Anche a sforzarsi, è difficile trovare un regista meno indicato a portare sul grande schermo le atmosfere dark dei lavori di Frank Miller che il rumoroso Robert Rodriguez di Spy Kids e C’era una volta in Messico. Eppure, è proprio lui al timone del film che l’anno prossimo racconterà al pubblico cinematografico la storia di Marv, e per ottenere questo privilegio ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie.

Frank Miller aveva avuto una prima (traumatica) esperienza cinematografica all’inizio degli anni Novanta, quando aveva scritto i soggetti del secondo e terzo episodio della saga di Robocop. Non esattamente due successi commerciali, ancor meno artistici, i film di Kershner e Dekker hanno finito per allontanare Miller da Hollywood, convincendolo soprattutto a rifiutare per un decennio di concedere i diritti per l’adattamento dei propri fumetti (ovviamente, però, Miller non possiede i diritti delle sue storie di Batman e Devil). Alla fine del 2001, Miller si era messo a lavorare ad un adattamento cinematografico di Ronin e a collaborare con Darren Aronofsky (regista del bellissimo Requiem for a Dream) sul nuovo film di Batman, che sarà invece realizzato da Christopher Nolan con un diverso script. La volontà di Miller, comunque, è sempre stata quella di non lasciare ad altri il controllo creativo dei progetti basati su suoi fumetti.
Grandissimo appassionato della serie di Sin City, Rodriguez ha tentato di tutto per riuscire a convincere Miller di essere in grado di realizzare un buon film, rispettoso del suo lavoro. L’ultimo tentativo l’ha fatto all’inizio del 2004, quando ha preso Josh Hartnett (Pearl Harbor) e Marley Shelton e ha girato in segreto quella che avrebbe dovuto essere la prima scena del film, per poi mandare il risultato finale a Miller e chiedergli di immaginare allo stesso modo il resto del film. Cosa ci fosse esattamente in quella videocassetta ancora non lo sappiamo, ma sappiamo che Miller ne rimase talmente colpito da accettare l’offerta e mettersi a lavorare alla sceneggiatura insieme con lo stesso Rodriguez.

Il film è basato sulle prime tre miniserie di Sin City e Rodriguez e Miller non firmeranno a quattro mani solo la sceneggiatura ma anche la regia. E qui sono nati altri problemi. Per questioni assicurative gli strettissimi regolamenti del mondo del cinema hollywoodiano impediscono alle Major di assumere lavoratori non iscritti al sindacato di categoria. Per potersi iscrivere al sindacato dei registi, la Directors Guild of America, bisogna dirigere un film indipendente che trova distribuzione nelle sale statunitensi. Quando nel 1992 Rodriguez diresse coi propri risparmi (7.000 dollari) il suo primo lungometraggio, El Mariachi, convinse poi la Columbia ad investire un milione di dollari in correzioni di post-produzione e nella distribuzione della pellicola. La cosa ha permesso a Rodriguez di iscriversi al sindacato e quindi dirigere film importanti e alla Columbia di guadagnare un bel po’ di soldini col Mariachi e i suoi due seguiti. L’inghippo, però, è che la DGA non concede la possibilità a due persone di dividersi la paternità di un film (le uniche eccezioni, curiosamente, sono state fatte per coppie di fratelli, come i Coen o i Wachowski). Di conseguenza, né Rodriguez né Quentin Tarantino, che avrebbe voluto anche lui metter mano al progetto, potevano ufficialmente dirigere il film insieme con Frank Miller. Ma mentre Tarantino ha abbandonato l’idea (può darsi però che diriga qualche scena in qualità di regista della seconda unità), Rodriguez teneva così tanto al film da decidere di dimettersi dal sindacato pur di non dover scendere a patti con le sue ferree regole. Essendo la pellicola prodotta dai Troublemaker Studios dello stesso Rodriguez e dalla Dimension Films – che pur essendo di proprietà della Disney figura come casa di produzione indipendente – non è necessario che il regista sia iscritto al sindacato per poterla dirigere. L’unico problema, a questo punto, è che Rodriguez ha dovuto mettere in ghiaccio il progetto che aveva con la Paramount per dirigere l’adattamento del John Carter di Marte di Edgar Rice Burroughs fino a quando non avrà modo di rientrare nella DGA.
Ma perché era così importante che Miller potesse essere accreditato come co-regista? A parte la percentuale sugli incassi che spetta al regista, la ragione la si è capita meglio quando le riprese sono iniziate ad Austin, capitale del Texas, lo scorso mese di Maggio. Pare infatti che la maggior parte delle inquadrature sia presa pari pari dalle vignette del fumetto e che tutte le riprese siano effettuate davanti ai blue screen (che sono in realtà verdi) che permetteranno ai tecnici degli effetti speciali di ritagliare le figure umane ed “incollarle” sui fondali disegnati, presumibilmente dallo stesso Miller. Il risultato non dovrebbe essere molto diverso da un cartone animato, ed è probabilmente quello che Rodriguez aveva fatto in quel suo famoso provino segreto…
Ultima domanda: chi sono gli attori che vedremo sullo schermo? A guardare i nomi il cast non è male, ma sono leciti dubbi sulla loro attinenza con i personaggi di Frank Miller. Marv avrà infatti il volto post-lifting (si spera lavorino molto di make-up) di Mickey Rourke, Goldie e Wendy saranno interpretate dall’ex modella Jaime King (Il monaco), Hartigan prenderà il corpo di Bruce Willis e Nick Stahl (Terminator 3) sarà il bastardo giallo. Ci saranno poi anche attrici come Jessica Alba (Dark Angel in Tv), Maria Bello, Kate Bosworth, Carla Gugino e Brittany Murphy e attori quali Benicio Del Toro ed Elijah Wood oltre ovviamente a Josh Hartnett e Marley Shelton. Insomma un cast di tutto rispetto ma che all’apparenza sembra promettere un film un po’ troppo patinato rispetto al fumetto di Miller. D’altra parte, per questo progetto è ben difficile trovare un regista meno indicato del rumoroso Robert Rodriguez…

Alberto Cassani