Aria un po’ scazzata, impermeabile sempre addosso e sempre aperto, cravatta col nodo bello largo, cappello sempre in testa, barba spesso mal rasata, Samsonite sotto gli occhi, sigaretta sempre incollata alle labbra. Il ritratto di uno dei più grandi detective di tutti i tempi.
Il Grande Sonno (The Big Sleep) è la più famosa avventura cinematografica di Philip Marlowe, il duro detective creato nel 1939 da Raymond Chandler. La versione del ‘46, quella “vera”, fu sceneggiata tra gli altri dal premio Nobel e premio Pulitzer William Faulkner, uno dei più importanti scrittori statunitensi del ventesimo secolo. La cosa importante, comunque, è che quel film fu interpretato da Humphrey Bogart, che contribuì in maniera decisiva ad inserire nell’immaginario collettivo la figura del detective Marlowe. Ma tutto questo conta relativamente, perché questo articolo non tratta di Bogey ma di Sleepy: di Big Sleeping, per la precisione.
Sleeping, Big per gli amici, è un private eye sornione ma capace, forse in questo più simile al Marlowe interpretato da Robert Mitchum che non a quello di Bogart. Ma è soprattutto un personaggio che si trova sempre in mezzo a situazioni ben oltre il limite dell’assurdo, come quella volta in cui era stato assunto da Zeus per ritrovare gli spermatozoi radioattivi di Apollo, o come quando qualcuno voleva spostare la Terra facendo leva sulla Luna, o come quando Dio voleva apparire ad Abramo ma ha sbagliato porta ed è entrato nel suo ufficio…
Come ogni detective che si rispetti, è lo stesso Big Sleeping che ci racconta le sue avventure, attraverso una voce narrante da vero duro di strada con la quale non manca di fare commenti sarcastici sulle incongruenze che la vita gli presenta, dimostrandosi così persona malinconica e soprattutto cinica. Ovviamente, dato che il nostro Big è un poliziotto privato, per farci sapere quello che gli succede ha dovuto chiedere aiuto al disegnatore Daniele Panebarco, che ha iniziato a raccontarne le avventure sotto forma di fumetti a metà degli anni ‘70, su Il Mago. In realtà all’inizio Panebarco faceva molta fatica a disegnare il nostro eroe, tant’è che lo raffigurava come un piccoletto sempre vestito di nero e con un cappello più grande di lui (figura che tornerà nei panni del poliziotto Lot ne La Grande Bibbia). L’unico punto in comune col vero Big Sleeping era la sigaretta all’angolo della bocca. Con l’andare del tempo, però, l’autore ravennate ma nativo di Faenza (4 Ottobre ‘46, ore 20, per la precisione) trovò il modo giusto e per Big si aprì la strada verso la gloria.
Big Sleeping vive in una metropoli sporca e fatiscente (e magari anche puzzolente, ma di questo il fumetto ci scampa), perché quello è l’ambiente che Panebarco adora disegnare, l’ambiente che trova più esotico e poetico. Il che dice tutto dei germi che crescono nella sua mente. Ma è sicuramente vero il fatto che un autore mette sempre un po’ di sé stesso nei personaggi che crea; Panebarco ad esempio, essendo comunista militante, si riconosce (anche fisicamente) nel Piccolo Lenin, ma con Big Sleeping ha dato un’interpretazione grafica al suo ideale di vita: sempre calmo e tranquillo, che non si fa mai coinvolgere più del necessario, sempre pronto ad aiutare gli altri per poche lire (25 dollari più le spese: molto meno di Dylan Dog) ma sempre deluso dalla vita. L’autore, pur avendo evoluto lo stile non poco nel corso degli anni, disegna sempre in maniera piuttosto semplice, uno stile che alle volte può anche sembrare impreciso. D’altronde è lo stesso Panebarco ad affermare che per far fumetti saper disegnare bene è importante quanto avere una bella calligrafia lo è per poter fare lo scrittore. Ma in realtà il suo stile è estremamente essenziale, l’essenza del fumetto comico.
Le storie di Big Sleeping, complesse come quelle di Chandler, sono sempre piene di riferimenti religiosi e politici (tanto che le si potrebbe considerare solamente una non troppo feroce satira politica), in una mistura di sacro e profano che Panebarco paragona a quella che viene fatta dalla televisione. Non è un caso che ne Il Grande Tubo, per conquistare il mondo serva la faccia giusta, ma soprattutto serva un tubo: quello catodico. Non è un caso che lo stesso Panebarco abbia dato vita anche al Piccolo Lenin, in quel capolavoro che è Il ritorno della Corazzata Potemkin. Ma considerate ad esempio Il Falcone Sardese (che ovviamente prende spunto dal capolavoro dell’inventore dell’Hard Boiled: Dashiell Hammett), in cui Big si trova a dover salvare il culo ad Enrico Berlinguer e capisce finalmente che ciò che la televisione mostra, agli occhi delle gente è più importante di ciò che accade veramente. E nonostante il suo scetticismo iniziale si rende conto che tra un hot dog e l’Eternità è molto meglio scegliere l’hot dog, perché tanto non avrebbe senso vivere in eterno, dato che in TV replicano sempre gli stessi programmi!

Alberto Cassani