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Dal
numero
22 |
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Paz! |
di
Alberto Cassani |
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Mi
chiamo Andrea Michele Vincenzo Ciro Pazienza, ho ventiquattr'anni, sono
alto un metro e ottantasei centimetri e peso settantacinque chili. Disegno
da quando avevo diciotto mesi, so disegnare qualsiasi cosa in qualunque
modo. Ho fatto il liceo artistico, una decina di personali, e nel Settantaquattro
sono divenuto socio di una galleria d'arte di Pescara. Sempre nel Settantaquattro
sono sul Bolaffi. Sono stato tesserato dal Settantuno al Settantatré
ai marxisti-leninisti. Sono miope, ho un leggero strabismo, qualche molare
cariato e mai curato. Fumo pochissimo. Mi rado ogni tre giorni, mi lavo
spessissimo i capelli e d'inverno porto spesso i guanti. Dal Settantasei
pubblico su alcune riviste. Disegno poco e controvoglia. Sono comproprietario
del mensile "Frigidaire", mio padre, anche lui svogliatissimo,
è il più notevole acquarellista che io conosca. Io sono
il più bravo disegnatore vivente. Morirò il 6 Gennaio 1984.
Andrea
Michele Vincenzo Ciro Pazienza, noto anche come "Paz", è
stato sicuramente uno dei più importanti autori di fumetti che
abbiamo mai avuto. È stato un'icona, un idolo, in qualche modo
un modello per la generazione del '77, quella "maledetta", la
sua. E lo è ancora adesso, a più di un decennio dalla sua
scomparsa. Portare sul grande schermo l'universo dei suoi fumetti, è un'impresa che può spaventare. Ci prova Renato De Maria, già regista dell'acclamato Hotel Paura. De Maria è nato a Varese ma è cresciuto a Bologna, la città dove Pazienza viveva. E nella Bologna del 1977, De Maria faceva parte di un gruppo di amici che davano vita in quel periodo a gruppi musicali, fanzine e riviste, videoclip e quant'altro, un gruppo di amici di cui facevano parte anche, tra gli altri, gli Skiantos, Stefano Tamburini e Filippo Scozzari. E Andrea Pazienza. PAZ! è un film rigorosamente tratto dai fumetti di Andrea Pazienza (il corsivo è del regista), che ripresenta situazioni e dialoghi contenuti in Pentothal, Zanardi, Pompeo e Il Libro Rosso del Male. In realtà, De Maria ha letto piuttosto tra le righe dei testi di Pazienza, dando spesso un'interpretazione personale delle storie. La stessa cosa l'aveva fatta, ad esempio, Francis Ford Coppola, ma questo non gli ha impedito di intitolare la sua pellicola Dracula di Bram Stocker Comunque, se da un lato questo apparente rigore filologico è il gran pregio del film, dall'altro ne è anche il maggior difetto: lo spirito del Paz è ovviamente riprodotto in pieno, per cui chi non ama il Pazienza a fumetti ben difficilmente troverà modo di apprezzare questo film. Purtroppo, la pellicola risulta troppo estranea alle abitudini cinematografiche del pubblico italiano, troppo sperimentale, troppo lontana dallo spettatore medio per poterlo davvero catturare. Scritto dal regista in collaborazione con Ivan Cotroneo e Francesco Piccolo, il film è interpretato da un ormai lanciatissimo Claudio Santamaria (Pentothal), da Flavio Pistilli (Zanardi) e da Max Mazzotta (Fiabeschi), protagonista delle sequenze migliori del film. Al loro fianco ci sono volti più o meno noti del nostro mondo artistico, come quelli di Iaia Forte, di Roberto Citran, Rosalinda Celentano, Ricky Memphis, Frankie HI NRG, Roberto Freak Antoni, Lindo Ferretti e della Fabrizia Sacchi che vediamo anche in Da Zero a Dieci di Ligabue. Recitazione generale piuttosto mediocre, comunque, così com'è mediocre la scelta stilistica di girare il film in digitale, cosa che ha dato alla pellicola un look troppo freddo, troppo irreale, per essere davvero efficace. Pazienza era un genio, e come tale ha e ha avuto i suoi ammiratori e i suoi detrattori. Le critiche e gli elogi, la critica ed il pubblico, ne hanno creato da subito il mito, ne hanno dichiarato da subito il successo. Forse Pazienza stesso non è riuscito a stare "dentro" se stesso, dentro il suo stesso mito. Ha vissuto in maniera eccessiva, come i suoi personaggi, ed è morto di overdose, in linea con il suo personaggio, a 32 anni, il 16 giugno 1988. Questo film gli rende omaggio, ma non riesce a fare niente di più. |