Su queste stesse pagine, un paio di numeri fa, avevamo affrontato il delicato rapporto che intercorre tra il cosiddetto “fumetto comico” e la produzione cinematografica ad esso ispirata, sottolineando la notevole difficoltà che da sempre si incontra, nonostante il vantaggio della dinamicità e del sonoro diretto, nel riprodurre su grande schermo quel meccanismo (talvolta anche ingenuo…) con il quale si fa scattare la risata nel lettore che sfoglia con gusto le tavole di certi grandi autori di fumetti. Resta dunque da capire il perché il cinema, un mezzo di comunicazione così completo e sofisticato, sin da principio assurto nientemeno che al rango di Settima Arte (privilegio mai riconosciuto al fumetto e ai suoi fautori…), si riveli così di rado capace di restituirci le atmosfere e le espressività tipiche dell’umorismo disegnato. Del resto è cosa risaputa che, raramente nella storia del cinema tratto dai fumetti, si sono cimentati registi di un certo spessore (e, particolare tutt’altro che indifferente, dotati di budget di tutto rispetto) e forse questo è uno dei principali motivi per cui tutte queste pellicole non vanno al di là della mediocrità. Tuttavia il dubbio rimane e potrebbe essere utile fugarlo con un’analisi accurata del procedimento inverso: soffermandoci cioè più specificamente sui fumetti che sono stati realizzati sull’onda di serie cinematografiche di particolare successo, interpretate sì da mostri sacri dell’umorismo di tutti i tempi, ma anche e spesso da onesti mestieranti o da promettenti talenti, caduti ben presto nel dimenticatoio del tempo.

Devo premettere che molti di questi protagonisti ormai appartengono – mi si passi il termine – all’archeologia cinematografica, poiché mai come nei primi decenni del Novecento nell’ambito del cinema si ebbe una tale esaltazione del meccanismo comico grottesco. Ecco perché, in riferimento alla loro versione fumettistica, molto spesso mi è impossibile indicarvi persino chi ne furono gli autori. La maggior parte di questi fumetti furono infatti pubblicati sulle riviste inglesi “Film Fun” e “The Kinema Comics” che ai giorni nostri sono diventate rarissime e valgono parecchio. A chi volesse approfondire l’argomento, consiglio di andarsi a leggere il bel volume di Camillo Moscati intitolato Cine-Fumetto Comico, pubblicato da Editoriale Lo Vecchio; molte delle illustrazioni che accompagnano questo articolo sono tratte proprio da questo libro.

Cominciamo dunque,e visto che per maggiore chiarezza ho deciso di proporvi i personaggi in ordine più o meno alfabetico, è curioso che si inizi proprio da un comico, cicciottello e giocondo, che, purtroppo, ebbe un triste destino. Mi riferisco all’americano Roscoe Arbuckle detto “Fatty” che, dopo aver avuto una folgorante carriera, cominciata fin da bambino, di fronte alla macchina da presa, rimase coinvolto in una brutta storia di eccessi e di trasgressioni che lo portò ad un soffio dall essere condannato per l’omicidio colposo di una sventurata starlette, verificatosi nella sua villa hollywoodiana durante un festino a luci rosse. Nonostante fosse in seguito provata la sua innocenza, i produttori ed il pubblico, perfidamente manovrati dal “gossip” dell’epoca, gli voltarono a lungo le spalle e ne compromisero irrimediabilmente, non solo la carriera artistica, ma anche la serenità e la salute, conducendolo ad una fine prematura. Anche per “Fatty” si realizzarono all’epoca parecchie strisce a fumetti anche di una certa accuratezza grafica, sulla rivista “Film Fun”.

Da non confondere con il ben più famoso Larry Semon (Ridolini) – con il quale, peraltro, condivise parecchi film – il comico Jimmy Aubrey (che veniva soprattutto dal vaudeville) da noi era conosciuto con lo pseudonimo di Fridolini e le sue gesta cinematografiche furono anch’esse trasposte in fumetto sulla rivista Film Fun verso la fine degli anni Venti. Caso piuttosto unico che raro, ma anche in Italia l’editore Nerbini gli dedicò un albo della sua collana “Il piccolo cinematografo” con il titolo Fridolini allievo guerriero.

