Antonio
Facchino


Poco più di trent'anni, fisico asciutto anche se non slanciato, capelli neri e pizzetto strategico quando serve. Se si facesse vedere in giro, il nostro Antonio farebbe strage di cuori (femminili, si spera). Purtroppo però è uno dei disegnatori pių schivi e riservati del mondo conosciuto: è talmente timido da vagare per ore in macchina lungo le vie di Milano alla ricerca di un vigile disposto a multarlo con un pretesto qualunque, pur di riuscire ad evitare di presenziare all'incontro che la redazione di Ink ha col proprio pubblico in occasione di una qualche fiera.

Dopo aver frequentato la scuola di disegno di Paolo Telloli (uno che c'impiega quindici giorni solo per insegnarti come vanno temperate le matite e alla fine, non contento, ti fa usare le mine) si è poi lasciato abbagliare dalla promessa dello stesso Paolo di chissà quali guadagni a disegnare per Ink. Ci abbiamo messo quasi un anno di sua presenza in redazione per renderci conto che il buon Paolo aveva il solo scopo di scroccargli i suoi tanti, bellissimi e costosissimi, cartonati francesi (oltreché di trovare qualcuno in più con cui dividere l'altissimo conto in pizzeria...).

E' un dato di fatto, comunque, che l'intrepido Antonio sia diventato in tempo zero il più prolifico disegnatore di schizzi e bozzetti preparatori dell'intero panorama fumettistico italiano. Questo perché tutte le volte che č pronto per mettersi a disegnare davvero la prima tavola di un nuovo fumetto, gli autori cambiano improvvisamente epoca storica e lo costringono a riprendere da capo il lavoro di documentazione.

Nonostante questo (piccolissimo, sia chiaro) problema, il Nostro è riuscito a pubblicare un paio di fumettini interni ai numeri di Ink (sul numero 17 e sul 20), ma ancora una volta si è lasciato infinocchiare dal diabolico Paolo, che l'ha convinto a disegnare secondo lo stile di autori di poco conto quali Frank Miller, Vittorio Giardino e Mike Mignola.
Dimostrando scarsa capacità di coordinazione lavoro-scadenze artistiche, Antonio ha però finito per disegnare la prima storia con lo stile di suo fratello (del quale, a dir la verità, nessuno di noi ha mai visto un solo disegno) e la seconda addirittura con quello dello stesso Paolo Telloli.


But seriously...

E' nato a Palazzo San Gervasio in Basilicata, anche se da sempre vive a Cinisello Balsamo.

Dopo essersi diplomato alla Scuola di Grafica Pubblicitaria di Milano, ha intrapreso la carriera fumettistica sotto l'egida dello Studio Telloli di Monza.

Prima di dedicarsi con Gianpaolo Saccomano al progetto Renard, ha lavorato come grafico pubblicitario e come ritrattista per noti personaggi del mondo dello spettacolo.
Ha inoltre pubblicato diversi 'liberi' a fumetti per la rivista Ink, tra i quali segnaliamo le storie poliziesche del Commissario Landolfi (su testi di Keane & Saccomano), caratterizzate da uno stile molto vicino a quello di Vittorio Giardino.