In un periodo editoriale in cui sono esseri nerboruti e tutti d’un pezzo a farla da padroni e dove solo alcuni (pochi) personaggi umoristici godono di una discreta popolarità, Leo Ortolani ha saputo creare qualcosa di alternativo e originale che, a mio parere, mancava da molto nel mondo dei comics italiani. Rat-Man è la parodia del classico super-eroe macho, una sorta di rilettura in chiave umoristica di alcuni personaggi della Marvel che spesso incontra in divertenti cross-over, facendoli diventare, a seconda dei casi, spettatori impotenti o vittime della goffaggine e della malasorte che affliggono il ratto in questione. Ortolani, però, non si limita a questo, facendo anche il verso ad alcune famose pellicole di fantascienza: ricordate la serie di film che vedevano come protagonisti degli alligatori che, abbandonati nelle fogne ancora piccoli da proprietari poco accorti, mutavano in enormi e voraci mostri che portavano terrore e morte in ogni dove? Ebbene, Leo ha rivisitato il tutto nell’esilarante Week-end di torrone, dove una sostanza sconosciuta trasforma dei semplici torroncini in voraci creature cloacali… Ma passiamo, ora, la parola al diretto interessato…

Allora Leo, a cosa è dovuto tanto successo?
Pare, dico pare, che ciò che faccio piaccia! Non saprei cercare (né voglio farlo!) ragioni sociali, economiche, politiche o culturali del fatto, ma credo che il movente principale sia l’umorismo. I lettori mi dicono che con Rat-Man ridono e ciò li spinge a comprare il numero successivo.

Prima di arrivare a questi livelli come campavi?
Il livello di adesso? Intendi la Marvel Italia? Prima della Marvel mi sono divertito con la fanzine Made in USA, la madre di tutte le fanzine orfane! Poi ho lavoricchiato su Totem, Star Comix e Futuro Zero, grazie agli interessamenti di Luca Boschi, e su Sturmtruppen. Per campare ovviamente non bastava. Così ho aggiunto le strisce per La Gazzetta di Parma, fabbrica, volantini, geologo e consegna pacchi.

Domanda d’obbligo (eh, eh… ti tocca!): come nascono Rat-Man e Venerdì 12 (ti è apparsa la Madonna? Oppure un giorno ti sei fatto una canna gigante e si sono materializzati come per incanto? Dimmi, dimmi…)?
Rat-Man e Venerdì 12 non sono nati per magia, ma per vita vissuta, giorno dopo giorno. Sono solo alcune sfaccettature dell’animo umano di chiunque a cui ho dato un volto e delle storie. Credo che tutti un po’ si riconoscono in loro, come me. Venerdì 12 è, poi, totalmente autobiografico, nato da una tragica storia d’amore (?) andata peggio del solito!

Che messaggio vuoi lanciare attraverso i tuoi personaggi?
Non voglio lanciare messaggi con i miei fumetti. È inevitabile, tuttavia, che traspaia, a volte, come la penso su certe cose. Principalmente, se un messaggio si vuole trovare, mi auguro che si accettino le persone che non sono uguali a noi e, dal momento che ognuno di noi è diverso dagli altri, la cosa dovrebbe risultare automatica, Spesso, tuttavia, non è così, allora spero che in queste storie si capisca come la diversità (e non intendo solo sessuale come per Cinzia!) può portare ricchezza nelle storie stesse e nella vita, insieme a una buona dose di divertimento.

Ho saputo che stai collaborando con Ade Capone a una nuova miniserie… cosa puoi dirmi in proposito?
La miniserie con Ade si comporrà di quattro numeri più un numero zero presentato a novembre. In un lontano (?) futuro, la Terra torna nel mirino dei suoi padri/padroni! Tocca all’eroe di turno, un ragazzo muto (ma un tempo era un idolo delle folle proprio come cantante) condurre gli altri verso… verso dove? Ovviamente non posso rivelarti di più! Probabilmente scriverò gli ultimi due episodi.

Spesso mi chiedo come diavolo fai a creare in ogni tua storia un cast di comprimari così variegato che spesso rubano la scena a Rat-Man e Venerdì 12, il cagnetto Svarz, la Ciurga e la Flonza, solo per citarne alcuni.
I comprimari in Rat-Man sono vitali, ma non faccio fatica a trovarne di nuovi. In passato ho creato per conto mio talmente tanti personaggi che ti stupiresti a sapere che Rat-Man è soltanto il più fortunato di loro!

Perché molti autori di fumetti di buon livello, oggi non riescono a trovare lo spazio necessario per pubblicare i propri personaggi?
Molti buoni autori non trovano spazio, oggi, come ieri e, purtroppo, come domani, per il semplice fatto che qui in Italia funziona così: fammi vedere quanto vali e poi ti aiuto. Non sempre. Ade (Capone n.d.r.), ad esempio, recluta sempre nuovi talenti investendoci personalmente. Anche quando gli altri (anch’io!) avrebbero dei dubbi. Ma la Liberty è una casa editrice piccola, che non può ovviamente dare spazio a tutti. Allora io consiglio la strada dell’autoproduzione. Se ciò che fai piace al pubblico, prima o poi finisci con il lavorare per una casa editrice che decide di averti nella sua scuderia. Però attenzione: avere ottime storie oppure ottimi disegni non porta a nulla se si rimane in casa ad aspettare che ti chiamino. Come diceva Indiana Jones: “La X non segna mai il posto dove è sepolto il tesoro…”.

Come mai è così difficile far capire a molte persone che anche il fumetto può essere una ginnastica per la mente e non qualcosa di cui usufruiscono solo i cretini (in questo caso il sottoscritto sarebbe un leader)? Che male c’è a lasciarsi andare un po’, a volare sulle ali della fantasia, a ritornare per qualche minuto dei bambini?
Perché ci sono molti fumetti cretini! E così i fumetti più belli si confondono con questi. Ognuno è libero di pubblicare ciò che vuole, ma quando si realizza un fumetto apposta per un certo pubblico, salvo rare eccezioni, si fa un fumetto cretino. Un fumetto che non nasce dal cuore è un fumetto cretino. Esempi? Non ne do. Ciò non toglie che ci siano tante persone (me compreso) disposte a leggere fumetti cretini. Nel mio caso perché sono affezionato alla saga, ma ultimamente i Fantastici Quattro sono un fumetto cretino. Per il resto leggo pochissimi fumetti perché non credo che, come dici, “volare sulle ali della libertà e della fantasia” o “tornare bambini” si faccia con qualunque fumetto. Tantomeno con i fumetti da bambini. Si fa con quei fumetti che ti trasmettono emozioni e sensazioni in grado di far passare la luce attraverso la corazza che il tempo ci forgia intorno al cuore. Se poi c’è chi riesce in questo con i fumetti cretini, allora ben vengano anche questi. Però… Termino andando, tuttavia, oltre la definizione di “ginnastica per la mente”, perché comunque dà una visione limitata del fumetto. Il fumetto è una forma d’arte. Né più né meno. E come ogni forma d’arte ha i suoi maestri e i suoi scolari disattenti. A me diverte stare in classe, ma aspetto sempre l’intervallo!

Mi congendo da Leo ringraziandolo a nome di tutto lo staff di Ink e… che la Ciurga e la Flonza siano sempre con lui.

Luca Caputo