Piuttosto famoso ai tempi, è invece Monty Banks (detto Birillo) che pochi sanno essere nato Mario Bianchi nella nostra Cesena. Da giovane ed apprezzato ballerino brillante, Birillo diventa in breve una star del cinema comico grazie all’intuizione di un grande cine-operatore della Pathè, Henry Lehrman, che lo strappa ai ruoli secondari e ne esalta il talento umoristico. Il suo presentarsi al pubblico nella parte di un giovane elegante e raffinato, dispettoso e un po’ furbetto, non disgiunto da una bella presenza ed da un certo fascino conquista le platee durante gli anni Venti e spinge una rivista inglese di un certo calibro come “The Kinema Comic” a dedicargli alcune tavole a fumetti (per la verità un po’ essenziali…) che saranno poi raccolte in Italia da Nerbini sull’albo Ploum, fra i cannibali.

Sempre sul settimanale “The Kinema Comic”, furono pubblicat anche i fumetti su Syd Chaplin che, anche se la cosa è assai poco nota, era il fratello maggiore di Charlie Chaplin. Piuttosto stimato come attore di vaudeville, recitò come caratterista nelle comiche di Mack Sennett e spianò la strada (da abile manager qual’era…) al fratello Charlot. Dal 1920 in poi, si specializzò in ruoli en travestì, portando al successo soprattutto il personaggio di Auntie, la zia di Charlie. E così lo ritroviamo nelle divertenti ed accurate tavole a fumetti pubblicate prima del suo ritiro dalle scene con l’avvento del cinema sonoro. Più conosciuto, e con ruoli di un certo spessore, fu invece l’attore brillante Jimmy Durante (Schnozzle) che ebbe un notevole successo non solo per la sua bravura, ma anche per il suo simpatico grosso naso e per la sua parlata buffa e cavernosa. All’apice del successo teatrale, alla fine degli anni Venti Jimmy Durante, dopo aver lavorato nientemeno che per Ziegfeld, intraprende una lunga e fortunata carriera cinematografica che arriva fino al 1970 e che Film Fun traspone in fumetto con parecchie tavole di buona fattura pubblicate dal 1933 al 1937 e riprese sul settimanale italiano “Jumbo”.

Su Fernand Joseph Dèsirè Contandin, in arte Fernandel, non intendo certo dilungarmi; tutti abbiamo nel cuore la straordinaria espressività (non solo comica…) di questo celebre attore del cinema francese che, grazie soprattutto al personaggio di Don Camillo divenne un po’ italiano d’adozione. Citarlo in merito al genere grottesco sarebbe uno spregio alla sua indiscutibile valenza artistica e, se qui lo faccio, sia ben chiaro che è solo in considerazione del fatto che i fumetti a lui dedicati dal disegnatore francese Pellos (e recentemente ripresi da Goube) hanno un’impostazione notevolmente grottesca e ricca di non-sense, ben lontana da certe raffinatezze umoristiche tipiche di questo grande attore… Chi invece davvero se ne intende per il grottesco e l’umorismo surreale fu lo svizzero Karl Adrien Wettach, meglio conosciuto come Grok, che per la sua particolare espressività umoristica venne addirittura considerato come “il re dei Clown”; egli ebbe grande successo e popolarità non solo sul palcoscenico e sotto il tendone da circo, ma anche in alcuni vecchi film della fine degli anni Venti, che ne fecero una sorta di grande maestro dell’arte clownesca di tutto il mondo. Il fumetto riprese ed adattò le sue gag, fracassone ed immediate, anche stavolta per la rivista “Film Fun” (ed in Italia su “Jumbo”).

Con l’attore Lloyd Hamilton, dobbiamo proprio tornare ai primi passi del cinema hollywoodiano, poiché con il suo faccino stralunato ed i suoi modi da gentiluomo pasticcione, girò ben duecento pellicole a partire dal 1914 fino all’avvento del sonoro e, naturalmente, il settimanale “Kinema comics” gli dedicò parecchie tavole a fumetti nei primi anni Venti. Di lui certo non conserviamo un grande ricordo, mentre dello straordinario attore di cui parliamo adesso, possiamo certamente dire che la sua vis comica è ormai entrata nella leggenda del cinema: Buster Keaton. Questo grande interprete della comicità di tutti i tempi (che al pubblico italiano era noto anche col nome di Saltarello) con la sua intensissima e d irresistibile maschera triste, riuscì a strappare risate al pubblico di tutto il mondo inciampando, cadendo, capitombolando, in un susseguirsi di esilaranti gag indiavolate, e giustamente, poco prima della sua scomparsa (avvenuta nel 1966) fu consacrato all’olimpo dei grandi attori di tutti i tempi con una sensazionale accoglienza alla mostra del cinema di Venezia. Le mediocri tavole a fumetti che “Film Fun” gli dedicò ai tempi, non rendono affatto giustizia alla sua abilità recitativa e alla poesia della sua arte.

