L’ottimistica previsione di Pier Carpi sulla galanteria del tempo e sulla futura riconsiderazione dell’ultimo suo sofferto romanzo, per ora non si è avverata e il problematico “Gesù contro Cristo” resta ancora abbandonato nelle soffitte polverose del dimenticatoio librario, colpevole (ma sarebbe meglio dire “in attesa di giudizio”) per quella sua temeraria visione di un Cristo troppo umano, debole e fragile, che ha infastidito non poco l’ambiente ecclesiastico e che gli è costato la fredda accoglienza dell’intellighenzia culturale italiana. Direi, comunque, che, a beneficio di coloro che non hanno ancora avuto modo di valutarne il talento artistico, sarà meglio dare qualche cenno in più sulla sua figura.

Pier Carpi, morto prematuramente tre anni fa (il 26 giugno 2000), era nato a Scandiano (RE) il 16 gennaio del 1940 e, oltre che un importante giornalista, è stato anche scrittore, sceneggiatore e regista cinematografico di un certo rilievo (tra l’altro molto conosciuto anche all’estero). Un artista “a tutto tondo” insomma, anche se in questa sede, naturalmente, ci interessa analizzarne soprattutto l’operato in campo fumettistico, con però questa piccola premessa che vi prego di tenere in debito conto: il suo è sempre stato un talento, oltre che indubbio, anche un po’ scomodo, o sarebbe meglio dire poco “allineato”, poco “malleabile”, soprattutto negli anni Settanta, quando l’anticonformismo era più facile sbandierarlo che praticarlo.
Del resto Pier Carpi qualche sgambetto ideologico lo aveva già subito quando, nel 1975, con il suo film Povero Cristo era stato selezionato per la Mostra di Venezia e poi meticolosamente fatto sparire perché a qualcuno una pellicola incentrata sulla ricerca di Cristo, soprattutto da parte delle giovani generazioni, dava parecchio fastidio. E sì che il suo precedente poema Il Vangelo di Maria, con la sua straordinaria interpretazione della Rivelazione, aveva ottenuto elogi e giudizi positivi proprio dall’ambiente clericale e perfino dal Papa. Cosa verificatasi anche per il successivo Le profezie di Papa Giovanni, saggio controverso e decisamente più commerciale, che fu dapprima accolto con diffidenza e ostracismo e divenne poi un grosso successo editoriale (ben supportato dal riconoscimento – in un certo senso “ufficiale” – delle capacità profetiche del Beato Papa con un Angelus dell’allora Pontefice Paolo VI).
Anche la sua attività in ambito teatrale (che pur gli valse un premio Nuova Espressione per il Teatro) è stata piuttosto controversa e criticata, soprattutto per le sue commedie Il Papa in vacanza e Mandrake a Dallas, mentre l’unico suo dramma, L’abbraccio, è stato poi rappresentato e ben accolto anche al festival dei Due Mondi di Spoleto.

Tornando, comunque, più specificamente all’ambito fumettistico, di Pier Carpi è certo che la sua vena creativa ha spaziato in generi e personaggi completamente diversi tra loro e le sue collaborazioni hanno avuto riscontro internazionale, riuscendo a mantenersi sempre ad un livello molto elevato; anche quando si trattava di sceneggiare storie per personaggi seriali e molto schematizzati. In particolare, il suo esordio fumettistico avviene nel 1963 quando realizza alcune storie per Topolino. Nell’anno successivo, Pier carpi si affianca alle sorelle Giussani e scrive soggetti per Diabolik. Sempre di quel periodo sono le numerose sceneggiature per Superman e Batman della DC Comics, edite da Mondadori, e realizzate anche da autori italiani. Negli stessi anni escono alcune serie ideate e realizzate ex-novo da Pier Carpi, tra le quali possiamo ricordare il personaggio di Nic Cometa, un pilota automobilistico nostrano (creato forse sulla scia del successo che, anche in Italia, aveva riscosso il “mitico” Michel Vaillant di Jean Graton) e disegnato con la consueta cura da Sergio Zaniboni ed Enrico Bagnoli.

