Numerosi eroi dei fumetti si rifanno al modello di Tarzan e molte sono le versioni femminili di questo personaggio. Salvo alcuni casi, le storie di questi personaggi non sono di grande interesse ma, nelle versioni femminili, le forme sexy di queste ragazze invitano il lettore a trascurare la trama. Merita una nota di interesse Pantera Bionda, la prima eroina sexy del fumetto italiano, la prima a puntare sulla propria avvenenza per raggiungere il successo.

Pantera Bionda nasce nel 1948, edita dalla ARC dell’editore Pasquale Giurleo su testi di Giangiacomo Dalmasso con disegni di Ingam, pseudonimo di Enzo Magni. L’origine di Pantera Bionda è sconosciuta, viene allevata da un’anziana donna cinese, Fiore di Loto e ha come amico uno scimpanzé di nome Tao.
Il personaggio agisce nel Borneo e combatte contro irriducibili truppe del “Sol levante” che non accettano la resa e saccheggiano e depredano le popolazioni malesi. Pantera Bionda veste un bikini leopardato, indumento entrato solo da qualche anno nella moda e ritenuto in quegli anni molto osé, che sarà oggetto del continuo interesse da parte della censura di quel periodo.

Il successo di Pantera Bionda si concretizzò in 100mila copie vendute a numero. Successo clamoroso che fece muovere i benpensanti, i moralisti e gli invidiosi, che mandarono lettere di denuncia alle “sedi competenti”.
Citato dalla stampa come pericoloso strumento di corruzione dei minori, il personaggio venne per questo più volte incriminato, processato e condannato fino a subire una tale trasformazione da fargli perdere completamente l’identità iniziale.
Le varie condanne imposero all’editore di mettere una gonna all’impudico personaggio che da Pantera (inteso come soggetto idealmente erotico) fu tramutato di volta in volta in un’asessuata suora.
Dopo i processi celebrati contro Pasquale Giurleo venne indetto, agli inizi degli anni Cinquanta, un dibattito presso una delle sale del Palazzo di Giustizia. Vi parteciparono esponenti del mondo editoriale, giornalistico, giudiziario, religioso e culturale. In questa sede, quando Giurleo salì sul podio destinato agli oratori, venne violentemente zittito dalla platea, voce comune di intransigenti politici, autorevoli prelati e colleghi editori di testate meno fortunate della sua.
Prese la parola Rinaldo Dami, che riteneva assurdo che tante persone di cultura ignorassero cosa era ormai diventato il fumetto nel mondo. Spiegò che al Museo Guggenheim di New York era stata esposta una striscia di un autore di fumetti di nome Milton Caniff ma si rese conto che avrebbe dovuto spiegare chi era Caniff ad una platea che non voleva ascoltare.

La serie cessò dopo qualche anno, per riapparire verso la fine degli anni Sessanta, quando stavano affiorando nel mondo editoriale eroine molto più disinibite sia nei costumi che nei testi. Fumetti apostrofati ‘per adulti’, dove bastava coprire un capezzolo con un filo d’erba per eludere repressioni. Emule di Tarzan, era ormai arrivata Jungla la vergine africana.

Ruvo Giovacca