Stra,
un minuscolo paesino presso Mirano con una fiabesca villa settecentesca nella
quale, un favoloso labirinto di siepi si presenta irresistibile; talmente irresistibile
che per poco non fa saltare l’appuntamento per l’intervista! Se a questo si aggiungono
le precisissime indicazioni dateci da un Cavazzano, che descrive come punti di
riferimento inesistenti chiesette a forma di capitello, un’ora di ritardo pare
quasi troppo poco e allora, subito al lavoro. Per la collana Al Bum la Mondadori
nel 1981, pubblicava una raccolta di storie scritte e disegnate da Bonvi intitolata
Incubi di provincia, dove i protagonisti delle singole storie non erano altro
che autoritratti caricaturali dello stesso autore. Con il titolo Sterminarli senza
pietà veniva presentata una storia pressoché identica nella sceneggiatura
e nei dialoghi a quella quasi omonima proposta su La Città, dove gli Skuntz
erano chiamati Helzapoppi, il Sukio diventava Sgalbedro e il ragionier Mirolani
era Filippetti. Sapeva
dell’esistenza di questa storia? Perché crede che Bonvi l’abbia riproposta?
La motivazione è rimasta con Bonvi, così ormai difficilmente
riusciremo ad averla. Comunque mi ricordo che mi chiamò proponendomi
un malloppone di episodi, dei quali inizialmente mi venne inviato quello con protagonista
il poliziotto e successivamente, postumi, mi arrivarono gli altri. Decisi
di proseguire nonostante sapessi che quell’episodio era già stato pubblicato;
essendo però un desiderio del caro amico, l’ho rispettato. Per
quale motivo sono ambientate a New York? Perché non Milano, Roma o addirittura
come nella prima versione, in un’oscura megalopoli in provincia di Modena?
Innanzitutto perché trovavo semplice ambientare nella città
di New York il terzo episodio, quello intitolato Il guardiano della Città,
per l’esplicito riferimento al film La vita è meravigliosa in cui James
Stewart stava per buttarsi dal ponte di Broodway. Inoltre è la città
dove vive Martin Mystére, dove i poliziotti sono abbastanza caratteristici...
Poi, per fortuna, conservo parecchia documentazione: libri film e pubblicazioni
varie con foto interessanti, che in parte poi ho utilizzato. All’inizio
come ha accolto l’idea di fare qualcosa con Bonvi? Era un’idea
partita molti anni fa a Lucca poi, però, strade differenti e percorsi paralleli
ci avevano tenuti distanti. Comunque l’idea è stata sua: mi aveva
chiamato dall’ufficio di Alfredo (Castelli, n.d.r.) accennandomi ad una serie
di idee e parlandomi anche di un seguito (infatti ho anche un altro paio di sceneggiature).
Aveva pensato al mio stile, così decidemmo di lavorare insieme. Inizialmente
avrebbe dovuto essere pubblicata su Zona X, poi Sergio Bonelli ha voluto inserirla
in questa nuova collana ed è nata La Città. Questa nuova differente
collocazione mi ha fatto piacere, naturalmente. Sono storie per una serie comica,
ma difficilmente possono essere definite tali, sono amare ironiche, con scene
di morte e violenza (e una di sesso che fa capolino da un televisore).
Chi
la segue da anni ne sarà rimasto certamente colpito. Come ha vissuto questo
lavoro così diverso? Bene, perché in fondo questo dovrebbe
essere il mio stile grafico. Inizialmente ho avuto molta difficoltà perché
avevo abbandonato questo tipo di disegno, dai tempi delle collaborazioni con Tiziano
Sclavi; avevo, insomma, la mano discretamente arrugginita. Così direi che
questa storia mi ha “riportato a casa”. Disney mi piace (certo non potrei dire
il contrario), lo trovo uno stile in fase creativa, dove l’autore può ancora
dare qualcosa, evoluto ed evolutivo sia sotto l’aspetto grafico che narrativo.