Altro grande comico del periodo, dal viso triste e un po’ imbronciato, fu Harry Langdon che con la sua espressione perennemente fanciullesca ed una vena comica innocente ma efficace, ben si adatta invece alla dimensione un po’ onirica di certe tavole che furono pubblicate su “Kinema Comics”; ma molti preferiscono di gran lunga la raffinatezza e l’eleganza delle numerose pagine che ebbero per protagonista un altro famoso comico del periodo, Harold Lloyd, che con il suo fascino un po’ wasp e la romantica intraprendenza dei suoi personaggi, ben incarna il modello dell’americano medio dei primi anni Trenta. In Italia fu pubblicato su “Jumbo” e poi su un rarissimo albo Nerbini intitolato “Amore e poesia”. Tutt’altra presenza scenica ebbe invece un grande caratterista della pantomima come Mack Swain che, con quel suo corpaccione grande e grosso, i baffoni e gli occhi strabuzzati su quel faccione tondo e buffo, non possiamo fare a meno di ricordare per il ruolo di Giacomone nel capolavoro chapliniano “la febbre dell’oro”. Swain, che aveva cominciato con particine nel gruppo dei “poliziotti di Keystone” ebbe subito un buon successo nell’ambito della comica grottesca con la serie di “Ambrose” (attorno al 1914), il che indusse quelli di “Film Fun” a dedicargli qualche (trascurabile) storiella a fumetti. Chiude il gruppo dei comici internazionali un attore molto conosciuto, Larry Semon/Ridolini, il re della risata acrobatica, che ho tenuto per ultimo non solo per la grande popolarità che ai tempi ebbe anche in Italia, ma perché è uno dei rari casi in cui un divo comico del muto venne disegnato a fumetti anche in Italia: per la precisazione da Gelindo Furlan prima e dal nostro Paolo Piffarerio in seguito. A dedicargli parecchi albi con storielle inedite e studiate apposta per i lettori italiani furono dapprima l’editore Tristano Torelli (dapprincipio nel formato “all’italiana” e poi a striscia fino al 1952) e persino Valentino Bompiani nel periodo anteguerra.

Altri casi degni di nota riguardano, invece, attori comici italiani, di grande popolarità e dalla vis comica marcatamente grottesca o surreale, che con il loro personaggio più famoso sono stati poi trasposti a fumetti. Si comincia con il grande Macario, indimenticabile comico torinese che si cimentò con eguale bravura sia nel teatro di Rivista, che nel cinema e nella televisione (e che “mamma Rai” farebbe bene a riproporci ogni tanto!). A partire dal 1940 una sua caricatura (Macarietto) realizzata dal disegnatore Giovanni Manca, venne pubblicata per lungo tempo e con grande successo sul “Corriere dei Piccoli”. Lo stesso Manca disegnò poi negli anni Sessanta, per “Il Monello”, un’apprezzabile serie di tavole a fumetti con protagonista un celebre artista milanese specializzato in macchiette, tanto raffinate quanto esilaranti: Tino Scotti. A partire dal 1957, invece, le Edizioni romane del Gallo Rosso, diedero alle stampe, con cadenza settimanale, un tascabile a fumetti dedicato a Pappagone. Il grande attore napoletano Peppino De Filippo, aveva infatti reso talmente popolari i siparietti comici che avevano per protagonista questo personaggio buffo e strampalato, da contagiare, con i suoi tormentoni linguistici e le improbabili storpiature, gran parte della platea televisiva di quegli anni.

Direi di concludere questa lunga carrellata sul fumetto comico grottesco di derivazione cinematografica, citando appena Adriano Celentano, al quale (con il nome di Rockerone Celentone) furono dedicati diversi fumetti pubblicati su “Il Monello” tra il 1959 e il ’61 (e sempre disegnati dal bravo Giovanni Manca) e di soffermarci un attimo in più su due indimenticabili maestri del grottesco/parodistico italiano come Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Questa grande coppia della risata all’italiana, nella sua lunga carriera giunse ad interpretare più di cento pellicole di genere parodistico e raggiunse una popolarità tale che, col passar degli anni, invece di scemare va rafforzandosi. Logico, quindi, che il fumetto non se li sarebbe lasciati sfuggire, infatti un editore romano a suo tempo pubblicò una serie a fumetti con loro come protagonisti: si tratta, però, di un prodotto di livello non certo eccelso… come molti (purtroppo) dei film da loro interpretati.

Gianpaolo Saccomano