Ci sono persone che, quando se ne vanno, lasciano un vuoto tanto grande e così totale, che non si riesce neppure a capire la vastità della perdita e quanta parte di noi ci sia stata strappata.

Franco Fossati è scomparso improvvisamente il 2 giugno scorso, a cinquant’anni, e appurare se i medici abbiano peccato di superficialità non servirà comunque a restituircelo. Per i luoghi del fumetto, le case editrici, le librerie, le fiere, Franco era una presenza naturale. Conosceva tutti e tutti lo conoscevano; le sue battute diventavano patrimonio di chi lo frequentava e tutti accettavano di buon grado anche i suoi difetti, trasformati dall’autoironia in divertenti eccentricità. Viveva immerso nella carta stampata: giornalista di grande professionalità (prima le esperienze con i quotidiani, poi la Mondadori, ora a Focus, ma sono state innumerevoli le sue collaborazioni alle testate più diverse), era attento e pignolo ma, quando era necessario, sapeva risolvere positivamente anche le situazioni di empasse con quelle che chiamavamo soluzioni Fossati, interventi decisi che sbrogliavano le matasse più intricate.

Con Franco i viaggi più lunghi non erano mai noiosi: gran parte del tempo, dopo il consueto scambio di notizie arrivate con gli ultimi tam-tam della foresta editoriale, era impiegata a costruire progetti. Solo per gioco, naturalmente, ma un gioco bellissimo: riviste, libri, enciclopedie… più un nuovo progetto era faraonico, più era eccitante la sfida a renderlo verosimile e, forse, addirittura realizzabile. Così sono nati molti numeri della nostra rivista WOW nell’arco di vent’anni. Così è nato il Quotidiano dei fumetti, e il WOW vademecum (l’indirizzario del fumetto italiano ), e il Catalogo del fumetto italiano, e tante altre splendide follie. Così sono nate decine e decine di grandi idee che forse non si sarebbero mai potute concretizzare, ma per Franco e per me quei momenti di gioco erano straordinari.

Uno dei suoi motti era “un libro dopo l’altro” e in effetti di libri ne ha scritti tanti, dai tempi ormai lontani della collaborazione ad “A-Z comics”, passando per “I fumetti in cento personaggi” Longanesi, “Superman biografia di un eroe” Bona, “Topolino” Gammalibri, “Cosa leggere sui fumetti” Bibliografica, “Walt Disney e l’impero disneyano” Editori Riuniti, e via elencando fino alla “Carl Barks Guide” La Borsa del Fumetto, ai volumi sui gialli, sulla letteratura popolare, le citazioni, gli aneddoti, un dizionarietto degli angeli e dei diavoli…

Scriveva con facilità, prima degli appunti vergati con una grafia impossibile sul retro di fogli già scritti dall’altra parte, poi battuti con la vecchia Olivetti Lettera 22 e, negli ultimi anni, con il computer. Anche i testi meno importanti, quelli gratuiti per una fanzine o le note per qualche studente impegnato in una tesi, erano stesi con la stessa attenzione.

Scrivere, e soprattutto scrivere di fumetti, era la sua vita. Tutto questo si è bruscamente fermato. Per il fumetto, per noi, per i suoi amici in tutto il mondo, resta solo un grande vuoto.

Luigi F. Bona