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L’appuntamento
è in redazione. Giovanna arriva puntuale e solare, come immaginavo. Grazie
a questa primavera, già così calda, decidiamo di affrontare l’intervista
in terrazza, in maniera da apprezzare appieno quel sentore di estate imminente
che una leggera brezza ci offre. Fin dalle prime battute rivela un’inimmaginabile
timidezza, ma l’atmosfera serena e cordiale libera presto la sua voglia
di dialogare, restituendocela come persona simpatica e disponibile. E'
arrivato senz’altro il momento per passare alle domande...
Come
ti sei avvicinata al mondo del fumetto? Cosa facevi prima?
Semplicemente la casalinga! Poi, guardando i fumetti che mio marito
collezionava (Comic Art, Orient Express, Frigidaire, Glamour), ho cominciato
ad interessarmene; non tanto per i fumetti in sé, ma guardando le donnine,
le figure disegnate, anche perché ho sempre avuto la passione per il disegno:
mi piaceva copiare opere famose di Rembrandt, Picasso, e così via. Mi
interessava soprattutto la figura umana nuda. La folgorazione è avvenuta
dopo aver visto La Bionda di Saudelli: lì ho deciso che volevo disegnare
come lui. Difatti mi sono presentata alla Scuola del Fumetto di Milano
con una copia de La Bionda in mano dicendo: Voglio disegnare come questo
qua! Voglio diventare come lui!
Parlaci
del tuo esordio artistico. Come è avvenuto?
Dopo tre anni di scuola ho realizzato alcune storie per l’Intrepido insieme
a Mauro Muroni (che ancora scrive qualche storia per me). Poi ho conosciuto
Trentini (all’epoca pubblicava Paprika) che però cercava disegnatori capaci
di realizzare solo storie a sfondo calcistico. Rifiutai: odio talmente
il calcio che non avevo voglia di stare anche lì a disegnarlo! Ma, dopo
qualche anno, quando decise di iniziare la pubblicazione di Selèn, si
ricordò di me, mi chiamò e mi propose di lavorare per lui.
Quali
sono gli ingredienti di un buon fumetto erotico?
Devo precisare che non leggo fumetti, e un po’ me ne vergogno. Più che
altro guardo qua e là soprattutto le immagini... un po’ come fanno i bambini!
In fondo sono quelle che mi interessano di più. Per quanto riguarda gli
ingredienti, beh... credo che la storia sia un pretesto, anche perché
lo spazio per sviluppare una storia complessa non c’è. Quello che contano,
a mio parere, sono le immagini. L’erotismo che ho in mente io è fatto
di atteggiamenti femminili, atteggiamenti precisi che si ispirano alle
pin up degli anni Cinquanta. Può sembrare una donna oggetto, e forse lo
è, ma è consapevole di esserlo: è molto ironica, prende in giro e si prende
in giro. Inoltre l’erotismo, per me, è carnalità; difatti uso le sfumature
per dare il senso della carne, del corpo, dei sensi!
Pensi
che i tuoi lettori leggano anche le storie o si lasciano incantare solo
dalle immagini?
In poco spazio non c’è modo di raccontare una storia. La vicenda narrata
è solo un pretesto per restituire al lettore una situazione erotica. Il
lettore privilegia senz’altro le immagini e ciò che le immagini vogliono
trasmettere.
Hai
mai pensato di realizzare una storia appartenente ad altri generi fumettistici?
Ho già fatto, in realtà, altre cose: come dicevo ho realizzato alcune
storie (non erotiche!) per l’Intrepido. Bonelli mi ha proposto più di
una volta di fare Dylan Dog, ma... non mi sento ancora pronta! Inoltre,
per adeguarmi allo stile della sua casa editrice, dovrei abbandonare le
sfumature, e il solo passaggio a china ancora mi spaventa.
Non
ti senti pronta.... ma usi ancora prendere ispirazione dalle fotografie?
