È il 1994. Bernd Eichinger ha un problema: ha acquistato i diritti per lo sfruttamento cinematografico dei Fantastici 4 ma non è ancora riuscito a mettere insieme i fondi necessari per realizzare il film. Ma secondo una clausola del contratto, ad Eichinger restano solo un paio di mesi per iniziare le riprese, altrimenti la Marvel tornerà in possesso dei diritti e lui perderà i soldi pagati per l’acquisizione degli stessi. Se invece le riprese inizieranno entro la data prevista, il contratto sarà automaticamente rinnovato per altri dieci anni, permettendo così al produttore tedesco di realizzare altri film con protagonista il quartetto creato da Stan Lee e Jack Kirby. Eichinger decide così di rivolgersi al re dei film a basso costo, Roger Corman, che in quattro e quattr’otto mette in moto la sua macchina produttiva. Craig J. Nevius e Kevin Rock scrivono in pochi giorni una sceneggiatura interessante anche se un po’ banale, vengono scelti gli attori principali e testati gli effetti speciali, e viene scelto il regista. Le riprese iniziano nei termini previsti dal contratto, ed Eichinger può tirare un sospiro di sollievo: anche se quello diretto da Oley Sassone, con il suo budget di 2 milioni di dollari scarsi, non sarà il kolossal che aveva in mente, gli darà comunque un decennio di tempo per preparare un seguito più spettacolare.
Il film di Sassone, alla fine, non è mai uscito nelle sale cinematografiche né nelle videoteche statunitensi. Né in quelle di nessun altro paese del mondo, se è per questo. Spiegazioni ufficiali e ufficiose di questa mancata distribuzione si sono rincorse per dieci anni. La Marvel ha dichiarato che non era intenzione dei produttori distribuire il film, realizzato solo per non far scadere il contratto, ma il fatto che a fine riprese siano stati organizzati dei tour promozionali che hanno portato gli attori in giro per tutti gli Stati Uniti sembra contraddire questa versione. La leggenda vuole, infatti, che la Casa delle Idee abbia bloccato il film una volta pronto, per evitare che una produzione così povera potesse essere confrontata con The Mask o Il Corvo, derivati da fumetti della concorrenza, usciti nello stesso anno e dotati di un impatto visivo decisamente superiore.

È il 2004. Bernd Eichinger sta completando la pre-produzione di un film basato sui fumetti dei Fantastici 4. La situazione sembra la stessa, ma in dieci anni le cose sono notevolmente cambiate.
Eichinger ha continuato a produrre film sia in Germania che ad Hollywood, passando dalla Storia Infinita al Fuggitivo della Missione Impossibile, da Christiana F. a Resident Evil, ma trovando anche il tempo di scrivere la sceneggiatura de La Caduta, la pellicola che di recente ci ha raccontato gli ultimi giorni di vita di Adolf Hitler. Soprattutto, quello che a metà degli anni Novanta era un campo quasi inesplorato per la Marvel, è diventato territorio di conquista. I film tratti da fumetti della Casa delle Idee non si contano più, e mettere insieme i fondi per (ri)portare sul grande schermo il quartetto è tutt’altro che impossibile. Purtroppo, però, i tempi sono talmente cambiati che l’unica versione che i produttori ritengono economicamente conveniente è quella dedicata ad un pubblico di teen-ager. Proprio quel pubblico che è sembrato apprezzare le produzioni più recenti di Eichinger.

Basta leggere i nomi dei due sceneggiatori per capire come non ci si possa trovare davanti ad un prodotto particolarmente impegnato. Se Michael France ha infatti scritto il bello script di Hulk, ha anche scritto il Cliffhanger con Stallone, lo 007 di Goldeneye e quell’agghiacciante cine-fumetto che risponde al titolo di The Punisher. Dal canto suo, Mark Frost ha una provata esperienza televisiva (tra le altre cose, ha creato Twin Peaks insieme con David Lynch) ma sul grande schermo il suo lavoro non ha mai convinto appieno. Il risultato è un tipico pop-corn movie dell’ultima generazione, che non si fa problemi a tradire il materiale d’origine pur di adattarlo al gusto dei ragazzini che noleggeranno il DVD del film e che cerca in ogni momento il modo di mettere in risalto gli effetti speciali digitali.
In realtà, le differenze con le pagine disegnate non sono poi tantissime, ma sono abbastanza significative da far storcere il naso ai puristi: Destino non è sovrano di Latveria e Alicia Masters è nera, ad esempio, ma il fatto che all’inizio del film Sue Storm sia fidanzata con Destino è forse la cosa peggiore. È decisamente un problema più grande il fatto che il film sia stato chiaramente pensato per essere il primo di una serie, quindi con molti particolari non spiegati ed un finale aperto. Al di là di questo, Frost e France non sono riusciti ad amalgamare correttamente gli elementi fantastici con quelli comici (riservati al personaggio della Torcia Umana) e il regista Tim Story non è stato in grado di dare ritmo alla narrazione.

Nonostante i 100 milioni di dollari di budget, il cast non è di gran livello (con Jessica Alba unico volto davvero noto) e la realizzazione tecnica è solamente nella media. Ma, come detto, il film è diretto ad un pubblico ben definito, e questo pubblico è sicuramente in grado di apprezzarlo. Peccato, però, che chiunque altro finirà per trovare lo spettacolo indigesto. Mette tristezza pensare che sarebbe stato sufficiente rimetter mano alla sceneggiatura del film del 1994 e realizzarla con questi mezzi, per fare un film decisamente più interessante di questo.

Alberto Cassani