Una delle testate più interessanti del parco Bonelli, sia dal punto di vista dei contenuti che dell’innovativo formato e dell’impostazione, è Zona X. È su questa testata che sono apparse per la prima volta serie che, come ambientazione e come contenuti, non erano presenti nella produzione Bonelli. Il responsabile di questa testata è Federico Memola, che, dopo avere imparato il mestiere su Fumo di China e sull’Intrepido, sta ora dimostrando la sua abilità anche in un progetto impegnativo come Zona X. Alla fiera del fumetto di Marzo sono riuscito ad intervistarlo per voi. È stata una chiacchierata davvero interessante, quindi bando alle ciance…

Incominciamo con una tua autopresentazione…
Non c’è molto da dire, sono relativamente giovane, professionalmente parlando. Diciamo che ho iniziato nel 1989, lavorando con Fumo di China dove, insieme a Marcello Toninelli, facevo da redattore e impaginatore. Per tre anni ho fatto questo lavoro, poi, grazie all’esperienza acquisita e all’amicizia che mi legava ad Antonio Serra, quando alla Bonelli è sorta la necessità di assumere qualcuno in redazione, mi sono proposto e sono stato assunto.
Nel frattempo, avevo già incominciato a scrivere sceneggiature, prima per Fumo di China, poi per l’Intrepido e Nathan Never. Quindi, quando poi hanno deciso di designare un responsabile per ognuna delle testate, a me hanno assegnato Zona X e da lì sono andato avantiNel frattempo, avevo già incominciato a scrivere sceneggiature, prima per Fumo di China, poi per l’Intrepido e Nathan Never. Quindi, quando poi hanno deciso di designare un responsabile per ognuna delle testate, a me hanno assegnato Zona X e da lì sono andato avanti.

Com’è nata l’idea di una rivista in cui si alternassero miniserie e liberi di lunghezza tipica del formato Bonelli, quindi una rivista doppia?
L’idea, tanto per cambiare, era di Castelli, così come quella della ristrutturazione e quella di inserire, accanto alle storie libere, le miniserie. Infatti, le prime miniserie proposte sono state quelle legate a Martin Mystère, cioè “Atlantide”, “Magic Patrol” e “Altrove”. A quel punto c’è stato un po’ una coincidenza d’interessi: mi hanno proposto di diventare curatore della testata e siccome c’era già, sin dall’inizio, l’intenzione di produrre anche miniserie slegate da Martin Mystère, per provare anche nuovi generi narrativi, ne ho proposte un paio. Alfredo ha letto il progetto e l’ha approvato; poi, ho avuto l’OK da Canzio e siamo partiti.
In seguito si è verificato il paradosso che, dato che Castelli e Vincenzo Beretta erano molto presi con Martin Mystère, mentre io lavoravo solo per Zona X, ho avuto più tempo a disposizione e quindi le mie miniserie sono partite prima rispetto alle altre. Questa è, quindi, una situazione dettata dalla necessità, non dalla volontà di dare più spazio a una miniserie piuttosto che un’altra. Ora, invece, grazie alle lettere che arrivano in redazione, possiamo vedere quali sono le storie che piacciono di più o di meno. Ad esempio, abbiamo visto che “Magic Patrol” e la “Stirpe di Elan” sono le due miniserie più apprezzate e quindi daremo più spazio a queste rispetto alle altre. Castelli ha curato anche il progetto grafico, ed è sua anche l’idea delle copertine dipinte preparate da Alessandrini. Devi sapere, infatti, che tutte le copertine degli albi Bonelli sono dei disegni in bianco e nero colorati al computer, seguendo le indicazioni dei disegnatori. Invece per Zona X utilizziamo proprio i colori di Alessandrini, fotografati e riprodotti più o meno fedelmente.

