Nella realizzazione di una rivista capita sovente che tra la stesura di un articolo e la lettura dello stesso possa trascorrere molto tempo. Così, in questo caso, mentre per voi che leggete sia ormai arrivato l’autunno qui da me è ancora primavera. Ed è in un bel giorno di primavera che mi appresto a far visita a Gino Gavioli, un uomo intento a vivere la sua ennesima primavera artistica come se mai il trascorrere del tempo l’avesse minimamente scalfito. Gavioli dà immediatamente l’impressione di un grande vecchio ancora impregnato del tipico entusiasmo giovanile, di un artista capace di contagiarti con la sua vitalità unita alla sua pluridecennale esperienza. Ci incontriamo nella sua abitazione milanese, una casa enorme, già sede della Gamma Film. La sua cordialità mi mette subito a mio agio e, così, inizio subito con l’intervista.

Cosa l’ha spinta ad occuparsi esclusivamente di fumetti comici?
Stabilito che a un certo punto della vita bisogna rimboccarsi le maniche e guadagnarsi la pagnotta, mi sono preoccupato di trovare un lavoro, se non altro, divertente. E nel campo dei fumetti quelli comici sono sicuramente i più simpatici e rilassanti.

Quali sono gli ingredienti principali necessari per realizzare un buon fumetto comico?
Al di là della necessaria formazione ed esperienza, sicuramente ci vogliono un buon soggetto e un buon disegno (es. Asterix).

A quale dei suoi personaggi si sente più affezionato e quale le ha dato più soddisfazioni?
In linea di massima sono affezionato a tutti in egual maniera… forse per Cimabue ho qualche mezzo punto di simpatia in più.

Cosa rimprovera a se stesso?
Niente di particolare: rifarei le stesse cose che ho fatto. Oggi, sicuramente, mi rimprovero che, visti gli innumerevoli impegni, finita una tavola non ho il tempo tornarci su per rifarla completamente.

Qual è la sua opinione sul fumetto comico italiano contemporaneo?
A prescindere che non leggo molto, nell’attuale panorama italiano non vedo dei grossi nomi.

Quali personaggi del passato potrebbero, ancora oggi, ben figurare accanto alle nuove star del fumetto comico?
Non vorrei far torto ad alcuno, anche perché i tempi sono molto cambiati e quello che una volta poteva essere un ottimo personaggio (e ce ne sono tanti) oggi non farebbe nemmeno sorridere.

Cosa è successo al fumetto comico italiano negli ultimi trent’anni? Quali sono stati i principali errori che gli editori hanno commesso (ammesso che la colpa sia solo degli editori)?
A mio avviso il comico è stato tenuto in poca considerazione.

Con quali sceneggiatori che hanno scritto per lei si è trovato meglio?
Senza dubbio Tiziano Sclavi, con il quale ho realizzato Vita da Cani per Il Giornalino, che ancora oggi rimpiango come soggettista comico. Con la Gamma Film ha ottenuto riconoscimenti in tutto il mondo.

Qual è stata la soddisfazione maggiore?
È davvero difficile rispondere a questa domanda, considerati gli innumerevoli premi vinti. Ognuno di essi è legato a una seri e di emozioni, di ricordi. Se proprio devo fare una classifica, posso dire che la prima coppa vinta è sicuramente indimenticabile.

Ha prodotto molto sia per il cinema che per il fumetto, ma se ci fosse posto solo su una delle due relative enciclopedie su quale le piacerebbe essere inserito?
Senza far torto al fumetto (al quale sono molto legato e per il quale lavoro tuttora) preferisco essere tramandato ai posteri sulle pagine di un’Enciclopedia del Cinema.

Con queste parole mi congedo da Gavioli, sicuro di aver fatto piacere ai tanti lettori che ci chiedono continuamente di occuparci di fumetto del passato. In questo modo andiamo a reperire autori ormai dimenticati e rendiamo loro giustizia, unitamente ai legittimi tributi. E questi a Gino Gavioli erano più che legittimi.

Vincenzo Raucci

Gino Gavioli

Nasce il 9 maggio 1923 a Milano, dove risiede tuttora. Dopo il conseguimento del Diploma al Liceo Artistico di Brera inizia a muovere i primi passi nel mondo del fumetto ad appena 17 anni. Realizza così, per l’editore Traini, alcune serie comiche, tra le quali Carioca. Dopo il servizio militare, nel 1943, passa alle Edizioni Alpe dove, qualche anno più tardi, dà alla luce il personaggio di Nonno Bigio. Gli anni a seguire, però, sono i più prolifici e, per i tipi della Casa Editrice Universo, pubblica sul Monello una miriade di personaggi quali Sempronio, Felicino e Arcibaldo, Pierino Porcospino, il Lupo e l’Agnello, Pico Panda e Paco Serse e la famosa Vita Cavallina.
Gli anni ’50 segnano, però, una svolta professionale diversa dalla fisiologica evoluzione fumettistica in atto: nel 1952, insieme al fratello Roberto, fonda la Gamma Film, una casa di produzione di cartoni animati destinati sia alla pubblicità che all’intrattenimento. La sempre più crescente sicurezza economica a cui approda Gavioli non gli fa perdere la passione per il fumetto e, da allora, continua a disegnare storie comiche per bambini (prima sul Corriere dei Piccoli, poi sul Giornalino) tra le quali ritroviamo Orlando lo strambo, Annibale, Vita da cani (su testi di Tiziano Sclavi) e la più recente Paco y Manolito.


Gamma Film

Profondamente convinti che l’alternativa italiana a Disney potesse concretizzarsi, i fratelli Gino e Roberto Gavioli fondarono a Milano, nel 1952, la Gamma Film. La società, insediatasi nella cantina di casa, si prefiggeva di produrre disegni animati inizialmente per il mercato pubblicitario e gli apprezzamenti non tardarono ad arrivare: nel 1957 Carosello esordisce in TV e, nel palinsesto, possiamo già ammirare le prime fatiche dei fratelli Gavioli (supportati da Paolo Piffarerio ai disegni e da Alfredo Danti ai testi). Di seguito, ad un ritmo produttivo molto intenso, la Gamma Film realizza innumerevoli caroselli pubblicitari, i cui testimonial di carta divengono subito familiari. Ricordiamo Ulisse e l’Ombra (1959), Caio Gregorio er guardiano der Pretorio (1960), Duco e Tone (1961), Pallina (1961), Babbut, Mammut e Figliut (1962), Derby, il cavallo di Vitaccia Cavallina (1962), Capitan Trinchetto (1965), Joe Galassia (1965), Esaò e il mago Trepiutrè (1965), Serafino spazza antennino (1966), Oracolo e Andrea in Tacabanda (1968), Cimabue (1972), Ploom (1973) e così via.
Negli anni d’oro di maggior successo di Carosello, la Gamma Film giunse a realizzare in un anno oltre 9.000 metri di film a disegni animati su pellicola da 35 mm, pari alla lunghezza di sei lungometraggi, oltre alle produzioni dal vivo ed effetti speciali. Negli anni ’60 arrivano i film a cartoni animati, tra i quali ricordiamo La lunga calza verde, sul Risorgimento italiano, Ballata del West, del 1967 e, l’anno dopo, Putiferio va alla guerra, co-prodotto con la Rizzoli. Questi ed altri film raccolgono premi e riconoscimenti in tutto il mondo (non ultima la Palma d’oro per la televisione a Cannes nel 1965). Nel 1977, con la definitiva chiusura di Carosello, la Gamma film abbandona il cartone animato per dedicarsi esclusivamente a film pubblicitari con attori.