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Tra
i disegnatori che hanno per lungo tempo realizzato storie a fumetti
con personaggi propri e altrui o gestiti da varie case editrici e su
licenza di altri, il più noto è senz'altro Tiberio Colantuoni.
Romano di origine, si è trasferito a Milano nei primissimi anni
Cinquanta con l'obiettivo di realizzare fumetti. In questa intervista
ci racconta il suo percorso professionale.
Come
è iniziata la tua passione per i fumetti?
Da piccolo, all'età di due, tre anni amando i mezzi di trasporto
le auto, i treni e li disegnavo dappertutto, sui muri, sui quaderni
su qualunque superficie era possibile disegnare. I fumetti mi sono sempre
piaciuti, guardavo con ammirazione gli autori che apparivano sul Corriere
dei Piccoli, sul Vittorioso e su altre testate come Antonio Rubino,
Bruno Angoletta, Sergio Tofano, Benito Jacovitti per citarne alcuni.
In quel periodo non esistevano scuole di fumetto e tra gli indirizzi
che potevano avvicinarmi al disegno c'era la Scuola d'Arte di Ceramica
di Civita Castellana.
Questa
scuola non ti ha distolto dall'idea di disegnare fumetti?
Assolutamente no. Nel tempo libero continuavo a disegnare copiando i
personaggi del Corriere dei Piccoli e di Topolino. Non solo, li disegnavo
anche su ceramica, sui servizi di bicchieri, sui piatti.
Dopo
la scuola cosa hai fatto?
La scuola ti preparava professionalmente, alcuni di noi erano assunti
da grosse aziende, altri intraprendevano l'attività per conto
proprio. Io rimasi alla Scuola come docente per un periodo di cinque
anni insegnando ai ragazzi la pittura su ceramica.
Il
lavoro ti piaceva?
Devo dire che in quel periodo non mi dispiaceva fare il ceramista,
ma disegnavo sempre fumetti copiando dai giornaletti nella speranza
mi capitasse l'occasione di passare al fumetto.
Benito Jacovitti ti ha esortato a continuare, come lo hai conosciuto?
Leggevo su Il Vittorioso le storie di Jacovitti, un autore che non poteva
passare inosservato. Ebbi occasione di conoscerlo personalmente una
volta che venne a visitare la Scuola di Ceramica. Gli feci vedere i
miei disegni e mi disse di andarlo a trovare nel suo studio.
Che
consigli ti ha dato Jacovitti?
Le prime informazioni tecniche che si danno ai principianti. Il tipo
di carta da usare, per esempio, in quanto usavo carta leggera troppo
pastosa e poi mi ha suggerito di usare la china, perché l'inchiostro
che usavo era quello di scuola. Mi ha fatto conoscere i pennini inglesi
Perry... tutte nozioni utili per chi vuol diventare professionista.
Dopo
queste indicazioni cosa hai fatto?
A scuola conobbi Fabio Mauri figlio del direttore delle Messaggerie
Italiane di Milano. In quel periodo le Messaggerie distribuivano la
produzione Alpe. Il padre di Fabio vide i miei disegni e mi invitò
a disegnare qualcosa per l'Alpe utilizzando i loro personaggi e mi avrebbe
presentato a Giuseppe Caregaro il titolare.
La
risposta?
Ho avuto una risposta positiva e senza conoscenze tecniche profonde
preparai una storiella su Tiramolla e venni a Milano.
Sei partito così, all'avventura?
Mi trovavo ad un bivio: c'era una fabbrica di ceramica di Civita Castellana
che mi voleva assumere come pittore d'arte, ma ero poco convinto di
accettare quel lavoro. Inoltre il lavoro di ceramista, per quanto mi
potesse piacere, non era mai gratificante per me come disegnare fumetti.
Così, in seguito alla risposta avuta, fui spinto a prendere questa
decisione.
Arrivato
a Milano cosa hai fatto?
Con la storiellina che avevo preparato mi sono presentato alla redazione
dell'Alpe. In redazione c'erano oltre a Caregaro, Renato Bianconi ad
un tavolino che faceva il lettering ai fumetti e Giorgio Rebuffi che
disegnava. La storiellina l'avevo disegnata uno ad uno, cioè
nella stessa dimensione delle pubblicazioni. Bianconi e Rebuffi risero
della mia scarsa conoscenza dei fumetti e mi dissero che era impubblicabile.
Il disegno però andava bene e mi diedero subito una sceneggiatura,
ricordo che era Tiramolla negli abissi del Mar Mellata. Ho la copia
della pubblicazione.
Già da allora?
No! Il giornaletto
con la storia me lo sono ricomprato in una fiera.
Ti
sei trovato anche uno studio?
Con quello che guadagnavo il massimo che potevo permettermi era di disegnare
nella stanza della pensione dove abitavo e d'inverno senza riscaldamento
era impossibile. Dopo un po' di tempo venni a contato con la Bompiani.
