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Tag: Numero 22

Povera avventura – di Paolo Telloli

Intervista a Silverio Pisu – di Alberto Cassani
Intervista a Sergio Bonelli – di Alberto Cassani
Intervista ad Alberto Castiglioni – di Paolo Telloli
Intervista ad Ade Capone – di Luca Caputo

Gli avventurieri di carta – di Gianpaolo Saccomano
Paz! – di Alberto Cassani

Vacanza – Fumetto di Ruvo Giovacca & Tino Adamo

Hugo Pratt – di Gianni Brunoro
Nadir Quinto – di Sergio Asteriti
Nadir Quinto, un classico di serena compostezza – di Gianni Brunoro
Vincenzo Monti – di Paolo Peruzzo
Fantaghenna – di Paolo Telloli
Profili – Aldo Di Gennaro/Milton Caniff – di Alberto Cassani

«Mi chiamo Andrea Michele Vincenzo Ciro Pazienza, ho ventiquattr’anni, sono alto un metro e ottantasei centimetri e peso settantacinque chili. Disegno da quando avevo diciotto mesi, so disegnare qualsiasi cosa in qualunque modo. Ho fatto il liceo artistico, una decina di personali, e nel Settantaquattro sono divenuto socio di una galleria d’arte di Pescara. Sempre nel Settantaquattro sono sul Bolaffi. Sono stato tesserato dal Settantuno al Settantatré ai marxisti-leninisti. Sono miope, ho un leggero strabismo, qualche molare cariato e mai curato. Fumo pochissimo. Mi rado ogni tre giorni, mi lavo spessissimo i capelli e d’inverno porto spesso i guanti. Dal Settantasei pubblico su alcune riviste. Disegno poco e controvoglia. Sono comproprietario del mensile “Frigidaire”, mio padre, anche lui svogliatissimo, è il più notevole acquarellista che io conosca. Io sono il più bravo disegnatore vivente. Morirò il 6 Gennaio 1984.»

Chi meglio di Lord Greystoke-Tarzan potrebbe aprire questa panoramica sul fumetto d’avventura (e d’azione) trasposto su grande schermo o viceversa? Infatti, l’uomo-scimmia, antesignano del cinema fumettistico e personaggio destinato a diventare un vero e proprio caposaldo del moderno concetto d’avventura, nonostante fosse comparso in una prima storia a fumetti disegnata da Harold Foster nel 1929 ed ispirata ad un film girato una decina d’anni prima da Scott Sidney, come comics va immediatamente associato all’inconfondibile grafica di Burne Hogarth allo stesso modo in cui siamo abituati a figurarcelo con la fisionomia di un attore-feticcio come Johnny Weissmuller.

Sergio Bonelli è senza dubbio il nome più importante nel panorama fumettistico nostrano. Il suo nome – il suo cognome, in realtà – è ormai diventato sinonimo stesso di fumetto. Basta vedere l’aura di rispetto, quasi di devozione, che lo circonda quando arriva nelle varie fiere del fumetto, per rendersi conto di quanto davvero significhi il suo lavoro per i lettori di casa nostra. Probabilmente non c’è uno solo, dei sessanta milioni di italiani, che non abbia letto almeno una volta un albo pubblicato dalla sua casa editrice. Ma fino a qualche anno fa, Sergio Bonelli era anche uno sceneggiatore, non solo un editore.