Dice il saggio: Bonvi è stato senza alcun dubbio uno degli autori più brillanti del nostro fumetto. Purtroppo è stato, ma ancora adesso, a sette anni dalla sua morte, continua ad essere uno dei maggiori successi del panorama editoriale fumettistico nostrano. Sicuramente non esiste italiano che non abbia letto almeno una striscia delle sue Sturmtruppen, o che non abbia visto almeno uno dei (criticabilissimi) film ispirati, più o meno ufficialmente, alle loro avventure. Ma anche se questi simpatici soldatinen sono di certo la sua creazione più nota, Bonvi ha dato vita ad altri grandi personaggi, tra i quali basta citare i soli Cattivik (poi letteralmente regalato a Silver) e Nick Carter.

Parmense di nascita (31 Marzo ’41) ma bolognese d’adozione, Bonvi ha lavorato come creatore di caroselli prima di vincere un concorso per fumettisti indetto dal quotidiano Paese Sera. La striscia era – ovviamente – Sturmtruppen, e l’anno era il 1969. Le disavventure dei poveri militari costretti in trincea, militari che come tutti gli altri suoi personaggi Bonvi era solito disegnare riprendendo in maniera caricaturale le proprie fattezze, vengono pubblicate su numerose riviste e rivistine, oltre che ovviamente sullo stesso Paese Sera, ottenendo da subito un grandissimo successo. Perché questo successo? Innanzi tutto perché quelle storie erano divertenti, molto divertenti, il che non è una cosa da poco.

Si potrebbe star qui a sindacare sull’importanza della satira antimilitarista contenuta in quelle strisce, e in effetti è innegabile che il fatto che quei soldati rappresentino un po’ tutti noi, ma trovo che questo fosse un aspetto che si andava “solo” ad aggiungere all’incredibile efficacia comica della serie, non ne era la principale ragione di successo. La serie, tra l’altro, è stata la prima in Italia a venir distribuita all’americana, ossia su più testate contemporaneamente, senza alcun contratto di esclusiva. Quello che negli Stati Uniti si chiama “syndication”, con la differenza che in questo caso era lo stesso Bonvi a gestire la cosa invece di mettersi nelle mani di un, appunto, syndicate. Gestendo la serie tutto da solo, Bonvi non riuscì a dare al suo pesante lavoro una qualità costante nel tempo. Una striscia quotidiana è un impegno gravosissimo per un autore che deve ideare le storie e poi disegnarle, e l’ambientazione tutto sommato limitante creava non pochi problemi alla fantasia di Bonvi, che infatti finì spesso per ripetere più volte le stesse situazioni. Tant’è che, dopo quattro anni e 1350 strisce, l’autore decise di sospendere la produzione per un annetto, alla ricerca di nuova ispirazione.

Certamente meno impegnative gli risultavano le avventure di Nick Carter, realizzate insieme con Guido De Maria. La serie era nata come cartone animato nel 1970 per quella che è stata una delle trasmissioni televisive più di culto della nostra storia, Gulp, fumetti in TV, e solo in seguito è stata trasposta su carta dai due autori. Come sicuramente sapete, vi si narravano le avventure del più grande (non dal punto di vista fisico, però) investigatore privato di New York e dei suoi fidi assistenti Patsy e Ten, alla perenne caccia dell’asso del travestimento Stanislao Moulinski. Rispetto alle strisce delle Sturmtruppen, qui le situazioni sono certamente più tendenti al realistico, influenzate com’erano da fatti di cronaca e di costume del passato. Certo non si può inserire questo fumetto nel filone realistico, ma i riferimenti storici sono talmente precisi ed evidenti da rendere la serie apprezzata allo stesso modo da bimbi e adulti.

Quello stesso binario, che dalla comicità pura porta verso il realismo più o meno serioso, Bonvi lo percorrerà ancora nel 1978, quando produrrà per la Cepim (oggi Bonelli) il volume L’uomo di Tsushima, il 13° della serie Un uomo un’avventura. La storia è quella della guerra tra Sovietici e Giapponesi del 1904, guerra che tra l’altro si inserisce all’interno di una situazione politica piuttosto movimentata: il 22 Gennaio 1905 ci fu il Bloody Sunday originale, il massacro di San Pietroburgo (allora Pietrogrado) che diede praticamente inizio alla prima rivoluzione Russa, e nel Giugno dello stesso anno ci fu l’ammutinamento della Corazzata Potëmkin, con buona pace del ragionier Fantozzi. Basato su precise cronache dell’epoca, L’uomo di Tsushima ha come protagonista un Jack London fisicamente molto simile a Bonvi, inviato speciale del New York World prima in Madagascar, dove fa talmente caldo che anche preoccuparsi è una fatica eccessiva, poi a Singapore, quindi in Brasile. Luoghi non certo vicini al fronte, ma in cui il famoso scrittore riesce a venire a conoscenza di come le cose siano andate in guerra, grazie alla testimonianza del soldato Bogdanov. Un fumetto bellissimo, quasi serio ma mai serioso, disegnato con un tratto che in alcuni momenti spiazza un po’ il fan più accanito, e che racconta una storia talmente incredibile da poter essere raccontata soltanto in un albo a fumetti… anzi: soltanto in un fumetto di Bonvi.

Alberto Cassani