Avevano bisogno di qualcuno che realizzasse i disegni per illustrare
gli argomenti mano a mano che venivano scritti per le riviste Scienza
Illustrata e la Domenica della Donna. Mi diedero una scrivania e così
nei momenti liberi disegnavo le storie per l'Alpe. Lì conobbi
Michele Gazzarri che ancora non scriveva per i fumetti.
I disegni erano comici?
Non tutti, anzi per la maggior parte erano realistici a tempera. Mi
ispiravo a illustratori come Caesar e Tabet.
Ritornando
all'Alpe hai iniziato una collaborazione continuativa?
Si, nel 1954. Dopo quella storia ho iniziato a lavorare per l'Alpe.
Ho disegnato diverse storie di Tiramolla, di Cucciolo, dello Sceriffo
Fox, il personaggio di Rebuffi, e di Maramao di Luciano Bottaro. Ho
disegnato molte storie con questi personaggi, di alcuni più dei
loro creatori.
Hai
disegnato anche i topini Pik e Pok di Bottaro?
Sì. Li ho disegnati per Bianconi su testi di Michele Gazzarri.
In quel periodo Bianconi si stava mettendo in proprio ed aveva editato
degli albi, la Collana Tam Tam e Voci d'Oltremare, così mi ha
proposto di collaborare con lui.
Bianconi
aveva lasciato l'Alpe?
No. Era ancora il calligrafo dell'Alpe e continuava a collaborare. Ricordo
che in quel periodo Bianconi lavorava a casa come esterno. Avevo portato
in redazione all'Alpe una storia in notevole ritardo sulla scadenza
e, Leonello Martini, mi disse di andarla a consegnare direttamente a
Bianconi. Non aveva una redazione, lavorava a casa e la futura moglie
gli teneva la contabilità.
Caregaro
era a conoscenza dell'attività di Bianconi?
Sì, lo sapeva che stava aprendo una attività editoriale.
E
non ha avuto niente da ridire?
Non credo. O se lo ha avuto non lo so.
Chi
scriveva i testi per l'Alpe?
Le sceneggiature erano di diversi autori, Roberto Renzi, Franco Frescura,
Egidio Gherlizza e tanti altri.
Il
primo personaggio che hai creato per l'Alpe?
È stato Sfortunino che veniva pubblicato all'interno di Tiramolla.
Prima su testi di Torelli, miei, di Egidio Gherlizza e in seguito di
Mantelli. Il personaggio era un po' tonto e in qualsiasi situazione
si trovava combinava guai e finiva con la fatidica frase "...o
come sono sfortunino".
Quindi
Caregaro dava anche l'opportunità ai disegnatori di presentare
dei loro personaggi?
Certo, le esigenze della casa editrice erano di pubblicare principalmente
i personaggi trainanti, Cucciolo e Beppe e Tiramolla (che era poi nato
in una storia di Cucciolo), Serafino, Top Mix e altri. Le testate contenevano
altri personaggi, Pugaciof e Giona di Rebuffi, Teddy Sberla e Caribù
di Antonio Terenghi e più tardi nuovi personaggi come Grappino
e Cattivik di Bonvi.
Quando
Bianconi si è messo in proprio hai lasciato l'Alpe?
No. Continuavo a collaborare con entrambi.
La
collaborazione con Bianconi ti ha consentito di fare altri personaggi
tuoi?
Sì. Ho disegnato storie di Nonna Abelarda e ho inserito personaggi
come Nik e Nok che poi hanno avuto il pregio di storie completamente
dedicate a loro. Più tardi ho realizzato Bongo che era un personaggio
secondario usato da Nik e Nok per proteggersi dalla furia di Nonna Abelarda.
Bongo
ha avuto anche una testata sua?
Sì. Bongo è nato nel '55, non era esattamente come lo
si conosce adesso. Allora era più uno scimmione. Con il tempo
assume proporzioni diverse e caratteristiche ben precise. Il personaggio
piaceva al pubblico e Bianconi pensò di fare una testata interamente
dedicata a lui. Così nel 1970 uscì un mensile che continuò
fino al '76 e un'altra testata parallela con il nome di Super Bongo.
Altri
tuoi personaggi sono apparsi come testata?
Sono stati
pubblicati un paio di numeri di Gastone & l'Ombra.
Gastone
& l'Ombra sono altri tuoi personaggi, quali caratteristiche hanno?
Gastone è un personaggio mingherlino e mite che subisce angherie
da tutti, ma quando si trova in difficoltà, viene soccorso dalla
sua Ombra che ha il potere di assumere le forme più strane.
Come
mai sono stati pubblicati solo due numeri?