Ma è il sodalizio editoriale con le sorelle Giussani, e di rimando con l’editore Gino Sansoni, quello che permetterà a Pier Carpi di pubblicare il meglio della sua produzione fumettistica originale; traguardo che viene raggiunto mediante una sorta di escalation artistico-creativa nella quale creazioni come Zakimort, la “Diabolik in gonnella”, e il “lungocrinito” Teddy Bob, rappresentano il suo primo vero successo autoriale.
Zakimort fu pubblicata per 91 numeri a partire dall’agosto del 1965 (cui seguirono le 24 storie de “Le straordinarie avventure di Zakimort – Occhio segreto”). E’ un eroina del “nero per adulti” creata proprio da Pier carpi e sviluppata graficamente da Giorgio Montorio; il suo (non trascurabile) successo fu determinato anche dal fatto di essere realizzata da un team di notevole spessore composto da Michele Gazzarri, Nino Laccisaglia ed Ennio Missaglia per i testi, e da Pietro Gamba, Flavio Bozzoli, Emilio Uberti, Michele Ricci, Floriano Bozzi ed Erminio Ardigò per i disegni.
Di Teddy Bob possiamo dire che raggiunse addirittura i 154 numeri (di cui gli ultimi 15 in un nuovo formato e con caratteristiche più sexy), fu anch’esso elaborato graficamente da Giorgio Montorio (che si era ispirato alla fisionomia di Prince Valiant) e disegnato, in seguito, anche da Pietro Gamba, con Gino Marchesi e Luigi Dauro. Le avventure beat di Teddy Bob e della sua gang non sono certo il capolavoro di Pier Carpi, perchè la loro serialità e una certa ripetitività commerciale ne limitano fortemente l’iniziale carica innovativa (appesantita oltretutto da una gergalità poco credibile e difficilmente attribuibile al vero movimento beat) , ma qua e là balzano all’occhio soluzioni di indubbia originalità, arricchite da quel pizzico di trasgressività che probabilmente era insita nel concept originario. Se, a distanza di trent’anni, vi dovesse capitare di rileggerle, avvertireste ancora quel sapore nostalgico e quella carica di simpatia che le aveva trasformate in un buon successo editoriale (90.000 copie per numero) in un periodo in cui il fumetto nero la faceva da padrone nelle vendite.

Nel ’67 Pier Carpi torna infatti al fumetto nero, con il meno conosciuto e in un certo qual modo “minore” I Serpenti, per la Agena editoriale con i disegni di Annibale Casabianca, che avrà però una tiepida accoglienza da parte dei lettori (ne vengono, infatti, pubblicati solo 7 numeri), probabilmente anche a causa dell’insolito mix di generi: un cocktail dal sapore indefinibile e dagli ingredienti troppo fantasiosi… I serpenti sono, infatti, esseri silenziosi che strisciano nel buio, sorta di giustizieri implacabili che seminano il terrore tra i malavitosi: l’Uomo Serpente, che col suo sguardo magnetico paralizza e domina la volontà altrui e col suo anello incandescente lascia sulla carne un segno infuocato e indelebile che marchierà per sempre i suoi avversari; la Donna Serpente, la sua bellissima compagna, che con le unghie paralizzanti annulla la resistenza di ogni avversario; Peter, il bambino che è al corrente del segreto dei suoi terribili compagni e nel cui sguardo agghiacciante si legge il dramma stesso della sua esistenza ed infine Kriss, un autentico serpente che immobilizza e stritola i cattivoni di turno. Le gesta di questi terribili personaggi si svolgono a Madison, negli Stati Uniti, e l’ispettore Frank Cooper, della Squadra Omicidi, è l’unico a conoscere veramente la forza e l’implacabilità dei Serpenti, gli esseri che si nascondono nell’oscurità e che da essa escono solo al momento di raddrizzare i torti e le ingiustizie.
È di questo periodo anche il non facile impegno come direttore del giornale satirico Bertoldo, allora edito da Sansoni, nel quale si faceva sì satira di costume, ma senza mai sbilanciarsi troppo perchè eran tempi quelli in cui era estremamente facile essere tacciati di estremismo politico, cosa che a Pier Carpi non garbava affatto, nonostante quasi tutto il suo libero scrivere fosse pregno di richiami politici e sociali e non avesse peli sulla lingua o remore professionali per chi lo attaccava direttamente… Sul Bertoldo pubblica anche una serie di vignette umoristiche di cui realizza non solo i testi, ma anche i disegni.

