Fa freddo e tira vento; ogni tanto qualche lampo rischiara il cielo. È il 6 di agosto, ma non si direbbe proprio. Stamattina pioveva, e anche se nel pomeriggio è uscito il sole, stasera un maglione lo si indossa volentieri, qui in piazza. Piazza Grande, la vera attrazione del Festival Internazionale del Film di Locarno: 7.000 posti a sedere, per guardare uno schermo di 26 metri per 14. Stasera – come tutte le sere, in realtà – tutto esaurito per la prima mondiale del nuovo cartone animato, il primo per il cinema, di Pascal Morelli, autore molto più alternativo di quanto possa far sembrare la foto che trovate da qualche parte in queste pagine. L’attesa è tutta per il protagonista del film, comunque: il marinaio più famoso del mondo fa la sua seconda apparizione sullo scherno cinematografico, dopo la comparsata finita male nel geniale Dust di Milcho Manchevski.

Di Corto Maltese non credo ci sia bisogno di dire gran che: nato a Malta il 10 luglio 1887 da una gitana andalusa e un marinaio bretone, vive le sue avventure tra il 1905 e il 1925. Avventure in senso stretto: Corto è un “gentiluomo di fortuna”, un avventuriero dei più puri, di quelli che viaggiano non in cerca di tesori ma in cerca dell’avventura in sé, per divertimento o per aiutare un amico. È un libero pensatore, uno che ai quattro angoli del globo non dimentica mai le poesie di Eugenio Genero e gli scritti di Tommaso Moro. La capacità del suo creatore Hugo Pratt è stata soprattutto quella di creare, già da Una ballata del Mare Salato, un universo fittizio ma credibile, pieno di avvenimenti eccitanti e di personaggi vivi e intriganti; un universo in cui la sospensione dell’incredulità entra in funzione nella mente del lettore sin dalle prime vignette. Lo stesso pregio che ha caratterizzato i lavori, per fare solo un nome di gran moda, di JRR Tolkien. Corto, comunque, è diventato in brevissimo tempo un personaggio leggendario del mondo del fumetto, soprattutto in Francia dove – al solito – i fumetti li capiscono meglio di noi, e dove hanno subito amato questo mezzosangue con l’abitudine di trovarsi un giorno al caldo dei tropici e quello successivo nel freddo siberiano. Non pare di essere in Siberia, ma la bassa temperatura ci riporta a quel ramo del Lago Maggiore che volge a nord del confine svizzero. Sono le nove e mezza di sera, il potente faro che illumina la platea si spegne e una voce vergognosamente impostata – roba da SuperClassifica Show, ve la ricordate? – annuncia l’inizio della proiezione.

Corto Maltese – La Corte segreta degli Arcani è costato ai suoi autori 5 anni di lavoro, 60.000 sigarette e chissà quanti crampi alle mani. Ispirato al sesto dei dodici albi di Corto, Corte sconta detta Arcana, il film narra delle peripezie che portano il Nostro a lasciare la sua casa di Hong-Kong per spostarsi tra Shanghai, la Cina e la Siberia, nel periodo che va dal novembre 1918 all’aprile del ’20. La scusa di questo lungo e appassionante viaggio è di recuperare per conto delle Lanterne Rosse, una società criminale composta unicamente di giovani donne, 160 tonnellate d’oro che viaggiano lungo la ferrovia transiberiana. Il tutto, o almeno così si spera, in compagnia del caro Rasputin.

“Appassionante”, ho detto? Sulla carta, forse; sicuramente su quella disegnata da Pratt. Non sullo schermo, non in questa versione. Qual è stato l’errore di Morelli e del suo staff? Forse l’aver scelto per la riduzione filmica un volume che aveva alle spalle quasi un decennio di storia del personaggio, di conseguenza per rendere lo sviluppo comprensibile a tutti si sono dovuti mischiare alcuni elementi e tagliarne altri. L’umanità, il realismo, del personaggio Corto Maltese è andato un po’ perso, nel processo: in ogni sparatoria la pallottola più vicina gli finisce a due metri, mentre le sue non mancano mai il bersaglio; naufraghi una giunca o cada un aereo, state pur certi che lui si farà meno male di Tex Willer nelle sue peggiori avventure; se la sua mente comincia a vagare in preda al gelo di una tormenta di neve, arriverà di certo il vecchio Rasputin, travestito da Babbo Natale, a salvargli la pelle. In realtà sono le stesse cose che gli capitano nel fumetto, ma qui sono raccontate in maniera diversa, meno convincente. Com’era quella storia della sospensione dell’incredulità?

Dal punto di vista grafico, invece, la pellicola è assolutamente straordinaria. Abbastanza fedele al tratto prattiano per quanto riguarda il disegno di base dei personaggi, il film ci mostra dei luoghi, delle ambientazioni, assolutamente spettacolari. Quello che la sceneggiatura non riesce a fare lo fanno invece i disegni: farci sentire dentro la storia, a fianco dei personaggi. L’impatto visivo generale, comunque, è ben diverso da quello dei fumetti d’origine: laddove c’era una sostanziale sintesi grafica, c’è un’impressionante ricchezza di particolari; dove c’era un segno sporco e contrastato, c’è una figura morbida e dai colori delicati.

Comunque, anche uscendo dal parallelo film-fumetto – perché in fondo lo stesso Morelli ha dichiarato che questa è la sua versione personale di Corto, e che si aspetta le critiche dei fan – non si può negare che la sceneggiatura ha comunque qualche buco di troppo. Personaggi poco approfonditi e situazioni che paiono molto dei “deus ex machina”, una sequenza in cui l’uso insistito del Valzer dei Fiori di Tchaikovsky finisce per infastidire (e lo dico con tutto l’amore possibile per il compositore del bellissimo Capriccio Italiano) e nessuna scena che fa trattenere il fiato. La voce calda ma monocorde di Richard Berry non aiuta certo a ricostruire il carisma dello zingaro del mare, e alla fine il personaggio che colpisce di più è uno straordinario Rasputin, che però pare un po’ troppo una macchietta comica. Il risultato globale, insomma, lascia un po’ perplessi, discretamente annoiati. Devo dire però che alla rossa signorina che mi accompagnava, la pellicola non è dispiaciuta per nulla (salvo poi salutare e andare a nanna senza vedere il secondo film in programma, distrutta dalla stanchezza – ma sarà certamente stata la mia compagnia, ad ammorbarla…), per cui può anche darsi che se non vi fate troppi problemi, la vostra sospensione dell’incredulità funzioni, e Corto Maltese vi appaia più vivo di quanto non sia parso a me.

«Corto Maltese non morirà: Corto Maltese se ne andrà perché in un mondo dove tutto è elettronica, dove tutto è calcolato, tutto è industrializzato e tutto è consumo, non c’è posto per un tipo come lui», diceva Hugo Pratt per smentire le voci di una possibile morte di Corto durante la guerra di Spagna. Stasera, qui in Piazza Grande, ci siamo invece resi conto che nonostante un film mediocre, a questo mondo ci sarà sempre posto per tipi come lui. Anzi: di tipi come lui non ce ne saranno mai abbastanza.

Alberto Cassani