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Tag: Numero 16

Visioni di un Futuro Prossimo – di Paolo Telloli

Intervista a Roberto Bonadimani – di Vincenzo Raucci
Intervista a Paolo Morisi – di Alberto Cassani
Intervista ad Antonio Serra – di Tino Adamo e Mirko Perniola
Intervista a Giuseppe Palumbo – di Alberto Cassani
Intervista a Marco Nizzoli – di Vincenzo Raucci

Karel Thole – di Giuseppe Festino
Elogio alla Fantascienza – di Ferruccio Alessandri
Fantacinema e fumetto a confronto – di Gianpaolo Saccomano
La Fantascienza nel Fumetto Italiano – di Alberto Cassani
Breve (e incompleta) storia del fumetto di Fantascienza – di Alberto Cassani

Pianeta Alieno – Fumetto di Mirko Perniola & Monica Brescia

“Welcome to Future Land” – I fumetti realizzati al computer – di Alberto Cassani

Intervista a Luca Tarlazzi – di Vincenzo Raucci

Kurt Caesar – di Giuseppe Festino
Pier Carpi – di Gianni Brunoro
Carl Barks
– di Ruvo Giovacca
Carlo Jacono
– di Alberto Cassani
Tex Avery – di Alberto Cassani

Una nuova generazione di talentuosi autori, noti e meno noti, si è da tempo affacciata sul panorama fumettistico italiano e tra questi si distingue Luca Tarlazzi, tra i primi ad aver sostituito completamente gli strumenti da disegno con un unico esclusivo utensile: il computer! Siamo andati a Lugo di Romagna per scambiare quattro chiacchiere con lui.

Come hai iniziato e quali sono stati i tuoi primi lavori?
Fin dalla scuola elementare mi è sempre piaciuto disegnare, e promettevo bene, tanto che mi spinsero ad iscrivermi al Liceo Artistico.

«Siete circondati da un mondo all’apparenza perfetto, che è in realtà un mondo senz’anima e con un cuore che batte in codici binari. Uno e Zero, Dio e il Nulla».

Quando qualche anno fa uscì nelle sale italiane “Il Tagliaerbe” tutti i nostri sapienti critici cinematografici fecero notare come l’opera di Brett Leonard fosse il primo film sulla realtà virtuale. Tutti i nostri sapienti critici, nell’occasione, si dimenticarono di “Tron”, datato addirittura 1982, in cui Jeff Bridges si ritrova intrappolato nel mondo videoludico da lui stesso creato.

Non ci sono dubbi sul fatto che cinema di fantascienza e fumetto abbiano matrici comuni nel ricco sottosuolo del “fantastico”, ma non credo sia corretto affermare per questo un loro rapporto di dipendenza o di supposta identità.

Direi piuttosto, che è proprio il loro continuo influenzarsi ed intersecarsi reciproco ad aver giocato, di pari passo allo sviluppo tecnologico e scientifico, un ruolo importante nel processo di consacrazione del “genere fantascienza” come uno dei più amati dal pubblico di tutte le età. Se vogliamo, quindi, ricostruire brevemente questo percorso comune ai due mezzi espressivi, è necessario fare un bel salto all’indietro negli anni e rivolgere la nostra attenzione a due indiscutibili capisaldi del fumetto fantascientifico di tutti i tempi, Buck Rogers e Flash Gordon.

Non è possibile parlare di fantascienza e tralasciare l’opera di Karel Thole, l’illustratore delle moltissime copertine di Urania recentemente scomparso. Quelle copertine che attiravano il lettore dallo scaffale dell’edicola, lo invitavano a comprare il libro anche se poi non l’avrebbe mai letto.

Qualcuno ha detto che vivere equivale ad affacciarsi a una finestra. Una bella metafora, che mi da però, un senso di sgomento, perché se è vero che si vive una volta sola (il contrario non è mai stato dimostrato) vuol dire che il resto dell’eternità è per ciascuno un nulla infinito.

La mia prima recensione per Ink, la ricordo ancora, è stata alcuni anni fa per l’allora neonata serie mensile ESP. La salutai con piacere poiché era, a mio parere, un ottimo prodotto, che reggeva bene il confronto con le restanti collane in formato bonelliano. Ed è con molto piacere che oggi mi accingo ad intervistare uno dei principali disegnatori di quelle storie, il bravo Marco Nizzoli.

Come hai iniziato e quali sono stati i tuoi primi lavori?
Magnus & Bunker sono sempre stati, per me, un mito.

Rammarro! Basta questa parola per far capire chi è Giuseppe Palumbo, per ricordare che è uno dei più originali autori del fumetto italiano. Passato dalle fresche pagine di Frigidaire alle classiche tavole di Martin Mystere, attraverso le infuocate uscite di Cyborg, dedica gli ultimi giorni prima delle meritate ferie a noi di Ink.

Come ti sei avvicinato al mondo dei fumetti?
Per passione. Ho vissuto fino a 26 anni in una casa-fumetto: sulle pareti bianche si affollavano in abili geometrie quadri di varie fogge, tecniche e colori, ognuno con una sua storia e con un testo al margine a ricordarla, una breve dedica che ricordava amicizie e cene e risate.

In questo numero di Ink, dedicato stavolta al fumetto di fantascienza, non potevamo tralasciare un autore singolare come Roberto Bonadimani. Singolare perché, nonostante sia rimasto volutamente fuori dal mondo del fumetto inteso come lavoro (si è sempre occupato di altro) ha saputo tenere viva questa passione tanto da ricevere perfino dei premi autorevoli. Più di tanti sedicenti professionisti…

Come hai iniziato e quali sono stati i tuoi primi lavori?
Fin dalla più tenera infanzia sono sempre stato attratto dal cinema, dalle letture fantastiche e dai fumetti.