzare): Tom e Jerry giochiamo con le parole e Tom e Jerry giochiamo con i numeri e l’anno successivo due libri didattici sull’Euro Euro sai cos’è? Scopriamolo con Eurillo creando il personaggio e il nome dello stesso.
In questi ultimi anni ho disegnato albi di adesivi attacca e stacca con i personaggi di Calimero, Frosty e Peter Cottontail, la Famiglia Smiley e ora ho in lavorazione una serie con i personaggi della Warner.

Hai avuto esperienze negative?
Poche per fortuna. Quella più pesante l’ho avuta nel ’91 con Tiramolla della Vallardi, quando l’editore mancò agli accordi fatti con i disegnatori per problemi di testata e offrì ai collaboratori di acquistare il lavoro già fatto pagando il 30% del prezzo concordato.

Cosa pensi che manchi al fumetto comico italiano.
Gli editori! Purtroppo ormai, viste le scarse vendite, gli editori non rischiano più come in passato.
Vorrebbero una pubblicazione a basso costo con una vendita sicura ma così chiunque sarebbe capace di fare l’editore.
Una volta l’editore capiva la potenzialità del personaggio proposto e per tastare il terreno lo pubblicava in una serie contenitore e visto l’interesse del pubblico lo varava con una nuova testata. Paradossalmente oggi molti giovani disegnatori, bravi e meglio preparati di come eravamo noi quando abbiamo iniziato, hanno poche possibilità di lavoro; al contrario, noi abbiamo imparato il mestiere lavorando a bottega.

Quali progetti hai per il futuro?
Spero di poter continuare a lavorare nel settore ancora per molto tempo anche se purtroppo gli spazi per il fumetto (sia comico che realistico) si stanno sempre più riducendo. Il mio augurio è che il fumetto abbia ancora lunga vita!