Negli anni Settanta Pier Carpi è curatore e promotore di una serie di volumi monografici dedicati ai grandi autori del comics americano, L’Olimpo del fumetto, collana che, oltre a presentarsi come un’importante novità per la riconsiderazione del fumetto nel circuito librario, costituisce anche un tentativo di elevare questo mezzo di espressione artistica a vera e propria forma di letteratura popolare. E’ però con la rivista Horror, fondata nel 1970 con Alfredo Castelli e pubblicata dal sempre coraggioso ed illuminato editore Gino Sansoni, che le capacità editoriali e fumettistiche di Carpi giungono alla loro naturale sublimazione, permettendogli di dare libero sfogo alle sue inclinazioni creative, sempre intrise di una certa vena macabro-esoterica e di quella malcelata insofferenza per la convenzionalità piccolo-borghese di quegli anni. Nel numero 14 di Horror un sedicente lettore bolognese gli chiese pubblicamente se fosse fascista, poichè sulla rivista aveva dedicato ampio spazio al filosofo Julius Evola – considerato ad un’analisi superficiale come un pensatore di destra – ma Pier Carpi ribattè che per lui Evola era il più grande filosofo vivente e, se il lettore lo considerava fascista, che facesse pure propaganda al fascismo!

Al di là del suo evidente interesse per l’esoterismo e per la magia (che furono probabilmente i motivi principali per cui divenne massone), Pier Carpi era davvero così, troppo schietto e poco accomodante, e non si tirò indietro neppure quando, negli anni Ottanta, si trattò di difendersi dalla pesante accusa di essere un piduista ed un appartenente alla loggia massonica del Grand’Oriente d’Italia, con a capo il famigerato Licio Gelli (che comunque conosceva bene). Alla fine dell’inchiesta il suo coinvolgimento fu disconosciuto e le indagini archiviate perchè ritenute inconsistenti.
Del periodo d’oro della rivista Horror, non possiamo non sottolineare, oltre ai notevoli risultati ottenuti con alcuni dei suoi racconti e dei suoi liberi a fumetti, anche e soprattutto l’indimenticabile strip sulla strega Beatrice. Andatevi a cercare – e rileggetevi – le storielline della bella Beatrice, strega sfortunata in perenne autodafè, estatica e ieratica più dei santi o dei monsignori che affollano il teatrino metafisico della sua esecuzione e che se ne sta lì, con la sua casta nudità, ad osservare gli affanni e le facezie di diavoli ed inquisitori, e sarete d’accordo con me nel considerarla una strip unica nel suo genere… Un umorismo sottile e cinico dunque, con una naturale reticenza all’ostentazione che veniva magistralmente sublimato dal segno morbido e voluttuoso del grande Marco Rostagno, artista dotato di un indiscutibile talento grafico e tale da sembrarci ancora adesso moderno e gotico al contempo, elegante ed essenziale ma mai dimesso, e che la inarrivabile rivista di Carpi e Castelli sapeva bene come mettere in risalto.
Sempre su Horror date un’occhiata anche alle trovate macabro-surreali di Alice, la bimbetta cadaverica che con le sue bambole mummificate si aggira sarcastica sui retro-copertina (sempre e rigorosamente di Carpi e Rostagno) e ancor di più alle gag mute di Clown, la prima originalissima strip musicale cinico-felliniana, da lui ideata e disegnata a mezzatinta da Carlo Peroni (con il commento musicale del maestro Alceo Guatelli) e vi renderete conto della portata innovativa dell’arte di Pier Carpi, specie se associata, soprattutto in questo caso, a collaboratori d’indubbio talento.