Certo! Ma non sono la sola, molti lo fanno! Se vuoi rendere al massimo
il realismo, penso che più realistico di così..! A parte il fatto che
comunque la foto va cambiata, non è che si ricalchi e via, sennò tutti
quanti sarebbero capaci di disegnare! Devi cambiare... devi produrre una
linea più sicura, più aggressiva...
Quindi
tra qualche anno ti potremo vedere all’opera su un personaggio bonelliano?
Non so se sarà bonelliano o meno, comunque se proprio devo trovare un’alternativa
al fumetto erotico direi che il giallo, le situazioni di suspence mi intrigano.
Nelle mie ultime storie ci sono molti personaggi appartenenti al genere
noir...
Di
fronte alla prepotente presenza di mezzi di comunicazione più potenti
come pensi che il fumetto possa mantenere forte la sua postazione?
Ah, se lo sapessi..! Mi conviene saperlo, visto che lavoro nel mondo del
fumetto, ma non so... La televisione non la guardo da circa cinque anni:
non sopporto più nulla che esca da quella scatola! Il computer ce l’ho
a casa ma non so nemmeno come si accende, al contrario delle mie figlie!
Così ho scelto questo mezzo di comunicazione per starmene in pace, tranquilla,
nel mio mondo... non è obbligatorio il contatto con la gente... Beninteso:
non sono una misantropa, ma visto che il fumetto è una dimensione di sogno
ho la necessità di avere il mio piccolo spazio per sognare.
Per quanto riguarda il confronto con gli altri mass media mi secca sentir
parlare del fumetto come di un prodotto per sottosviluppati. Molti lo
definiscono sottocultura, ma cos’è la sottocultura? Può essere cultura
anche una tazza, una scarpa o uno smalto!
A
proposito di televisione: in quella scatola che tanto disprezzi ci sei
entrata più di una volta! Sei stata ospite di diversi programmi. Quale
esperienza hai riportato?
Devo premettere che mi sento molto a disagio davanti alle telecamere,
a un pubblico, dover dare risposte a qualcuno... io stessa non ho risposte
per me, figuriamoci per gli altri. Ho solo domande in testa, figuriamoci
le risposte! Poi ti interrogano su cose che non sono di tua pertinenza,
su altri generi... Il pubblico si aspetta qualcosa da te, e non sempre
sembra soddisfatto... però bisogna fare anche questo, se non altro per
promuoversi! In ogni trasmissione un martirio: ti assalgono, accusandoti
di fare prodotti di dubbio gusto, pornografia, sottocultura... Ricordo,
in particolare, una puntata di Harem dove mi attaccarono tutti...!
Hai
qualche consiglio da dare a chi ha intenzione di intraprendere una carriera
nel mondo del fumetto?
Sono così pochi sei anni di attività che dare dei consigli mi sembra
eccessivo... Un suggerimento che sento, però di dare, è di imparare a
distinguere tra bel disegno e fumetto. Nel fumetto devi saper sacrificare
un bel disegno a favore di una migliore fluidità e leggibilità della storia.
Non tutti sono capaci di sacrificare sé stessi per un bel fumetto. Spesso
capita di vedere parti di disegno che fuoriescono dalla vignetta, poiché
dispiace sacrificare una parte di testa o di braccio. Ma ciò che non è
utile al fumetto va tolto, senza troppi rimpianti..! Non va tanto a genio
al disegnatore sacrificarsi per fare spazio a un balloon... ma questo
è il fumetto!
Sogni
nel cassetto? Progetti?
Una storia lunga, bella... sempre erotica. Scritta da me. Ce l’ho tutta
in testa... è nata per essere un cartone animato, ma poi ho dirottato
verso una realizzazione a fumetti. Sarà fatta di equivoci... doppie identità...
mistero... vedremo!
La
chiacchierata finisce qui, ma la cortesia di Giovanna non è merce deperibile:
invitata a realizzare la copertina di questo numero si è resa subito disponibile,
con i risultati che tutti potete apprezzare!
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