A proposito della “Stirpe di Elan”, è stata una tua passione personale a portarti a fare un fantasy o c’è dietro un’analisi del mercato? Perche, oggettivamente, sul mercato non esiste un vero e proprio fumetto fantasy…
Diciamo che ho una passione per il genere Fantastico, che comprende quindi sia la Fantascienza che il Fantasy. Poiché di genere fantascientifico c’erano già Nathan Never e Legs, mi sono buttato più sul fantasy (a cui, in fondo, appartiene anche “Legione Stellare” che non è fantascienza vera e propria). Ma più che la Fantasy tradizionale, quella alla Tolkien, apprezzo le ambientazioni più strane, ottocentesche, e questo dovrebbe essere evidente in “Elan”.
In ogni caso, e qui parlo a nome di tutti gli autori Bonelliani, non c’è mai un’operazione di marketing dietro la creazione di una serie, ma solo la passione del suo ideatore. Ad esempio io ho scritto sia “Legione stellare” che “La Stirpe di Elan”. Poi, andando avanti, per la seconda mi sono venute in mente un sacco di idee, di possibilità e di personaggi, mentre, per quanto riguarda la prima, ho l’impressione che ci sia qualcosa che non va, che non mi convince. Quindi, mi sto dedicando di più ad “Elan” e mi sto rendendo conto che questa è una fantasy non così fantastica come tante altre cose.
Alla fin fine, e si vedrà da Giugno ’96 in poi, in realtà sto facendo una serie bellica con ambientazione inventata, immaginaria. Inoltre “La Stirpe di Elan” è destinata a finire: io ho previsto 14 episodi, in cui c’ è tutta una storia che si sviluppa e arriva ad una fine. A quel punto, partirà una puova miniserie nata da Elan e che si svolgerà sulla Terra. I protagonisti di questa nuova miniserie saranno introdotti in un episodio di Elan che uscirà la Primavera prossima.

Che metodo di lavoro utilizzi per scrivere i soggetti e le sceneggiature? Che rapporti hai con i disegnatori?
I rapporti con i disegnatori sono tutti buoni, anche se alcuni, per questioni di distanza, per me sono solo delle voci al telefono, purtroppo. Ad esempio, ho due disegnatori che vivono a Bari, per cui è difficile vedersi. Io detesto stare al telefono, preferisco vedere la gente per parlale di persona, per cui, a volte, posso risultare freddino o sbrigativo al telefono, me ne rendo conto. Con altri, quelli più vicini, ho un rapporto più stretto e li vedo spesso, a volte anche per amicizia, soprattutto quelli che lavorano alle miniserie e che abitano a Milano o nelle vicinanze.

E per quel che riguarda le tecniche di lavoro?
Purtroppo quando si inizia a lavorare per più persone non ci si può più permettere di avere un soggetto definito in ogni dettaglio prima di far partire la sceneggiatura. Si ha uno spunto di massima, un’idea centrale, si sa che la storia deve trattare un determinato argomento, deve arrivare da un punto a un altro e si inizia. Dopo di che, tutti i buchi che ci sono in mezzo li si colma andando avanti con la sceneggiatura.
Quando un disegnatore telefona e dice che dopodomani ha finito e ha bisogno di nuova sceneggiatura, è in quel momento che ci si mette a pensare a cosa succede in quelle pagine! A volte la scena tu ce l’hai ben chiara e fila via liscia, altre volte sai che in quel posto c’è la scena d’azione, ma il dove, il come, il perché… quelli li tiri fuori al momento. È l’esperienza che ti aiuta.

Per quanto riguarda il lavoro fatto con i disegnatori, pensi sia più giusto dare una sceneggiatura dettagliata oppure…
Inizialmente sì: se è la prima volta che lavori con una persona è meglio darle una sceneggiatura il più dettagliata possibile, perché non sai che cosa verrà fuori. Poi è ovvio che andando avanti impari a conoscere i vari disegnatori e sai a quali puoi dare indicazioni più sommarie, perché tanto se la cavano da soli, e quali invece hanno bisogno di indicazioni dettagliate. Comunque, quando è possibile, tante cose le discuti a voce. Tante volte sono io che chiedo consigli ai disegnatori, soprattutto se devo inventare qualcosa di grafico. Per quanto riguarda la storia, ne discuto con chiunque: con mia moglie, con gli amici, con il disegnatore stesso, e a volte troviamo soluzioni che io, da solo, non avrei mai ideato. Per l’aspetto degli ambienti, dei vestiti, dei personaggi, dipende: se ho un’idea ben precisa faccio fare uno studio grafico a mia moglie (Teresa Marzìa, disegnatrice di Legs. ndr).

Il vantaggio di avere una moglie disegnatrice…
Esatto. Se invece non ho un’idea ben precisa ne parlo con il disegnatore che fa degli schizzi di prova, poi ne riparliamo e scegliamo quello che ci piace. In fondo bisogna andare anche incontro ai gusti del disegnatore: se tu sai che lui si diverte a disegnare certe cose, cerchi di mettergliele nella storia. Quindi possiamo dire che la comunicazione è molto importante. È proprio per questo che preferisco lavorare con persone che posso incontrare facilmente.