Il sodalizio con Alfredo Castelli però non si esaurisce con la sospensione (davvero immeritata) della pubblicazione di Horror. Continuerà, infatti, dopo quasi un ventennio di assenza dal mondo dei fumetti, con la sua collaborazione alla più fortunata delle creature di Castelli, Martin Mystere, per il quale Pier Carpi sceneggia nel 1990 due episodi, L’eredità dei Teutoni e Il volto di Orfeo (numeri 160 e 161), e, sempre per la Bonelli editore, scrive anche diversi albi di Zona X. Tutto ciò, probabilmente, tra un intervallo e l’altro nella stesura dei numerosi successi letterari, dei quali val la pena ricordare tra i saggi Storia della Magia, I mercanti dell’occulto, Le società segrete e Il diavolo, e tra i romanzi Il romanzo di Diabolik, Sopra la nebbia, Cagliostro e Un’ombra nell’ombra.
Ricordiamo che di questi ultimi due titoli, Pier Carpi realizzò anche una versione cinematografica. Cagliostro (una buona pellicola esoterico-avventurosa) fu diretto da Daniele Pettinari nel 1970 ed interpretato dall’allora famoso “Ulisse televisivo” Bekim Fehmiu e da Evelyne Stewart. Per Un’ombra nell’ombra(1979) la regia fu fatta dello stesso Carpi. Di questo film va detto che, nonostante la dignitosità dell’opera, nobilitata tra l’altro da un cast di livello decisamente elevato (Valentina Cortese, Irene Papas, Curd Jurgens, Lara Wendell, Marisa Mell e John Philip Law fra gli altri), il film ebbe tali e tanti contrattempi e problemi nella realizzazione e nella produzione che, alla fine, ne venne fuori qualcosa di decisamente diverso da quello che l’autore aveva in mente, con in più il grosso handicap di una distribuzione limitata e approssimativa. Che si trattasse di una storia scomoda e, in un certo qual modo, poco politically correct non v’è dubbio, dato che vi si narrava delle peripezie di una giovane – nata dal connubio tra il demonio e una sacerdotessa satanista durante una messa nera – che era intenzionata ad attentare nientemeno che alla vita del Pontefice, ma che ciò meritasse un tale ostracismo o, ancor peggio, un vero e proprio obnubilamento, è rivelatore di una certa prevenzione nei confronti dell’ultima fase della parabola artistica di Pier Carpi. Anche noi preferiamo ricordarlo ai tempi d’oro della direzione di Horroro in quelli della collaborazione giornalistica per il quotidiano Il Giornosul quale tenne, per la prima volta in Italia, una rubrica settimanale di informazione sul fumetto, condivisa con il critico e sceneggiatore Michele Gazzarri, in contemporanea alla pubblicazione sullo stesso quotidiano, nel supplemento Il Giorno dei Ragazzi, della serie a fumetti de I Naufraghi e Lancillotto.

C’è stato dunque un periodo in cui queste sue indiscutibili potenzialità artistiche gli sono state riconosciute e gli hanno fruttato premi e segnalazioni di grande prestigio come il Premio Bancarella, il Premio internazionale di giornalismo, il Premio Linus, il Gran Guinigi a Lucca e, in ambito cinematografico, la selezione a Cannes e a Venezia, ma si resta perplessi per la scarsa considerazione che al presente gli viene riservata.

Gianpaolo Saccomano