Evanescente come uno spiritello familiare, il ruolo di protagonista delle streghe a fumetti in ambito cinematografico è veramente limitato, a tal punto che le pellicole a loro dedicate si contano su una mano. Per giunta, il capostipite del cinema stregonesco non è neppure interpretato da attori in carne ed ossa, anche se, a più di sessantanni di distanza, i personaggi di questo capolavoro recitano molto meglio di molti dei loro colleghi “umani”. Naturalmente sto parlando del celeberrimo Biancaneve e i 7 nani di Walt Disney (1937, regia di David Hand), magistrale esempio di arte animata che resiste al tempo, alle mode e ai mezzi mediatici. E, visto che la mia bimba me ne impone la visione almeno una volta al giorno, non posso fare a meno di notare quanto sia ancora maledettamente efficace la figura della regina cattiva che con il classico filtro magico si trasforma da donna spietata, ma affascinante, nella tipica vecchia strega delle fiabe e delle lunghe veglie, passate dinnanzi al focolare, nella notte del 6 gennaio.

Il potenziale evocativo di questo archetipo dell’universo cinematografico ebbe da subito un tale successo che mister Disney pensò bene di riutilizzarlo anche in ambito fumettistico con la Strega Nocciola, che ritroviamo spesso come comparsa o acerrima rivale di Paperino, Pippo, Pluto e compagnia briscola…

Sorvolando sulla presenza, assai poco determinante, della stregaccia, nonna degli inquietanti fratellini Mercoledì e Pugsley nella intramontabile Famiglia Addams, non dimentichiamoci, invece, dell’elegante presenza scenica di Carolyn Jones nei panni, deliziosamente dark, della bellissima e raffinatissima, Morticia Addams che tanta notorietà seppe attribuire ai personaggi dei celebri cartoons creati da Charles Addams nonchè all’aspetto più accattivante e muliebre della figura stregonesca. Se quello della Jones, prima, e di Anjelica Huston poi (fece Morticia nelle recenti versioni per il cinema, oltre che la perfida strega di Chi ha paura delle streghe di Nicolas Roeg), è il tipico incarnato cinematografico della strega eterea ed affascinante, senz’altro più prosaico è il phisique-du-role dell’attrice Cassandra Peterson che, nella metà degli anni Ottanta, divenne famosa per la sua caratterizzazione di Elvira, mistress of the dark, la sexy strega, presentatrice di serial orrorifici e film del fantastico, che con il suo fisico da playmate ed i suoi sensuali ammiccamenti turbava il sonno a migliaia di adolescenti (e non solo…). Il successo di Elvira convince la D.C. Comics a realizzarne una discreta versione a fumetti che verrà poi ripresa nel 1996 nel comic-book scritto da Richard Howell, Paul Dini e Kurt Busiek e disegnato da vari artisti, mentre il cinema le dedica una pellicola, Una strega chiamata Elvira – diretta da James Signorelli nel 1988 – a mio parere fiacca ed un tantino stupida, oltre che zeppa di luoghi comuni giovanilistici e goliardie “alla Porky’s”… Speriamo che il nuovo film a lei dedicato e intitolato Elvira’s Haunted Hills, appena finito di girare ad Hollywood da Sam Irvin, abbia qualche elemento di maggior pregio.

Dato che del caso Blair Witch Project e della relativa versione a fumetti ne scrive già, su questo numero, il buon Cassani, direi di concludere questa carrellata “a volo di scopa”, citando uno dei fenomeni televisivi dell’anno e cioè il serial televisivo Streghe che, sulla scia del buon successo americano, tanto riscontro ha avuto anche presso il nostro pubblico. Pur non essendone un estimatore, prendo atto che il fascino delle giovani streghe protagoniste e delle loro beghe sentimental-orrorifiche porta con sé elementi di novità e di attualizzazione dello stereotipo della strega da non disprezzare e, soprattutto, da non sottovalutare. Tant’è che la Disney Italia, e qui arriva il collegamento con il fumetto, ha pensato bene di tastare il terreno con una nuova serie (peraltro promettente e ben realizzata…) dedicata interamente alle streghette in erba, Witch di Alessandro Barbucci e Barbara Canepa… A buon intenditor…

Gianpaolo Saccomano