Impossibile
non intervistare Laura Stroppi in un numero di Ink come questo. Infatti, insieme
con Leo Ortolani (autore forse più conosciuto) è la migliore promessa del fumetto
italiano; esempio quindi di come il fumetto comico possa presentare dei prodotti
di qualità elevata grazie all’interesse e all’abilità di giovani che, con autoproduzioni,
riescono a farsi largo tra prodotti più famosi e pubblicizzati. Chi
è Laura Stroppi? Sono nata a Milano 26 anni fa. Nel '90 ho cominciato
l’apprendistato di fumettara presso Macchia Nera [casa editrice di Lupo
Alberto e Cattivik, n.d.r.]. Dopo qualche anno, per la precisione
nel '96, ho cominciato a collaborare con una nuova rivista contenitore, L’isola
che non c’è, proponendo un personaggio tutto mio: Ghigo lo sfigo.
Nel Settembre dello stesso anno ho vinto il premio Fumo di China come miglior
nuovo autore. Dopo poco tempo L’isola che non c’è ha chiuso. Dal Novembre '97
pubblico un albo che porta lo stesso nome del mio personaggio, Ghigo lo sfigo,
pubblicazione trimestrale solo per le fumetterie, che mi ha permesso di vincere,
nel marzo di quest’anno il premio If come migliore promessa del fumetto italiano.
Invece
Ghigo chi è? Un tuo amico, la sintesi dell’uomo medio o il tuo uomo ideale.
Ghigo è la sintesi di molte persone che mi circondano e, persino di me stessa.
Onestamente non saprei dire altro, anche perché io per prima sto imparando a conoscerlo
un po’ per volta, di storia in storia. Prima
di diventare tu stessa un’autrice di fumetti ne eri un’accanita lettrice?
No, in realtà non sono mai stata un’accanita lettrice di fumetti. Quand’ero
piccola ero solita leggere Topolino e successivamente, anche se molto di
rado, ho cominciato a prendere Sturmtruppen di Bonvi e Lupo
Alberto. Quando
hai pensato da grande farò l’autrice di fumetti? Probabilmente durante
il liceo. Mi è sempre piaciuto fare caricature di amici utilizzandole poi in storielle
di mia invenzione e, a quei tempi, le mie vittime preferite erano proprio i professori
e i compagni di scuola. Ghigo stesso è uno di loro. Non posso però dire che lo
sfigo sia semplicemente una caricatura ben riuscita di questa persona in quanto
nel frattempo si è auto-evoluto in qualcosa di più complesso, come dicevo prima.
Per
quanto riguardala realizzazione grafica, invece, ti sei ispirata a qualche autore
in particolare? No, non mi sono ispirata a nessuno in particolare. Riconosco
che il mio tipo di disegno possa ricordare quello di Silver, ma questo dipende
dal fatto che lui è stato il mio maestro, molto di quello che so lo devo proprio
a lui. Cosa
ne pensi del fumetto comico italiano? Il fumetto comico in Italia, secondo
me, è molto sottovalutato, sia dal punto di vista del pubblico che lo considera
di second’ordine rispetto al realistico, sia dal punto di vista degli editori
che lo ritengono un prodotto di difficile successo. Oltra
a Ghigo hai altri progetti nel cassetto? A parte il numero 5 e successivi,
sto preparando degli speciali a colori. Non dico altro a proposito perché, in
realtà, sto ancora inventando le storie. Ultima
domanda, più che altro una curiosità: la copertina del numero 2 è un autoritratto?
Ebbene no! E non mi somiglia granché, purtroppo. |