Destino beffardo, quello di Alan Moore, senza dubbio uno dei più grandi sceneggiatori di fumetti vivente, forse più vicino alla letteratura disegnata che non al fumetto vero e proprio, e inevitabilmente tradito dalle trasposizioni cinematografiche di alcune delle sue opere più riuscite… e proprio adesso che il cinema con l’ausilio della computer graphic incontra sempre meno difficoltà a rendere visivamente ciò che solo l’immaginario dei comics aveva sempre reso possibile ai nostri occhi!

Dopo il fascinoso From Hell – La vera storia di Jack lo Squartatoredei fratelli Hughes e il pretenzioso (e pasticciato) La Leggenda degli Uomini Straordinari di Stephen Norrington, anche il serial di grande successo Hellblazer, creato parallelamente a Swamp Thing nel 1985 da Alan Moore e poi proseguito più recentemente da Garth Ennis, ha avuto la sua versione cinematografica, affidata alla regia di un quasi esordiente come Francis Lawrence e interpretata da un attore “di culto” per il genere virtual-fantasy come Keanu Reeves.

Sui dettagli della tormentata vicenda soprannaturale, che ruota intorno al protagonista John Constantine (come Costantino, l’imperatore dell’editto di tolleranza ai cristiani e della visione della croce) sorvolo per mancanza di spazio, non senza prima esortarvi a rileggere gli albi capolavoro della serie a fumetti. Mi preme però sottolineare che Moore non ha firmato la sceneggiatura – anzi – ha mantenuto molto distacco da questa produzione Warner, perfettamente studiata a tavolino per diventare un blockbuster.

Una evidente discrepanza dall’opera originale la si riscontra subito considerando la scelta del protagonista (Keanu Reeves, appunto) che, nonostante una certa suggestiva e tormentata fisicità, ben poco ha a che spartire con il John Constantine di Hellblazer che, graficamente, è un tipo biondiccio e british e anche fisicamente molto somigliante al cantante Sting.
A questo moderno e tormentato cacciatore di demoni si associano le indagini assai problematiche della detective Angela Dudson (che qui ha il volto dell’attrice, dagli occhioni languidi, Rachel Weisz) la cui sorellina ha avuto la sfortuna di intralciare l’operato nientemeno che degli emissari di Satana sulla terra.

Il film, che ha dalla sua una certa potenzialità visiva (a tratti resa davvero bene), non presenta snodi narrativi evidenti – o coinvolgenti – come quelli dell’omonimo fumetto della DC/Vertigo. Tutto si risolve infatti in un ipertrofico e magniloquente tripudio di effetti speciali visivi, scodellati ad un ritmo tale da assuefare ben presto lo smaliziato spettatore che, difficilmente, prenderà sul serio le peripezie “esorcistico-virtuali” di questo eroe alternativo, con un cancro all’ultimo stadio ed un esercito di demoni sempre pronti a fargliela pagare cara.
Insomma ciò che disturba maggiormente in questo ennesimo cine-fumetto è proprio la debole sceneggiatura di Kevin Brodbin e Frank Cappello e la mancanza evidente del tono irriverente (e a tratti sarcastico) tipico della scrittura di Alan Moore.
A dispetto di ciò, la pellicola è godibile e ben confezionata e presenta qua e là qualche tocco di forte impatto visivo che, se certo non la rende un capolavoro, ne consiglia comunque la visione a tutti coloro che di comics sono appassionati. Non fosse altro perché una volta visto il film, si vadano poi a leggere un bel po’ di albi della serie di Hellblazer e si rendano conto che il fumetto è di tutt’altro spessore.

Gianpaolo Saccomano