Su Zona X abbiamo visto tanti disegnatori nuovi, qualche nome che vedremo nei prossimi numeri?
Per “La Stirpe di Elan”, dopo Rossi e Giardo che sono già stati pubblicati, arriveranno Antonio Amodio e quindi Stefano Martino, che è un disegnatore nuovo e la cui storia uscirà all’inizio de11997. L’episodio finale di questa miniserie sarà invece disegnato da Gino Vercelli. C’è anche una storia che verrà disegnata da Teresa Marzìa e che sarà l’episodio da cui nascerà la nuova miniserie di cui parlavo prima. Al di fuori della miniserie di Elan e di Cavazzano, la cui storia è già stata annunciata, su Zona X arriveranno molti altri bravissimi disegnatori: Alberto Gennari (visto su Lazarus Ledd), ben due Mario Rossi (uno proveniente da Hammer, l’altro da Nick Raider) e perfino Maurizio Mantero, ben noto ai lettori di Ken Parker e di Comic Art.

Lavori alla Bonelli, quindi in una casa editrice dove ci sono i maggiori disegnatori italiani. Hai qualche sogno nel cassetto, qualche disegnatore che vorresti vedere all’opera su testi tuoi?
Ce ne sono tanti che mi piacciono, anche fra i giovani. Devo dire la verità: io mi trovo nella stranissima situazione di essere il capo, se così si può dire, di alcuni mostri sacri del fumetto italiano. Autori di cui sono sempre stato lettore ed ammiratore, come Giorgio Cavazzano, o il compianto Bonvi, per cui io vorrei scrivere una storia.
Fra i disegnatori della Bonelli, mi piacerebbe molto lavorare con Giancarlo Alessandrini, non solo perché è una persona squisita, ma anche perche fondamentalmente lui è un disegnatore umoristico, e a me piacciono le storie umoristiche, allegre. Poi, per il resto, ci sono tanti disegnatori che apprezzo e per i quali mi piacerebbe scrivere una storia, ma non credo che ne avrò l’opportunità.
Comunque mi sento già fortunato, perché quando ho iniziato a cercare disegnatori per Zona X c’erano solo quattro storie in preparazione e quattro disegnatori in tutto. Nonostante ciò, ho trovato disegnatori molto bravi e dei quali sono molto soddisfatto. Conta anche il fatto che sono giovani e quindi c’è molta più affinità, anche come gusti. Io leggo di tutto, però sono uno che è cresciuto con i cartoni animati giapponesi, Asterix, il Topolino di Gottfedson, il Paperino di Barks, Cavazzano e Scarpa e con un po’ di albi Bonelliani. I supereroi li ho scoperti 4/5 anni fa, non tanto perché mi piacessero le storie, quanto perché mi piacevano alcuni disegnatori come Alan Davis. Quindi, la mia formazione è disneyan-nipponico-bonelliana. Sicuramente, al livello di mostri sacri, Cavazzano e Alessandrini sono i due autori con cui sarei più contento di lavorare. Per il resto, sono felicissimo di lavorare con i miei coetanei. Io mando una videocassetta, un albo o altra documentazione a uno di questi ragazzi e so benissimo che la guarda. Poi magari non la utilizza, però so che tutto un altro gruppo di disegnatori non la guarderebbe nemmeno. C’è proprio una differenza di gusti, di vedute. Se io lavorassi con Bonazzi… con il quale tra l’altro ho lavorato, perché la mia prima storia per Bonelli l’ha disegnata lui facendo un bellissimo lavoro… non gli manderei mai delle videocassette di cartoni animati giapponesi, perché a lui non penso possano interessare più di tanto. Cercherei, piuttosto, un tipo analogo di documentazione, ma più vicino alla sua sensibilità che alla mia. Ed è giusto così. Per questo, mi trovo benissimo a lavorare con ragazzi giovani, con cui ho molta più affinità.

Tra le tue due attività, quella di responsabile della testata e quella di sceneggiatore, qual è quella che preferisci?
Sceneggiatore! Senza ombra di dubbio. Il lavoro in redazione mi piace, lo trovo interessante, utile, perché si imparano un sacco di cose ed ha il non disprezzabile vantaggio che ti garantisce lo stipendio fisso. Altrimenti, il mese che ti prendi un’influenza o stai male e non scrivi, sono guai. Però, come soddisfazione, lo sceneggiatore te ne dà molta di più.

Rimanendo su Zona X, vedremo altri scrittori all’opera?
Diciamo che per Zona X l’unico sceneggiatore in pianta stabile sono io, più un paio di giovani, Bolognese e Donato, che hanno scritto la storia sui delfini, che sono però alle prime armi. Tra i professionisti c’è tutta una serie di sceneggiatori che collaboreranno con noi, scrivendo qualche numero. A parte Migliacco, che è già stato annunciato e sarà sul prossimo numero, scriveranno per noi: Stefano Vietti, Beretta, Boselli e Colombo che hanno iniziato una miniserie. Poi probabilmente Alberto Lisiero e Gabriella Cordone, quelli dello STIC (Star Trek Italian Club), che hanno già scritto per Nathan Never. Quindi ci dovrebbe essere una miniserie di Antonio Serra, che però a causa di tutti i suoi impegni per Legs e Nathan Never è ferma. Lo stesso Castelli dovrebbe scrivere qualcosa per Zona X, però anche lui è troppo preso, in questo momento.

