«Le Americhe di Pizzarro e di Cortes. Le epiche gesta dei conquistadores. Ma anche tante sofferenze, ingiustizie e sopraffazioni. E tante vicende avventurose ancora sconosciute. Nel Perù di quattro secoli fa.» Con questa didascalia inizia su Skorpio la serie di Alvar Mayor, creata nel 1977 da Carlos Trillo ed Enrique Breccia. Il protagonista della serie – Alvar Mayor, appunto – è figlio di uno dei conquistadores di Pizzarro, e gira per l’antica terra dei Maya e degli Incas in compagnia di Tihuo, un indio di poche parole ma che non si fa problemi ad ammazzare la gente. In effetti, attraverso il segno duro e affascianante di Breccia junior, che ci regala sequenze da museo del fumetto, quella che ci viene raccontata è una lunga saga avventurosa che non risparmia al lettore omicidi, stragi, tradimenti e notti d’amore. Sempre senza esagerazioni, alle volte con delle soluzioni che assomigliano tanto a delle auto-censure, ma sempre attraverso scene di grande efficacia.

Per sei anni, dal 1977 al 1983, ci vengono raccontati i vagabondaggi di Alvar Mayor. Le storie, 57 episodi autoconclusivi di 12 tavole, riescono a non essere mai banali o ripetitive, grazie ai testi come sempre ricchi di azione e di ironia di Trillo. Spesso contaminate da elementi fantasy, le avventure di Alvar Mayor sono ambientate in un Perù fortemente evocativo di quelle che sono le tradizioni e le leggende del luogo, ma anche dei grandi classici della letteratura mondiale. Divisa in tre cicli narrativi piuttosto diversi l’uno dagli altri, la serie finisce per far crescere progressivamente il personaggio, lasciando nel suo carattere i segni delle avventure precedenti.

Se nel primo ciclo, Alvar Mayor agisce in fondo pensando al proprio guadagno, lavorando per committenti spagnoli spesso alla ricerca di leggendari tesori nascosti, nel secondo l’atmosfera si fa decisamente più magica, onirica. L’espediente narrativo usato per separare il primo ciclo dal secondo, con il nono episodio, è la separazione di Alvar Mayor da Tihuo. Il nostro eroe lascia l’amico alla ricerca di una città, e di una donna, che gli sono apparse in sogno. Una volta trovata la città e salvata la dama in pericolo, la coppia formata dal Destino inizia ad andare per proprio conto alla ricerca di tesori nascosti, per poi unirsi ad altri strani personaggi, che rendono l’atmosfera della serie talmente grottesca da giustificare l’incontro con Omero, condannato a vivere in eterno per aver cantato la storia di colui che sconfisse gli dei, e quello che Alvar Mayor ha con il diavolo in persona e nel terzo ciclo con Jorge Luis Borges (poeta a cui Trillo è evidentemente molto legato, dato che l’ha spesso citato e utilizzato in Cybersix). Il secondo ciclo termina con Alvar Mayor che resta da solo, abbandonato dalla donna che ama e separato dagli amici che nel frattempo hanno fatto carriera.

Non è solo l’ambientazione ed il tono delle storie che cambia, da un ciclo all’altro, ma anche l’aspetto grafico della serie subisce una notevole modifica. Man mano che a serie procede, Breccia si fa sempre più maniacale nel disegno, riempie la tavola con sempre più segni, le inquadrature si fanno ancor più ardite e le tavole prendono ad avere una potenza visuale non comune. È probabilmente con questa serie che Breccia jr. realizza alcune delle cose migliori di tutta la sua carriera, per lo meno per quanto riguarda la produzione in bianco e nero.

L’Alvar Mayor del terzo ciclo di storie, comunque, è un lupo solitario che vive avventure quasi sempre slegate le une dalle altre, che vaga alla ricerca del senso della vita, della propria vera identità e del proprio futuro. Per tutta la durata della serie, infatti, Alvar Mayor si scontra con profezie di male che finiscono spesso per realizzarsi (come quella che lo voleva uccisore di uno dei suoi migliori amici). Nel finale, gli ultimi due episodi, Alvar Mayor incontra un uomo, un mendicante, che ha conosciuto suo padre, e la sua ricerca termina con la scoperta delle sue vere origini, della vera personalità del suo genitore: un uomo avido e determinato, capace e spietato. Mentre noi lettori abbiamo il piacere di leggere una splendida cronaca dello sbarco spagnolo in Perù, un evento che finiremo per associare automaticamente con il nome di Alvar Mayor, un nome che viene pronunciato con sempre maggior rispetto, in quella parte delle Americhe.

Alberto Cassani