Una giovane donna avvolta in un mantello nero percorre le strade di Meridiana durante la notte. In certe occasioni barcolla, come se le restassero poche forze; in altre realizza prodezze fisiche irraggiungibili da un atleta olimpionico. Si intuisce una qualche forma di manipolazione genetica, qualcosa che va oltre l’umano, ma in lei si mischiano debolezza e forza, tenebre e bellezza… Ci si innamorerebbe, di una ragazza così; solo che… a Meridiana ci sono 3.123.201 abitanti: la maggior parte di loro sono esseri umani, ma Cybersix non lo è!

La serie Cyber è la terza versione di un essere umano geneticamente modificato dal dottor Von Reichter. La prima serie, gli Idea Fissa, è semplice ma perfetta: gli Idea Fissa sono stupidi come un caprone di montagna ma in grado di eseguire qualsiasi ordine. La seconda serie, i Techno, sa sfruttare al massimo una caratteristica ben precisa che gli viene impiantata: possono ricoprire qualsiasi ruolo sociale senza la minima difficoltà, basta programmarli. I Cyber – la terza serie, appunto – dovevano essere l’apoteosi delle ricerche che Von Reichter stava effettuando nel suo laboratorio segreto in Amazzonia: un essere più intelligente, più forte, più agile, più veloce… migliore. Meglio dell’uomo da sei milioni di dollari! Invece, tutti e 5.000 gli esemplari creati dallo scienziato tedesco hanno in breve tempo sviluppato la preoccupante tendenza a ribellarsi agli ordini, a rifiutare l’autorità che gli ordini li dà. Sarà forse il fatto che tutti e 5.000 gli esemplari sono stati costruiti partendo da cromosomi del 1968? Comunque, per non saper né leggere né scrivere, Von Reichter decide di distruggere l’intera serie, ma grazie all’aiuto di un vecchio inserviente, la Cyber numero sei, una bambina di circa diec’anni, si salva dall’Olocausto e fugge fino alla città di Meridiana. Meridiana è una città goticheggiante; potrebbe essere Praga come potrebbe essere la New York degli anni ’20. È la città perfetta per far muovere quella che a prima vista può apparire come una semplice versione femminile di Batman. Di brutte copie dell’alter-ego di Bruce Wayne, però, c’è bastato Moon Knight, e Cybersix è per nostra fortuna qualcosa di completamente diverso.

Creata per le pagine di Skorpio dagli argentini Carlos Trillo e Carlos Meglia, Cybersix ha messo in mostra fin dalle sue prime avventure una profondità di testo non comune nei fumetti seriali proposti in quel tipo di riviste, o da altre case editrici, se è per questo. Innanzi tutto il fatto che Cybersix si nasconda sotto i panni del timido insegnante di letteratura Adrian Seidelman – un uomo! – richiede una complicità da parte del lettore certamente superiore alla media: non è semplicissimo credere che si possano nascondere sotto maglioni sformati e giacche da fighetti delle tette ottava misura come quelle di Cyb… Poi l’uso continuato di didascalie con la voce narrante della protagonista e l’incredibile quantità di citazioni letterarie seminate qua e là (roba che neanche Dylan Dog ai bei vecchi tempi…) davano alle storie un ritmo ben diverso da quello dei comics più o meno d’azione cui il pubblico del periodo era abituato. Un ritmo che magari qualcuno poteva trovare lento e noioso, ma che permetteva al lettore di immergersi completamente nell’atmosfera ricca di pathos e di ironia tipica delle sceneggiature di Trillo. Personaggi come Von Reichter e Krumens, come Joseph ed Helmut, o come Lucas e Lori erano dotati di caratteri peculiari estremamente efficaci, il che rendeva le loro vicissitudini davvero molto appassionanti. Il successo di pubblico, infatti, fu notevole, tanto che la casa editrice Eura decise di dedicare alla nostra Cybersix una serie autonoma di albi mensili di formato bonelliano. Questo succedeva più o meno contemporaneamente alla realizzazione, in Sud America, di una serie di cartoni animati a lei dedicati: 15 puntate di mezz’ora che nonostante il buon impatto grafico non trovarono mai distribuzione internazionale.

Non credo si possa negare che all’iniziale successo del personaggio abbiano contribuito le tette di cui sopra, le stesse che hanno decretato il successo di una certa Lara, e mi sembra altrettanto evidente come il successo sia cominciato a scemare quando Meglia, probabilmente incapace di rispettare le scadenze che un mensile come quello richiedeva, ha cominciato a farsi “aiutare” da altre persone, con conseguente notevole calo nella qualità dei disegni. A posteriori si può dire che sarebbe stato preferibile rendere la testata bimestrale in anticipo rispetto a quando lo è diventata, in modo da dare più tempo ai due bravissimi autori per realizzare le storie. Perché il buon Trillo ci marciava non poco, con la storia delle citazioni letterarie, per allungare il brodo… Com’è, come non è, la qualità della serie calò velocemente, tanto quanto le vendite. La conclusione della vicenda sembra ancor oggi posticcia, affrettata, e purtroppo la nota diatriba tra la Eura e Trillo ci impedirà di vedere delle nuove, più ispirate, avventure della creatura che i suoi nemici usavano chiamare “rinnegata”.

Alberto Cassani