A proposito di Castelli, le miniserie Atlantide e Altrove che fine hanno fatto?!?
Le storie di “Altrove” hanno un problema tecnico: sono in lavorazione ma il primo episodio è in mano ad un disegnatore molto bravo ma molto lento, e quindi tiene la serie bloccata. Così abbiamo in mano già una storia pronta, scritta da Carlo Recagno e disegnata da Cesare Colombi, ma il primo episodio non è ancora finito.
Per “Atlantide”, il discorso è diverso: purtroppo Beretta è molto preso con Martin Mystère e in quel poco tempo che può dedicare a Zona X scrive storie per “Magic Patrol”, che ha già cominciato a uscire e non può certo sparire nel nulla. Quindi stiamo aspettando di essere un po’ più organizzati. Per esempio Vietti dovrebbe arrivare a scrivere “Magic Patrol”, concedendo così un po’ più di respiro a Beretta .

Per quel che riguarda il cambio di periodicità e la ristrutturazione della testata di cui si sente parlare da tempo?
Con la fine dell’anno diventeremo mensili. Poi daremo molto più spazio alle mini serie rispetto ai liberi. C’è anche l’ipotesi di abolire del tutto i liberi, anche se ne abbiamo una discreta scorta da smaltire. Io preferirei, comunque, mantenere la possibilità di inserire qualche storia autoconclusiva. In ogni caso le miniserie avranno il sopravvento. Quando saremo mensili, su ventiquattro episodi all’anno che presenteremo, almeno diciotto/venti saranno miniserie. Comunque, è ancora tutto in via di definizione.

Con il cambio di periodicità manterrete comunque le 188 pagine?
Certamente! Se diminuissimo le pagine, i lettori ci abbandonerebbero. Uno dei motivi del successo di Zona X sta proprio nel fatto che presenta sempre due storie. Inoltre, devo dire che anche se 188 pagine sono davvero pesanti da reggere, dal punto di vista della preparazione e della cura, danno dei vantaggi non indifferenti. Per esempio, si può decidere più liberamente la lunghezza delle storie e questa non è una cosa di poco conto. Oggi, scrivere delle storie non è più come una volta. Il pubblico è sempre più smaliziato ed esigente e, per accontentarlo, devi costruire storie sempre più complesse e interessanti. Per fare questo hai bisogno di sempre più pagine. Noi giovani sceneggiatori tendiamo a scrivere storie molto complesse e con molti personaggi, caratteristiche che richiedono anche molte pagine.

Allargando lo sguardo al panorama editoriale italiano, c’è qualcosa che segui con particolare interesse?
Io seguo un po’ di tutto. Il che significa anche quasi niente. In edicola, seguivo con molto interesse Hammer (Star Comics). Per quanto sia contento che talenti come Vietti e Olivares siano entrati nella nostra casa editrice mi è spiaciuto molto vedere questa rivista chiudere. Questo sia perché era una testata molto interessante, sia perché la concorrenza fa sempre bene. Doversi confrontare con altri ti costringe a dare sempre il meglio, a non accontentarti. Poi uno dei prodotti meglio confezionati e meglio curati, sempre nell’ambito dei bonellidi, è Lazarus Ledd (Star Comics). Tutto il resto mi sembra molto raffazzonato, almeno per quel che riguarda la produzione italiana in formato Bonelli.
Se guardiamo invece le produzioni alternative, tipo gli albi di Brolli o certe riviste d’autore, allora diventa questione di gusti, perché quelli sono fumetti realizzati da gente che crede nel proprio prodotto e quindi sono fatte con una certa professionalità e una certa coscienza.
Nel campo dei Manga, seguo Kappa (Star Comics) che è una rivista molto ben fatta, e seguivo Ranma 1/2, Lamù, Platabor (Granata Press). Un altro prodotto che mi è molto piaciuto è Rough (Star Comics), che ha un ritmo molto lento e contemplativo, tipicamente giapponese, ma è scritto veramente bene, con dialoghi molto brillanti.
La produzione supereroistica la seguo direttamente dall’America, ordinando gli originali, perché le riviste italiane sono dei contenitori, non sono quasi mai monografiche e a me, magari, interessa un solo personaggio. Inoltre, io seguo soprattutto i disegnatori, mentre le storie mi interessano davvero poco. Oggi poi, con i cross-over, i rimandi e così via, non riesco proprio a seguirli.

