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Dal
numero
29 |
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I
classici dell'horror: dal cinema al fumetto
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di
Gianpaolo Saccomano
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Facciamo
alcune osservazioni preliminari: secondo alcuni critici (in particolare
G. Munier), l'immagine filmica (e in traslato minore anche quella
fumettistica) conduce inevitabilmente lo spettatore ad una perdita, o
comunque ad una forte riduzione, della facoltà immaginifica se
non, addirittura, della capacità di riflettere. Questa affermazione
non tiene però conto del fatto che, anche davanti a un'immagine
rappresentata (in movimento progressivo come nel cinema, o in movimento
statico come nel fumetto), l'uomo finisce col comportarsi né più
né meno come se avesse di fronte un'immagine reale. Nello specifico
di cui stiamo per scrivere, dunque, dato che abbiamo a che fare con vere
e proprie icone dell'horror classico (vampiri, licantropi, creature dannate...
- insomma con gli archetipi terrifici, spaventosi e disturbanti), lo spettatore/lettore
finirà inevitabilmente col provare un brivido di paura e suggestione...
e ciò, si badi bene, a dispetto del fatto che sappia perfettamente
di trovarsi di fronte ad una "fabula", ovvero alla rappresentazione
di un universo fittizio, fatto talvolta di luce e celluloide e talvolta
di carta e chine colorate. Anzi, direi di prendere subito in considerazione - trattandosi di un piccolo gioiello tra le versioni a fumetti dell'iconografia horror - il Nosferatu trascritto da Alfredo Castelli e Marco Baratelli e splendidamente disegnato da Gianni Grugef per il numero quattro della mitica rivista Horror. Una complessa operazione, tutta basata sull'esaltazione e sulla preterizione degli archetipi angoscianti, che vengono poi filtrati con un virtuosismo grafico davvero suggestivo. Gli autori sono, infatti, riusciti a condensare in sole sette tavole uno dei grandi capolavori dell'espressionismo tedesco, il Nosferatu - Eine symphonie des grauens di Friederich Wilhelm Murnau (1921). Operazione felicemente riuscita poiché non ne viene sminuita l'incredibile carica visionaria e non se ne tradisce il particolare stile di regia, in cui la sequenzialità di ogni inquadratura assume una precisa funzione ed è costruita in rapporto con l'intera vicenda. Riguardo
alla tragedia di Frankenstein poi, se il cinema aveva subito
intuìto le sue potenzialità terrifiche, anche il fumetto
non poteva lasciarsi sfuggire l'occasione per rappresentare questo bizzarro
personaggio, scaturito dal più sfrenato dei deliri gotici dell'autrice
Mary Shelley. Puntualmente, infatti, a partire dagli anni Quaranta
sono davvero numerosi gli scrittori e i disegnatori che si sono cimentati
nel tentativo, più o meno riuscito, di farlo rivivere (un po' alla
maniera del suo folle creatore...) sulle pagine dei comic-book
più popolari. A mio parere, però, i soli episodi degni di
nota sono quelli disegnati dallo statunitense Dick Briefer prima
e molti anni dopo da Mike Kaluta e Bernard Baily per la
National, versione che merita di essere ricordata per la sua pulizia grafica.
Da
considerarsi senz'altro un altro piatto forte della cinematografia horror-gotica
correlata ai fumetti, è sicuramente la serie di telefilm dedicata
all'inneffabile vampiro buono Barnabas Collins, che fu protagonista,
con grandissimo successo, di una vera e propria gothic-novela,
che andò in onda sulle tivù statunitensi per qualcosa come
1.225 episodi a partire dal 1966 fino al 1971 e intitolata suggestivamente
Dark Shadows. Le singolari avventure horror del vampiro interpretato
dall'attore Jonathan Frid furono immortalate (a dispetto della
poca espressività del protagonista) anche in una serie a fumetti
disegnata da Ken Bruce Bald - uno specialista dei comics
di derivazione televisiva che già aveva firmato la serie del "famigerato"
Dottor Kildare - e successivamente trasposte anche in chiave
cinematografica dall'importante regista Dan Curtis che, con il
suo La casa dei vampiri (House of Dark Shadows, 1970) ha confezionato
un dignitoso filmetto horror dalle buone suggestioni gotiche che, se ha
il pregio di esaltare le componenti d'atmosfera e le trovate originali
di questa serie televisiva (già allora "di culto"), ha
però anche il difetto di glissare troppo sugli elementi terrifici