Bianconi di tanto in tanto usciva con una testata nuova che contribuisse
a creare interesse nei lettori. Gastone & l'Ombra erano personaggi
graditi dai lettori, infatti per molti anni è uscita una storia
sul mensile di Braccio di Ferro. Qualche tempo prima della sua scomparsa
voleva uscire con una testata dedicata a questi personaggi e cercava
un nome di richiamo più eclatante. Aveva pensato Okay Gastone
o Okay Ombra ma la testata così proposta scomponeva i personaggi
e aveva momentaneamente fermato la cosa.
Hai
anche creato dei personaggi classici per le pubblicazioni Bianconi?
Quando sono scaduti i diritti d'autore su Pinocchio e il personaggio
è stato presentato in molte versioni, Alberico Motta ed io abbiamo
presentato la nostra interpretazione.
Quanti
numeri sono stati pubblicati?
Di preciso non lo so. Il primo numero è uscito nel '74 ed è
continuato fino all'Ottanta.
Una
settantina di numeri?
Penso di più con i supplementi e gli speciali.
Hai
anche disegnato molti personaggi non tuoi?
Praticamente tutti quelli della Bianconi, da Nonna Abelarda a Braccio
di Ferro. Quando ritiravo una sceneggiatura da realizzare, alla Bianconi
poteva capitarti una storia su Chico, Felix, Geppo o Braccio di Ferro.
Ma
Geppo e Braccio di Ferro non li disegnavano rispettivamente Sandro Dossi
e Pierluigi Sangalli?
Si, ma non riuscivano a fare ogni mese tutte le storie che completavano
la pubblicazione. Su Braccio di Ferro disegnavo delle storie fisse con
il personaggio di Poldo e di Trinchetto e gli altri componenti della
famiglia.
Chi
è Trinchetto?
Bianconi ha voluto chiamare Trinchetto il padre di Braccio Ferro.
Hai
lavorato anche per il Corriere dei Piccoli?
Per il Corrierino ho disegnato Big Tom che è un personaggio di
Bottaro.
Come
mai hai disegnato personaggi di Bottaro?
In quel periodo facevo parte dello studio BiErreCi.
Come
era formato questo studio?
Era composto da Bottaro, Rebuffi e Carlo Chendi che con le loro iniziali
davano il nome allo studio. Lo studio aveva altri collaboratori, oltre
a me c'erano Maria Luisa Uggetti, Egidio Gherlizza, Antonio Canale,
Enzo Marciante, Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo.
Come
sei stato 'coinvolto' nello studio BiErreCi?
Il trio Bottaro, Rebuffi e Chendi collaboravano con l'Alpe fornendo
testi e disegni. In seguito hanno esteso le collaborazioni ad altre
case editrici in Italia e anche all'estero.
È
quello il periodo in cui hai realizzato delle strisce per la Germania?
Anche quello, ma probabilmente ti riferisci alle strisce di Prato &
Asfalto pubblicate dalla Kauka Verlag.
Si!
Con la Kauka Verlag avevo collaborato nel '65 e ho continuato fino al
'70. Poi sono cambiate le persone con le quali avevo i contatti e ho
lasciato perdere.
Tu
hai lavorato moltissimo con Bianconi, ma pagava così bene?
Il motivo non era economico.
Allora
come mai hai lavorato così tanto con lui?
Bianconi dava molta libertà ai collaboratori. Le storie diventavano
più divertenti perché si faceva quello che passava per
la testa, si dava sfogo alla creatività e incontravano un buon
successo tra i lettori. Questo era molto stimolante. Bianconi mirava
sempre al prodotto economico, quindi per risparmiare accettava anche
realizzazioni veloci. La storia era limitata all'azione dei personaggi,
senza particolari ricerche nelle storie e con sfondi quasi inesistenti.
Oltre
che per Bianconi hai realizzato altri personaggi per altre case editrici?
Si, moltissimi.
Mi
fai qualche nome?
Topo Gigio, I Paperotti, Prezzemolo, un lavoro che mi piaceva molto
erano i paginoni per Solletico, un gioco in cui si doveva trovare gli
errori.
Una
collaborazione continuativa è con la Disney Italiana, ti trovi
bene con loro?
Devo dire di sì. Ultimamente mi hanno dato il premio alla carriera,
una cosa che mi ha fatto molto piacere.
Quali
sono i personaggi che finora non sei riuscito a pubblicare ma ritieni
validi?
Sono diversi, prima di tutto Homo, un cavernicolo ritrovato oggi da
un professore archeologo in un blocco di ghiaccio. Il personaggio non
parla mai ma solo a fine storia il professore ha un'esclamazione. Fermenti,
su testi di Vincenzo Raucci basata su dei fermenti lattici appunto.
E altre strisce di genere un po' surreale Nero su Bianco, molto apprezzata
da persone addette ai lavori. Quando si lavora da tanto tempo in questo
settore le idee nascono continuamente, si sviluppano e se non ci sono
editori per proporle si lasciano nel cassetto in attesa di cambiamenti.
Auguri
per un'immediata pubblicazione.
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