Una delle testate più interessanti del parco Bonelli, sia dal punto di vista dei contenuti che dell’innovativo formato e dell’impostazione, è Zona X. È su questa testata che sono apparse per la prima volta serie che, come ambientazione e come contenuti, non erano presenti nella produzione Bonelli. Il responsabile di questa testata è Federico Memola, che, dopo avere imparato il mestiere su Fumo di China e sull’Intrepido, sta ora dimostrando la sua abilità anche in un progetto impegnativo come Zona X. Alla fiera del fumetto di Marzo sono riuscito ad intervistarlo per voi. È stata una chiacchierata davvero interessante, quindi bando alle ciance…

Incominciamo con una tua autopresentazione…
Non c’è molto da dire, sono relativamente giovane, professionalmente parlando. Diciamo che ho iniziato nel 1989, lavorando con Fumo di China dove, insieme a Marcello Toninelli, facevo da redattore e impaginatore. Per tre anni ho fatto questo lavoro, poi, grazie all’esperienza acquisita e all’amicizia che mi legava ad Antonio Serra, quando alla Bonelli è sorta la necessità di assumere qualcuno in redazione, mi sono proposto e sono stato assunto.
Nel frattempo, avevo già incominciato a scrivere sceneggiature, prima per Fumo di China, poi per l’Intrepido e Nathan Never. Quindi, quando poi hanno deciso di designare un responsabile per ognuna delle testate, a me hanno assegnato Zona X e da lì sono andato avantiNel frattempo, avevo già incominciato a scrivere sceneggiature, prima per Fumo di China, poi per l’Intrepido e Nathan Never. Quindi, quando poi hanno deciso di designare un responsabile per ognuna delle testate, a me hanno assegnato Zona X e da lì sono andato avanti.

Com’è nata l’idea di una rivista in cui si alternassero miniserie e liberi di lunghezza tipica del formato Bonelli, quindi una rivista doppia?
L’idea, tanto per cambiare, era di Castelli, così come quella della ristrutturazione e quella di inserire, accanto alle storie libere, le miniserie. Infatti, le prime miniserie proposte sono state quelle legate a Martin Mystère, cioè “Atlantide”, “Magic Patrol” e “Altrove”. A quel punto c’è stato un po’ una coincidenza d’interessi: mi hanno proposto di diventare curatore della testata e siccome c’era già, sin dall’inizio, l’intenzione di produrre anche miniserie slegate da Martin Mystère, per provare anche nuovi generi narrativi, ne ho proposte un paio. Alfredo ha letto il progetto e l’ha approvato; poi, ho avuto l’OK da Canzio e siamo partiti.
In seguito si è verificato il paradosso che, dato che Castelli e Vincenzo Beretta erano molto presi con Martin Mystère, mentre io lavoravo solo per Zona X, ho avuto più tempo a disposizione e quindi le mie miniserie sono partite prima rispetto alle altre. Questa è, quindi, una situazione dettata dalla necessità, non dalla volontà di dare più spazio a una miniserie piuttosto che un’altra. Ora, invece, grazie alle lettere che arrivano in redazione, possiamo vedere quali sono le storie che piacciono di più o di meno. Ad esempio, abbiamo visto che “Magic Patrol” e la “Stirpe di Elan” sono le due miniserie più apprezzate e quindi daremo più spazio a queste rispetto alle altre.
Castelli ha curato anche il progetto grafico, ed è sua anche l’idea delle copertine dipinte preparate da Alessandrini. Devi sapere, infatti, che tutte le copertine degli albi Bonelli sono dei disegni in bianco e nero colorati al computer, seguendo le indicazioni dei disegnatori. Invece per Zona X utilizziamo proprio i colori di Alessandrini, fotografati e riprodotti più o meno fedelmente.