e sulla vasta gamma di villains, tutti horror-monsters (lupi
mannari, fantasmi, streghe...), che indubbiamente ne avevano decretato
il successo. A
questo punto una domandina: quanti di voi si ricordano della "immarcescibile"
Swamp-Thing, la Cosa della Palude? Certo che i gothic-comics
di Swamp-Thing creati nel 1972 da Len Wein e Berni Wrightson
erano proprio gagliardi e colpivano nel segno! Basta pensare all'accuratezza
grafica e alla suggestiva ambientazione che ne contraddistingueva soprattutto
le prime storie... Ebbene, non crediate che queste premesse abbiano giovato
ad una seria trasposizione cinematografica di quello che, per certi versi,
viene ancor oggi annoverato tra i cult del fumetto internazionale! Considerato
che il regista del film Swamp-Thing (1982) è nientemeno
che Wes Craven - uno dei grandi maestri dell'horror-cinema di tutti
i tempi - vi arrabbierete ancor di più nel constatare che, nel
mettere in scena le disavventure dello sfortunato scienziato Alec Holland
(che si è trasformato in una grottesca creatura a metà tra
il putrido e il vegetale) Mr. "Nightmare" Craven tocca uno dei
livelli più bassi della sua altalenante carriera registica e ci
ammanisce un polpettone horror-campy che non va al di là
del peggior B-movie supereroistico, finendo col cadere addirittura nel
ridicolo per alcune ingenuità sul make-up, o sugli effetti
ralenti (alla "uomo bionico", per intenderci...) che
pretenderebbero di caratterizzarne le scontatissime sequenze d'azione.
Ciò premesso, non sorprendetevi se, per amor vostro, glisserò
sull'esistenza di un obbrobrioso sequel, Il ritorno di Swamp-Thing
(1989), e sulle due serie televisive derivate e realizzate all'inizio
degli anni Novanta, preferendo fare cenno, invece, ad un altro horror-character
veramente indovinato e magistralmente disegnato da un maestro del fumetto
internazionale, il peruviano Pablo Marcos... Restando in tema di personaggi che hanno qualche problemino con l'epidermide, non possiamo dimenticarci di un'altra riuscita trasposizione marveliana del calibro de La Mummia Vivente, la cui saga dalle connotazioni fortemente orrorifiche fu realizzata dal consueto staff Marvel con la supervisione dello stesso Stan Lee, probabilmente sull'onda lunga del successo del film La Mummia di Terence Fisher (1959) prodotto dalla Hammer e intepretato dal nascente astro del cinema horror Christopher Lee. In Italia le avventure dell'ex-re e guerriero 'n Kantu, che il grande sacerdote egizio Nephrus ha condannato alla vita eterna in un corpo rinsecchito, furono pubblicate con discreto successo alla fine degli anni Settanta sul Corriere della Paura e nel decennio successivo sulla rivista Zombi. Dell'inarrivabile
versione di Dracula offertaci da Stan Lee e dal Marvel
staff con i mitici episodi di The Tomb of Dracula, (disegni di Gene
Colan e script di Gerry Conway e Archie Goodwin)
dirò solo l'indispensabile, poichè in questo numero di Ink
troverete un dettagliato articolo sulla serie in questione. Vi basti sapere
che pur non trattandosi di una vera e propria trasposizione cinematografica,
il già citato grande specialista dell'horror anni Settanta, il
regista Dan Curtis, nell'apprezzabile Tv-movie intitolato Il
demone nero (1974), identificò l'interprete ideale del suddetto
Marvel-comics con un mostro sacro del cinema hollywoodiano di quel periodo,
il granitico Jack Palance. Tralasciando
l'adrenalinico vampire-hunter Blade, ormai assurto
a superstar nei blockbuster horror-action di tutto
il mondo, spendiamo due parole in più su Abraham
Van Helsing, il cacciatore di vampiri per antonomasia, che
oltre ad essere stato il fido deuteragonista del Conte Dracula
e dei suoi accoliti in una miriade di film (e filmetti) per il cinema
e la Tv, sembra destinato alla consacrazione finale nei panni di protagonista
assoluto con l'imminente kolossal Van Helsing di Stephen
Sommers, interpretato da Hugh Jackman che, smessi i panni
del mutante Wolverine, si troverà ad affrontare nientemeno
che le massime incarnazioni horror della Universal Picture: Dracula,
il mostro di Frankenstein e l'Uomo Lupo! Ci
avviamo alla conclusione di questo nostro lungo excursus con una
delle più originali creazioni terrifiche dell'universo Marvel che,
pur non essendo ancora diventato una vera e propria icona dell'horror
multimediale, ha già dato segno di parecchie potenzialità
in quel senso. |