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Tag: Numero 23

Imbranati, comici… brillanti – di Paolo Telloli

Intervista a Leone Cimpellin – di Paolo Telloli
Intervista a Romano Garofalo – di Davide Barzi
Intervista a Marcello Toninelli – di Alberto Cassani
Intervista a Giovanni Pinaglia – di Paolo Telloli
Intervista a Bruno Tremulo – di Paolo Peruzzo

Fisietto & co. – La saga dei Pistis – di Paolo Peruzzo
Il ritorno delle Comiche di Carta – di Gianpaolo Saccomano
Romeo Brown – di Paolo Peruzzo
Bruno Bianco – di Paolo Peruzzo
MaxMagnus – di Alberto Cassani

Studio fotografico Joe & Sam – Fumetto di Ruvo Giovacca – Gianpaolo Saccomano & Rino Aiello

Lino Landolfi – di Gianni Brunoro
Il grottesco Bonvi – di Alberto Cassani
Bonvi, l’arte del fumetto – di Rita Tesin

Nicola del Principe – di Paolo Telloli
Tiramolla – di Paolo Peruzzo
Cimpellin e Ortolani – di Gianpaolo Saccomano

Dice il saggio: Bonvi è stato senza alcun dubbio uno degli autori più brillanti del nostro fumetto. Purtroppo è stato, ma ancora adesso, a sette anni dalla sua morte, continua ad essere uno dei maggiori successi del panorama editoriale fumettistico nostrano. Sicuramente non esiste italiano che non abbia letto almeno una striscia delle sue Sturmtruppen, o che non abbia visto almeno uno dei (criticabilissimi) film ispirati, più o meno ufficialmente, alle loro avventure. Ma anche se questi simpatici soldatinen sono di certo la sua creazione più nota, Bonvi ha dato vita ad altri grandi personaggi, tra i quali basta citare i soli Cattivik (poi letteralmente regalato a Silver) e Nick Carter.

Dove e quando, molto bene non si sa, ma in un’epoca remota viveva un Re chiamato Maxmagnus… Codesto Re fu geniale creazione di una delle più talentuose coppie di autori che il fumetto italiano abbia mai visto. Il nome istesso del Sovrano è testimonianza di questa paternità: Max Bunker architettava le trame e scriveva i dialoghi, mentre Magnus illustrava le situazioni e dava vita grafica ai personaggi. Perché ben sapete che non si può portare avanti un fumetto che abbia un solo personaggio: per crear situazioni diverse, che sempre sollazzino il lettore, ci vuole almeno una spalla, qualcuno che faccia da contraltare al protagonista.

Su queste stesse pagine, un paio di numeri fa, avevamo affrontato il delicato rapporto che intercorre tra il cosiddetto “fumetto comico” e la produzione cinematografica ad esso ispirata, sottolineando la notevole difficoltà che da sempre si incontra, nonostante il vantaggio della dinamicità e del sonoro diretto, nel riprodurre su grande schermo quel meccanismo (talvolta anche ingenuo…) con il quale si fa scattare la risata nel lettore che sfoglia con gusto le tavole di certi grandi autori di fumetti. Resta dunque da capire il perché il cinema, un mezzo di comunicazione così completo e sofisticato, sin da principio assurto nientemeno che al rango di Settima Arte (privilegio mai riconosciuto al fumetto e ai suoi fautori…), si riveli così di rado capace di restituirci le atmosfere e le espressività tipiche dell’umorismo disegnato.