A proposito della “Stirpe di Elan”, è stata una tua passione personale a portarti a fare un fantasy o c’è dietro un’analisi del mercato? Perche, oggettivamente, sul mercato non esiste un vero e proprio fumetto fantasy…
Diciamo che ho una passione per il genere Fantastico, che comprende quindi sia la Fantascienza che il Fantasy. Poiché di genere fantascientifico c’erano già Nathan Never e Legs, mi sono buttato più sul fantasy (a cui, in fondo, appartiene anche “Legione Stellare” che non è fantascienza vera e propria). Ma più che la Fantasy tradizionale, quella alla Tolkien, apprezzo le ambientazioni più strane, ottocentesche, e questo dovrebbe essere evidente in “Elan”.
In ogni caso, e qui parlo a nome di tutti gli autori Bonelliani, non c’è mai un’operazione di marketing dietro la creazione di una serie, ma solo la passione del suo ideatore. Ad esempio io ho scritto sia “Legione stellare” che “La Stirpe di Elan”. Poi, andando avanti, per la seconda mi sono venute in mente un sacco di idee, di possibilità e di personaggi, mentre, per quanto riguarda la prima, ho l’impressione che ci sia qualcosa che non va, che non mi convince. Quindi, mi sto dedicando di più ad “Elan” e mi sto rendendo conto che questa è una fantasy non così fantastica come tante altre cose.
Alla fin fine, e si vedrà da Giugno ’96 in poi, in realtà sto facendo una serie bellica con ambientazione inventata, immaginaria. Inoltre “La Stirpe di Elan” è destinata a finire: io ho previsto 14 episodi, in cui c’ è tutta una storia che si sviluppa e arriva ad una fine. A quel punto, partirà una puova miniserie nata da Elan e che si svolgerà sulla Terra. I protagonisti di questa nuova miniserie saranno introdotti in un episodio di Elan che uscirà la Primavera prossima.

Che metodo di lavoro utilizzi per scrivere i soggetti e le sceneggiature? Che rapporti hai con i disegnatori?
I rapporti con i disegnatori sono tutti buoni, anche se alcuni, per questioni di distanza, per me sono solo delle voci al telefono, purtroppo. Ad esempio, ho due disegnatori che vivono a Bari, per cui è difficile vedersi. Io detesto stare al telefono, preferisco vedere la gente per parlale di persona, per cui, a volte, posso risultare freddino o sbrigativo al telefono, me ne rendo conto. Con altri, quelli più vicini, ho un rapporto più stretto e li vedo spesso, a volte anche per amicizia, soprattutto quelli che lavorano alle miniserie e che abitano a Milano o nelle vicinanze.

E per quel che riguarda le tecniche di lavoro?
Purtroppo quando si inizia a lavorare per più persone non ci si può più permettere di avere un soggetto definito in ogni dettaglio prima di far partire la sceneggiatura. Si ha uno spunto di massima, un’idea centrale, si sa che la storia deve trattare un determinato argomento, deve arrivare da un punto a un altro e si inizia. Dopo di che, tutti i buchi che ci sono in mezzo li si colma andando avanti con la sceneggiatura.
Quando un disegnatore telefona e dice che dopodomani ha finito e ha bisogno di nuova sceneggiatura, è in quel momento che ci si mette a pensare a cosa succede in quelle pagine! A volte la scena tu ce l’hai ben chiara e fila via liscia, altre volte sai che in quel posto c’è la scena d’azione, ma il dove, il come, il perché… quelli li tiri fuori al momento. È l’esperienza che ti aiuta.

Per quanto riguarda il lavoro fatto con i disegnatori, pensi sia più giusto dare una sceneggiatura dettagliata oppure…
Inizialmente sì: se è la prima volta che lavori con una persona è meglio darle una sceneggiatura il più dettagliata possibile, perché non sai che cosa verrà fuori. Poi è ovvio che andando avanti impari a conoscere i vari disegnatori e sai a quali puoi dare indicazioni più sommarie, perché tanto se la cavano da soli, e quali invece hanno bisogno di indicazioni dettagliate. Comunque, quando è possibile, tante cose le discuti a voce. Tante volte sono io che chiedo consigli ai disegnatori, soprattutto se devo inventare qualcosa di grafico. Per quanto riguarda la storia, ne discuto con chiunque: con mia moglie, con gli amici, con il disegnatore stesso, e a volte troviamo soluzioni che io, da solo, non avrei mai ideato. Per l’aspetto degli ambienti, dei vestiti, dei personaggi, dipende: se ho un’idea ben precisa faccio fare uno studio grafico a mia moglie (Teresa Marzìa, disegnatrice di Legs. ndr).

Il vantaggio di avere una moglie disegnatrice…
Esatto. Se invece non ho un’idea ben precisa ne parlo con il disegnatore che fa degli schizzi di prova, poi ne riparliamo e scegliamo quello che ci piace. In fondo bisogna andare anche incontro ai gusti del disegnatore: se tu sai che lui si diverte a disegnare certe cose, cerchi di mettergliele nella storia. Quindi possiamo dire che la comunicazione è molto importante. È proprio per questo che preferisco lavorare con persone che posso incontrare facilmente.

