È difficile scrivere un articolo come questo dovendo parlare della conclusione del fumetto più bello e coinvolgente che abbia mai letto; è stato difficile accettare la notizia della chiusura di Ken diffusa ufficialmente da un dispiaciuto Sergio Bonelli alla fiera di Milano dell’Hotel Quark (Settembre ’97 n.d.r.); ancor più difficile è stato leggere l’ultima pagina di Faccia di rame, questo il titolo dell’ultimo numero della collana KP Speciali, dovendo convincermi che quella era veramente la fine. Il perché di questa scelta editoriale è direttamente spiegato nell’editoriale del numero stesso dove Bonelli prima e Giancarlo Berardi poi, spiegano che, oltre ad un insufficiente numero di copie vendute, la chiusura di KP è dovuta anche alle esigenze narrative e artistiche degli autori (Berardi e Milazzo) che in questo periodo stanno seguendo percorsi differenti. Certo, come spiegazione è ineccepibile, tuttavia non riesce a colmare il vuoto lasciato dalla partenza di un caro amico. Forse questi termini possono apparire esagerati per un semplice fumetto, il fatto è che Ken Parker non è un semplice fumetto ma qualcosa di più, che va oltre le avventure narrate e gli splendidi disegni, pur bellissimi.

Forse sono le sensazioni che suscita, forse il desiderio di Libertà che traspira da ogni storia, forse è il riconoscersi nei difetti di Ken, nelle sue paure, nei suoi dubbi, o forse sono mille altre emozioni che emergono alla lettura di ogni albo a rendere speciale un semplice fumetto. Esempio pratico di questa affermazione è proprio quest’ultimo speciale in cui Ken stesso narra un episodio capitatogli in passato, durante il quale aveva conosciuto l’ultimo superstite di una tribù indiana, quella degli Yana, che era stata sterminata, tanto per cambiare, dall’uomo bianco. Ishi, questo il nome dell’indiano in questione, nonostante avesse vissuto in solitudine per anni, riesce a inserirsi nella civiltà distinguendosi soprattutto per il suo coraggio e la sua intelligenza. Il tutto è raccontato attraverso gli stati d’animo dei protagonisti con una bellezza e semplicità, sia grafica sia letteraria, che fanno di quest’albo l’ennesimo capolavoro firmato Berardi e Milazzo (da tener presente anche la partecipazione come disegnatori di Vannini e Frisenda).

Triste è la fine dell’albo, non solo perché si conclude con un triste addio ma anche perché se questa storia fosse veramente il termine di questa lunga e travagliata avventura durata venti anni (Ken nasce nel ’77 con le Edizioni Cepim N.d.R.), Ken rimarrebbe per sempre rinchiuso nella prigione dove ora si trova condannato ingiustamente per l’omicidio di un poliziotto che, schiavo del potere, sparava sulla folla inerme durante uno sciopero operaio (n. 58 serie regolare).

Spero che Ken torni presto, ma soprattutto spero che torni libero. So long, Ken, amico mio.

Francesco Marelli