Naturalmente in questo lavoro ho dovuto rispolverare quel filo che avevo
interrotto ai tempi di Tiziano. Quali
sono state le più grosse difficoltà incontrate nello sviluppo di
questo lavoro? Avrebbe voluto apportare dei cambiamenti? Secondo me potevano
essere pubblicate tranquillamente le pagine di sceneggiatura così come
le aveva schizzate Bonvi. Questo vale anche per il nuovo lavoro che sto sviluppando,
sempre su storie di Bonvi: si tratta di storie di fantascienza autoconclusive,
che lasciano l’amaro in bocca, come le precedenti. Comunque non proseguono gli
episodi collegati ne La Città, si tratta di trame assolutamente indipendenti,
che lasciano infine un sorriso triste al lettore. Fatto sta che Bonvi descrive
situazioni ed argomenti lontani anni luce dalle sue Sturmtruppen, iniziando i
racconti con accenti raymondiani e utilizzando una sottile e calibrata ironia
ad ogni passaggio. Se ne La Città mi sono impegnato graficamente documentandomi
come detto prima, in questi nuovi episodi ha cercato di rispettare pause ed accelerazioni,
atmosfere ed espressioni che il testo descriveva. Per quanto riguarda la
trama: una squadra di esploratori scopre un pianeta abitato da insetti molto ben
organizzati, i quali coltivano addirittura frutta e verdura; purtroppo però
chiunque si cibi di queste colture è destinato a... Bene,
credo sia proprio il momento di passare alla domanda successiva. Sarà
scontato, ma preferisce lavorare su paperi, topi o... Mi piace lavorare
su entrambi (certamente non posso tradirmi!). Su
una sua bibliografia si parla di uno suo speciale per Zona X in lavorazione con
Carlo Chendi e François Corteggiani. Di che si tratta? Doveva
trattarsi di un Martin Mystére; dico doveva perché per il momento
il tutto è temporaneamente sospeso. Viste
le momentanee intenzioni alla Bonelli di continuare questa linea comica (per il
momento annuale)... Dovrebbe diventare trimestrale... speriamo.
Ci
sarebbe la possibilità di rivedere magari qualche suo vecchio personaggio,
come ad esempio Altai & Johnson ancora in collaborazione con Sclavi?
Con Tiziano abbiamo già parlato di questo, mi interesserebbe riprendere
i personaggi e ristudiarli in maniera diversa, non nascondo che la cosa mi farebbe
piacere. Ed
altri suoi personaggi nuovi? Qualcosa che ha magari nel cassetto? Per
il momento il cassetto delle idee e dei nuovi progetti è piacevolmente
vuoto, nell’altro ci sono sceneggiature da realizzare. Mi sto dedicando alla pittura,
mi piace l’idea di dipingere soggetti disneyani, non imitativi (per rispetto)
al grande Barks, naturalmente. Lei
sembra che sia l’unico, anche avendo un contratto in Disney, ad avere la possibilità
di pubblicare altro sia per l’Italia stessa che per altri mercati. A quanto pare
nessun altro ha queste opportunità, come vede questa anomalia?
Non mi pare un’anomalia. Penso dipenda dalla capacità e, perché
no, anche dalla volontà, di ognuno di noi... Non
è la stessa Disney che vincola l’autore? È stato stabilito
un contratto di collaborazione non vincolante per ciascuno di noi. Naturalmente
alcune caratteristiche di stile per alcuni autori, vengono considerate in maniera
diversa dai vari committenti per motivazioni editoriali o di marketing. Se qualcuno
volesse collaborare con altri editori potrebbe tranquillamente farlo, ripeto:
è solo una questione di volontà. Credevamo
esattamente il contrario. No, assolutamente. Per la società la
cosa migliore è far riferimento ad un gruppo, come ad esempio l’accademia
Disney con il suo responsabile. I dirigenti decidono quali lavori devono essere
fatti e come distribuirli tra i vari autori ma solo per comodità. Se un
artista volesse lavorare per la Francia potrebbe prendere la valigetta partendo
per proporsi. Però
a quel punto non lavorerebbe più per l’Italia... Non sono affatto
d’accordo; anzi, è soltanto una questione riguardante accordi e percentuali
con i vari editori. Continuando
a parlare di mercato italiano, Alfredo Castelli ha affermato che, se il fumetto
è sempre stato considerato dai grandi editori come il figlio povero della
cultura, il fumetto comico è il figlio povero del figlio povero. Lei come
la pensa, visto che il temine fumetto è sempre stato usato come aggettivo
dispregiativo accanto a espressioni culturali teoricamente più importanti?