Su Zona X abbiamo visto tanti disegnatori nuovi, qualche nome che vedremo nei prossimi numeri?
Per “La Stirpe di Elan”, dopo Rossi e Giardo che sono già stati pubblicati, arriveranno Antonio Amodio e quindi Stefano Martino, che è un disegnatore nuovo e la cui storia uscirà all’inizio de11997. L’episodio finale di questa miniserie sarà invece disegnato da Gino Vercelli. C’è anche una storia che verrà disegnata da Teresa Marzìa e che sarà l’episodio da cui nascerà la nuova miniserie di cui parlavo prima.
Al di fuori della mini serie di Elan e di Cavazzano, la cui storia è già stata annunciata, su Zona X arriveranno molti altri bravissimi disegnatori: Alberto Gennari (visto su Lazarus Ledd), ben due Mario Rossi (uno proveniente da Hammer, l’altro da Nick Raider) e perfino Maurizio Mantero, ben noto ai lettori di Ken Parker e di Comic Art.

Lavori alla Bonelli, quindi in una casa editrice dove ci sono i maggiori disegnatori italiani. Hai qualche sogno nel cassetto, qualche disegnatore che vorresti vedere all’opera su testi tuoi?
Ce ne sono tanti che mi piacciono, anche fra i giovani. Devo dire la verità: io mi trovo nella stranissima situazione di essere il capo, se così si può dire, di alcuni mostri sacri del fumetto italiano. Autori di cui sono sempre stato lettore ed ammiratore, come Giorgio Cavazzano, o il compianto Bonvi, per cui io vorrei scrivere una storia.
Fra i disegnatori della Bonelli, mi piacerebbe molto lavorare con Giancarlo Alessandrini, non solo perché è una persona squisita, ma anche perche fondamentalmente lui è un disegnatore umoristico, e a me piacciono le storie umoristiche, allegre. Poi, per il resto, ci sono tanti disegnatori che apprezzo e per i quali mi piacerebbe scrivere una storia, ma non credo che ne avrò l’opportunità.
Comunque mi sento già fortunato, perché quando ho iniziato a cercare disegnatori per Zona X c’erano solo quattro storie in preparazione e quattro disegnatori in tutto. Nonostante ciò, ho trovato disegnatori molto bravi e dei quali sono molto soddisfatto. Conta anche il fatto che sono giovani e quindi c’è molta più affinità, anche come gusti. Io leggo di tutto, però sono uno che è cresciuto con i cartoni animati giapponesi, Asterix, il Topolino di Gottfedson, il Paperino di Barks, Cavazzano e Scarpa e con un po’ di albi Bonelliani. I supereroi li ho scoperti 4/5 anni fa, non tanto perché mi piacessero le storie, quanto perché mi piacevano alcuni disegnatori come Alan Davis. Quindi, la mia formazione è disneyan-nipponico-bonelliana. Sicuramente, al livello di mostri sacri, Cavazzano e Alessandrini sono i due autori con cui sarei più contento di lavorare. Per il resto, sono felicissimo di lavorare con i miei coetanei. Io mando una videocassetta, un albo o altra documentazione a uno di questi ragazzi e so benissimo che la guarda. Poi magari non la utilizza, però so che tutto un altro gruppo di disegnatori non la guarderebbe nemmeno. C’è proprio una differenza di gusti, di vedute. Se io lavorassi con Bonazzi… con il quale tra l’altro ho lavorato, perché la mia prima storia per Bonelli l’ha disegnata lui facendo un bellissimo lavoro… non gli manderei mai delle videocassette di cartoni animati giapponesi, perché a lui non penso possano interessare più di tanto. Cercherei, piuttosto, un tipo analogo di documentazione, ma più vicino alla sua sensibilità che alla mia. Ed è giusto così. Per questo, mi trovo benissimo a lavorare con ragazzi giovani, con cui ho molta più affinità.

Tra le tue due attività, quella di responsabile della testata e quella di sceneggiatore, qual è quella che preferisci?
Sceneggiatore! Senza ombra di dubbio. Il lavoro in redazione mi piace, lo trovo interessante, utile, perché si imparano un sacco di cose ed ha il non disprezzabile vantaggio che ti garantisce lo stipendio fisso. Altrimenti, il mese che ti prendi un’influenza o stai male e non scrivi, sono guai. Però, come soddisfazione, lo sceneggiatore te ne dà molta di più.

Rimanendo su Zona X, vedremo altri scrittori all’opera?
Diciamo che per Zona X l’unico sceneggiatore in pianta stabile sono io, più un paio di giovani, Bolognese e Donato, che hanno scritto la storia sui delfini, che sono però alle prime armi. Tra i professionisti c’è tutta una serie di sceneggiatori che collaboreranno con noi, scrivendo qualche numero. A parte Migliacco, che è già stato annunciato e sarà sul prossimo numero, scriveranno per noi: Stefano Vietti, Beretta, Boselli e Colombo che hanno iniziato una miniserie. Poi probabilmente Alberto Lisiero e Gabriella Cordone, quelli dello STIC (Star Trek Italian Club), che hanno già scritto per Nathan Never. Quindi ci dovrebbe essere una miniserie di Antonio Serra, che però a causa di tutti i suoi impegni per Legs e Nathan Never è ferma. Lo stesso Castelli dovrebbe scrivere qualcosa per Zona X, però anche lui è troppo preso, in questo momento.

