Anche se il suo nome può dire poco ai lettori più giovani, non c’è dubbio che Roberto Molino sia stato uno dei migliori artisti della storia dell’illustrazione italiana.
Nato il 18 Maggio 1941, nipote del copertinista della Domenica del Corriere, Molino è stato attivo soprattutto nel campo dell’illustrazione pubblicitaria, e in questo campo ha sempre saputo dimostrare tutte le proprie capacità. Aveva un talento incredibile nel dar corpo, nel raffigurare in immagini, i pensieri e le idee delle persone con le quali lavorava. Ma aveva anche l’abitudine di sfruttare il proprio talento in modi che lo mettevano in aperto contrasto con i suoi ‘capi’. Molino sapeva di essere bravo, sapeva di potersi far aspettare, e così si faceva aspettare. Ma le mille arrabbiature di chi gli commissionava il lavoro sparivano d’un colpo quando Molino consegnava le illustrazioni, solitamente splendide. Anche perché, se ci sono persone che vanno in crisi quando vengono messe sotto pressione, Roberto Molino in quella situazione riusciva invece a dare il proprio meglio. E allora, a maggior ragione, il numero delle telefonate fatte per sollecitare la consegna era direttamente proporzionale alla bellezza del lavoro.

Si sente spesso l’espressione ‘talento naturale’, e molte volte la si usa a sproposito. Non nel suo caso. Quando da bambino i genitori lo portavano al cinema, Molino aveva l’abitudine di mettersi a disegnare durante l’intervallo tra il primo ed il secondo tempo, schizzando su un foglio di carta le scene che più lo avevano colpito dello spettacolo appena visto. Potete immaginare le reazioni di chi gi stava accanto e vedeva le prime opere del piccolo… Il percorso scolastico, vista quest’attitudine, è venuto ovvio: dopo aver studiato presso il liceo classico “Berchet” di Milano, Molino frequenta l’Accademia delle Belle Arti di Brera. In seguito inizia a realizzare illustrazioni per mensili e settimanali.

Il suo esordio come illustratore pubblicitario avviene nel 1979, quando zio Walter lo propone per la campagna del Bidone Aspiratutto. In realtà, l’agenzia voleva proprio Walter Molino per quel lavoro, ma probabilmente l’allora sessantaquattrenne illustratore non voleva mettersi a creare delle tavole che raccontavano storielle con una morale pubblicitaria, così suggerì il nome di suo nipote. E Roberto Molino disegnò la campagna per il Bidone Aspiratutto per quasi otto anni, più di cento tavole che narravano di maiali dalla coda dritta, di mogli strappadentiere, di piccole pulizie a grandi scimmioni, di villici spennapolli e persino di provvidenziali interventi di pronto soccorso…
Il passaggio dall’illustrazione agli storyboard per le campagne televisive, vista anche la sua tecnica, è venuta abbastanza ovvia. Molino era infatti un ottimo visualizer: con pochi colpi di pennello sapeva rendere elegante e raffinato qualsiasi soggetto, sapeva rendere bellissimo un viso, riusciva a delineare perfettamente un corpo o i tratti essenziali di un ambiente. Gli bastavano due tratti di acquerello, come detto, per creare in immagini le idee dei creativi pubblicitari. Gli bastava un frame per creare alla perfezione l’atmosfera e i movimenti di tutto lo spot. Merito non solo del suo talento per il disegno, ma anche della continua ricerca di ispirazione nelle immagini contenute nei moltissimi libri che possedeva. Per quanto un disegnatore possa essere bravo, infatti, non riuscirà mai a rendere al meglio se non basa il proprio lavoro sulla giusta documentazione, e questo Molino lo sapeva benissimo.

Sposatosi nel 1972, ha avuto due figli nei primi due anni di matrimonio. È stato docente di illustrazione all’Accademia di Brera ed ha assecondato la propria vocazione artistica anche in campi diversi da quello del disegno. Realizzava infatti sculture in bronzo e collezionava automobili d’epoca, tant’è che in un un’occasione ha anche partecipato alla Mille Miglia storica che da Brescia porta a Roma passando per Ferrara, e ritorno.
Roberto Molino non sopportava l’idea del dolore, il fatto di dover soffrire. È morto dopo una malattia breve, che gli ha così permesso di continuare a lavorare fin quasi alla fine. Con i suoi soliti ritmi e la sua solita bravura.

Alberto Cassani