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Dal
numero
11 |
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Intervista
a Gino Gavioli |
di
Vincenzo Raucci |
Nella realizzazione di una rivista capita sovente che tra la stesura di un articolo e la lettura dello stesso possa trascorrere molto tempo. Così, in questo caso, mentre per voi che leggete sia ormai arrivato l’autunno qui da me è ancora primavera. Ed è in un bel giorno di primavera che mi appresto a far visita a Gino Gavioli, un uomo intento a vivere la sua ennesima primavera artistica come se mai il trascorrere del tempo l’avesse minimamente scalfito. Gavioli dà immediatamente l’impressione di un grande vecchio ancora impregnato del tipico entusiasmo giovanile, di un artista capace di contagiarti con la sua vitalità unita alla sua pluridecennale esperienza. Ci incontriamo nella sua abitazione milanese, una casa enorme, già sede della Gamma Film. La sua cordialità mi mette subito a mio agio e, così, inizio subito con l’intervista. Cosa
l’ha spinta ad occuparsi esclusivamente di fumetti comici? Quali
sono gli ingredienti principali necessari per realizzare un buon fumetto comico?
A
quale dei suoi personaggi si sente più affezionato e quale le ha dato più soddisfazioni?
Cosa
rimprovera a se stesso? Qual
è la sua opinione sul fumetto comico italiano contemporaneo? Quali
personaggi del passato potrebbero, ancora oggi, ben figurare accanto alle nuove
star del fumetto comico? Cosa
è successo al fumetto comico italiano negli ultimi trent’anni? Quali sono stati
i principali errori che gli editori hanno commesso (ammesso che la colpa sia solo
degli editori)? Con
quali sceneggiatori che hanno scritto per lei si è trovato meglio? Qual
è stata la soddisfazione maggiore? Ha
prodotto molto sia per il cinema che per il fumetto, ma se ci fosse posto solo
su una delle due relative enciclopedie su quale le piacerebbe essere inserito?
Con queste parole mi congedo da Gavioli, sicuro di aver fatto piacere ai tanti lettori che ci chiedono continuamente di occuparci di fumetto del passato. In questo modo andiamo a reperire autori ormai dimenticati e rendiamo loro giustizia, unitamente ai legittimi tributi. E questi a Gino Gavioli erano più che legittimi. |
Gino
Gavioli | La
Gamma Film |
Nasce
il 9 maggio 1923 a Milano, dove risiede tuttora. Dopo il conseguimento del Diploma
al Liceo Artistico di Brera inizia a muovere i primi passi nel mondo del fumetto
ad appena 17 anni. Realizza così, per l’editore Traini, alcune serie comiche,
tra le quali Carioca. Dopo il servizio militare, nel 1943, passa alle Edizioni
Alpe dove, qualche anno più tardi, dà alla luce il personaggio di Nonno
Bigio. Gli anni a seguire, però, sono i più prolifici e, per i tipi della
Casa Editrice Universo, pubblica sul Monello una miriade di personaggi quali Sempronio,
Felicino e Arcibaldo, Pierino Porcospino, il Lupo
e l’Agnello, Pico Panda e Paco Serse e la famosa Vita
Cavallina. Gli anni '50 segnano, però, una svolta professionale diversa dalla
fisiologica evoluzione fumettistica in atto: nel 1952, insieme al fratello Roberto,
fonda la Gamma Film, una casa di produzione di cartoni animati destinati
sia alla pubblicità che all’intrattenimento. La sempre più crescente sicurezza
economica a cui approda Gavioli non gli fa perdere la passione per il fumetto
e, da allora, continua a disegnare storie comiche per bambini (prima sul Corriere
dei Piccoli, poi sul Giornalino) tra le quali ritroviamo Orlando lo strambo,
Annibale, Vita da cani (su testi di Tiziano Sclavi)
e la più recente Paco y Manolito. | Profondamente
convinti che l’alternativa italiana a Disney potesse concretizzarsi, i fratelli
Gino e Roberto Gavioli fondarono a Milano, nel 1952, la Gamma Film. La società,
insediatasi nella cantina di casa, si prefiggeva di produrre disegni animati inizialmente
per il mercato pubblicitario e gli apprezzamenti non tardarono ad arrivare: nel
1957 Carosello esordisce in TV e, nel palinsesto, possiamo già ammirare
le prime fatiche dei fratelli Gavioli (supportati da Paolo Piffarerio ai disegni
e da Alfredo Danti ai testi). Di seguito, ad un ritmo produttivo molto intenso,
la Gamma Film realizza innumerevoli caroselli pubblicitari, i cui testimonial
di carta divengono subito familiari. Ricordiamo Ulisse e l’Ombra (1959),
Caio Gregorio er guardiano der Pretorio (1960), Duco e Tone
(1961), Pallina (1961), Babbut, Mammut e Figliut (1962),
Derby, il cavallo di Vitaccia Cavallina (1962), Capitan Trinchetto
(1965), Joe Galassia (1965), Esaò e il mago Trepiutrè
(1965), Serafino spazza antennino (1966), Oracolo e Andrea in
Tacabanda (1968), Cimabue (1972), Ploom (1973)
e così via. Negli anni d'oro di maggior successo di Carosello, la Gamma Film giunse
a realizzare in un anno oltre 9.000 metri di film a disegni animati su pellicola
da 35 mm, pari alla lunghezza di sei lungometraggi, oltre alle produzioni dal
vivo ed effetti speciali. Negli anni '60 arrivano i film a cartoni animati, tra
i quali ricordiamo La lunga calza verde, sul Risorgimento italiano, Ballata
del West, del 1967 e, l’anno dopo, Putiferio va alla guerra, co-prodotto
con la Rizzoli. Questi ed altri film raccolgono premi e riconoscimenti in tutto
il mondo (non ultima la Palma d'oro per la televisione a Cannes nel 1965).
Nel 1977, con la definitiva chiusura di Carosello, la Gamma film abbandona il
cartone animato per dedicarsi esclusivamente a film pubblicitari con attori. |