A proposito di Castelli, le miniserie Atlantide e Altrove che fine hanno fatto?!?
Le storie di “Altrove” hanno un problema tecnico: sono in lavorazione ma il primo episodio è in mano ad un disegnatore molto bravo ma molto lento, e quindi tiene la serie bloccata. Così abbiamo in mano già una storia pronta, scritta da Carlo Recagno e disegnata da Cesare Colombi, ma il primo episodio non è ancora finito.
Per “Atlantide”, il discorso è diverso: purtroppo Beretta è molto preso con Martin Mystère e in quel poco tempo che può dedicare a Zona X scrive storie per “Magic Patrol”, che ha già cominciato a uscire e non può certo sparire nel nulla. Quindi stiamo aspettando di essere un po’ più organizzati. Per esempio Vietti dovrebbe arrivare a scrivere “Magic Patrol”, concedendo così un po’ più di respiro a Beretta .

Per quel che riguarda il cambio di periodicità e la ristrutturazione della testata di cui si sente parlare da tempo?
Con la fine dell’anno diventeremo mensili. Poi daremo molto più spazio alle mini serie rispetto ai liberi. C’è anche l’ipotesi di abolire del tutto i liberi, anche se ne abbiamo una discreta scorta da smaltire. Io preferirei, comunque, mantenere la possibilità di inserire qualche storia autoconclusiva. In ogni caso le miniserie avranno il sopravvento. Quando saremo mensili, su ventiquattro episodi all’anno che presenteremo, almeno diciotto/venti saranno miniserie. Comunque, è ancora tutto in via di definizione.

Con il cambio di periodicità manterrete comunque le 188 pagine?
Certamente! Se diminuissimo le pagine, i lettori ci abbandonerebbero. Uno dei motivi del successo di Zona X sta proprio nel fatto che presenta sempre due storie. Inoltre, devo dire che anche se 188 pagine sono davvero pesanti da reggere, dal punto di vista della preparazione e della cura, danno dei vantaggi non indifferenti. Per esempio, si può decidere più liberamente la lunghezza delle storie e questa non è una cosa di poco conto. Oggi, scrivere delle storie non è più come una volta. Il pubblico è sempre più smaliziato ed esigente e, per accontentarlo, devi costruire storie sempre più complesse e interessanti. Per fare questo hai bisogno di sempre più pagine. Noi giovani sceneggiatori tendiamo a scrivere storie molto complesse e con molti personaggi, caratteristiche che richiedono anche molte pagine.

Allargando lo sguardo al panorama editoriale italiano, c’è qualcosa che segui con particolare interesse?
Io seguo un po’ di tutto. Il che significa anche quasi niente. In edicola, seguivo con molto interesse Hammer (Star Comics). Per quanto sia contento che talenti come Vietti e Olivares siano entrati nella nostra casa editrice mi è spiaciuto molto vedere questa rivista chiudere. Questo sia perché era una testata molto interessante, sia perché la concorrenza fa sempre bene. Doversi confrontare con altri ti costringe a dare sempre il meglio, a non accontentarti. Poi uno dei prodotti meglio confezionati e meglio curati, sempre nell’ambito dei bonellidi, è Lazarus Ledd (Star Comics). Tutto il resto mi sembra molto raffazzonato, almeno per quel che riguarda la produzione italiana in formato Bonelli.
Se guardiamo invece le produzioni alternative, tipo gli albi di Brolli o certe riviste d’autore, allora diventa questione di gusti, perché quelli sono fumetti realizzati da gente che crede nel proprio prodotto e quindi sono fatte con una certa professionalità e una certa coscienza.
Nel campo dei Manga, seguo Kappa (Star Comics) che è una rivista molto ben fatta, e seguivo Ranma 1/2, Lamù, Platabor (Granata Press). Un altro prodotto che mi è molto piaciuto è Rough (Star Comics), che ha un ritmo molto lento e contemplativo, tipicamente giapponese, ma è scritto veramente bene, con dialoghi molto brillanti.
La produzione supereroistica la seguo direttamente dall’America, ordinando gli originali, perché le riviste italiane sono dei contenitori, non sono quasi mai monografiche e a me, magari, interessa un solo personaggio. Inoltre, io seguo soprattutto i disegnatori, mentre le storie mi interessano davvero poco. Oggi poi, con i cross-over, i rimandi e così via, non riesco proprio a seguirli.