L’ho sempre sentito dire ma non credo che sia vero. Basti pensare a Crepax
e Hugo Pratt, Manara e Mattotti, che hanno fatto delle cose straordinarie. Il
fumetto è un aspetto interpretativo di qualcosa, a prescindere dall’umorismo
di Alfredo. Esiste un pubblico al quale ci riferiamo proponendo idee sequenziali
il quale, per nostra fortuna, è quasi sempre giudice imparziale dei nostri
lavori. Inoltre è una parte importante e non trascurabile della nostra
cultura; come dovremmo definire allora la televisione? Prendiamo ad esempio
Andrea Pazienza: nei suoi fumetti c’è invenzione, creatività, fantasia,
genialità, un po’ come la si trova in Pratt. Da sempre esiste un fumetto
di serie B e uno di serie C con i vari gironi; ma esiste anche un fumetto di serie
A. Che
non si trova facilmente. Bisogna andare in cerca di librerie specializzate, poiché
le edicole sono oscurate dai due o tre grandi, tra i quali fanno capolino solo
in pochissimi. Questo è vero, ma anche in edicola si trovano cose
apprezzabili come Dave Mckean, o gli albi della Vertigo. Cosa
ne pensa di PK? Penso che ho ancora una sceneggiatura da 10 tavole da
terminare. Si tratta di un nuovo speciale per l’estate realizzato da diversi autori.
Questo nuovo Paperinik è una buona idea, che ritengo però
molto più vicino all’animazione che non al fumetto. Se fossi un produttore
cercherei di acquisirne i diritti per fare una serie televisiva. Simile alle Duck
Tales ma più breve e per un target più alto. Cartoni
animati per adulti? Credo che in Italia passerebbero inosservati. Infatti sempre
e solo nei periodi di festa vengono riproposte le stesse cose su reti secondarie
e ad orari improbabili, come quei pochi cortometraggi di Bruno Bozzetto.
Qualcosa sta cambiando e si vede. Abbiamo finalmente il nostro Lupo nazionale;
tra un po’ vedremo Cocco Bill e altri personaggi verranno inseriti nella
prossima produzione televisiva. Penso sia solo questione di tempo, in Italia talenti
ed idee ci sono, eccome! È
vero ma dove si possono lanciare idee nuove? Non c’è spazio; o ci si adegua,
oppure gli editori tentano di lanciare cose collaudate come Bone o Elfquest, ma
non rischiano certo pubblicando nuove idee di giovani sconosciuti. Questo
è vero, ma non esiste solo il mercato italiano. Spesso non ci si rende
conto delle grandi potenzialità del mercato editoriale. Non esiste solo
il fumetto, basta visitare qualche fiera del libro: Angoulême, Barcellona,
Francoforte e così via. Naturalmente non tutti possono trovar lavoro ma
certamente i migliori emergerebbero. Riguardo
a particolari novità, che lei sappia è vero che la Disney sta tentando
di proporre prodotti realistici? Non proprio. È vero che ci fu
un tentativo al passaggio dalla Mondadori a Via Sandri: c’era il progetto di creare
un segmento, una sezione, che doveva anche pubblicare prodotti differenziati,
ma poi non se ne fece nulla. Al momento Tito Faraci ed io stiamo lavorando sul
personaggio Topolino in base ad un progetto pensato assieme a Silvano Mezzavilla,
verrà riproposto sotto un ottica un po’ più adulta, inserendo caratteristiche
cinematografiche però sempre rispettando il personaggio originale.
Domanda
fondamentale, le piace di più Paperino o Topolino? Ad essere onesti
Topolino, perché credo che al momento sia quello con maggiori potenzialità.
In vent’anni è il personaggio che ha subito più maltrattamenti sia
come storie che per il disegno e purtroppo ancor oggi continuano. Fortunatamente
meno che in passato, grazie anche a nuovi autori e responsabili di testata.
Lo
trova ancora un lavoro divertente? Il divertimento finisce quando non
senti più la necessità di essere creativo, ripetendo le stesse operazioni
giorno per giorno in maniera meccanica e trasformando in una sofferenza il dover
continuamente ripetere orecchi e becchi. Se ci si sforza di farlo ogni volta in
maniera differente rispetto al giorno prima, ci si diverte ancora. È
però difficile visto che i canoni, almeno in Italia risultano sempre gli
stessi, c’è troppo rischio di alienarsi. Non capisco. Ho visto
delle splendide immagini di Alberto Breccia a colori. Egli affermava di averle
dipinte per pura passione la sera, dopo il lavoro. Perché non possono farlo
tutti coloro che sono stanchi di disegnare le “sei vignette”? È una questione
mentale. È
una questione anche di nome… Un po’ per volta, dedicando una parte del
proprio tempo allo studio, a capire ed anche imitare il lavoro di chi è
più avanti di te. Poi, il resto viene da solo... pubblico permettendo.
E
i risultati si vedono. Noi li apprezziamo ora, di fronte a dipinti indimenticabili
con soggetti Disney che portano l’illustrazione e il fumetto ai più alti
livelli artistici; ma per chi non li ha mai visti o non riesce ad immaginarli,
restano comunque le mirabili opere a fumetti che hanno e continueranno a rendere
grande, il nome di Giorgio Cavazzano. |